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Supermercati, scaffali sempre più vuoti di frutta e verdura: i cambiamenti climatici cambiano la spesa degli italiani

Caldo estremo, siccità e grandine hanno colpito i raccolti italiani, causando carenze per alcuni prodotti ortofrutticoli e spingendo i prezzi verso l'alto

19 Set 2026 - 06:51
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Il cambiamento climatico non si vede soltanto nei termometri o nei bollettini meteorologici. Insalate, pomodori, melanzane e zucchine scarseggiano sugli scaffali dei supermercati dopo un'estate segnata da caldo estremo, siccità e fenomeni atmosferici violenti, che ha colpito i raccolti e fatto salire i prezzi: in alcune zone la produzione è crollata fino al 40%. In alcuni punti vendita sono comparsi avvisi che spiegano ai clienti come le condizioni climatiche abbiano ridotto temporaneamente la disponibilità di determinati prodotti.

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Dal caldo alla grandine: un raccolto sotto pressione

 Il problema nasce molto prima che la merce raggiunga il supermercato. Le temperature elevate e prolungate hanno sottoposto le coltivazioni a forte stress, mentre la scarsità d'acqua ha reso più complicato mantenere regolari i cicli produttivi. Poi sono arrivati gli eventi estremi: grandinate, temporali violenti, vento e incendi hanno danneggiato altre colture. Il risultato è una produzione più irregolare e una maggiore difficoltà nel garantire continuità alle forniture. Secondo Coldiretti, caldo estremo, siccità, grandine e roghi hanno già provocato oltre 3 miliardi di euro di danni all'agricoltura italiana. In alcune aree particolarmente colpite, le perdite dei raccolti arrivano fino all'80%.

Insalata e pomodori tra i prodotti più colpiti

 Uno dei segnali più evidenti riguarda l'insalata. Le difficoltà interessano, soprattutto, alcune tipologie e, in particolare, i prodotti confezionati. La disponibilità può variare sensibilmente da una settimana all'altra in funzione delle zone di provenienza e delle condizioni dei raccolti. Anche i pomodori sono sotto pressione. La riduzione dell'offerta ha contribuito all'aumento dei prezzi all'ingrosso e, di conseguenza, a quello finale. Secondo quanto riporta La Repubblica aumenti molto significativi si sono registrati a Milano e Firenze, con i pomodori e alcune varietà di insalata tra i prodotti maggiormente interessati dai rincari.

Quando il clima cambia, cambia anche il calendario dei raccolti

 A complicare ulteriormente la situazione c'è lo sfasamento dei normali cicli agricoli. Il caldo può accelerare la maturazione di alcune colture e rallentarne altre, rendendo più difficile programmare raccolta, distribuzione e rifornimento dei supermercati. Questo significa che la scarsità non riguarda necessariamente tutti i prodotti allo stesso modo e non si manifesta ovunque con la stessa intensità. Dipende dalle coltivazioni, dalle aree di produzione e dalla successione degli eventi meteorologici. Il risultato, però, è una filiera più vulnerabile: quando un'area produttiva viene colpita, sostituire rapidamente la merce diventa più difficile e costoso.

I supermercati cercano fornitori alternativi

 Per garantire la continuità dell'offerta, la grande distribuzione sta ricorrendo anche alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. In alcuni casi questo significa rivolgersi a produzioni estere quando quella italiana non è sufficiente. Il meccanismo è semplice: meno prodotto disponibile significa maggiore pressione sui prezzi; se l'offerta nazionale non basta, l'arrivo di merce dall'estero può contribuire a riempire gli scaffali, ma con costi di trasporto e approvvigionamento che possono incidere sul prezzo finale. A Firenze, per esempio, "La Repubblica" ha riportato il caso dei pomodori provenienti dall'Olanda, il cui prezzo all'ingrosso può arrivare a 4 euro al chilo, con una possibile vendita al dettaglio a 7-8 euro.

Il conto del cambiamento climatico arriva nel carrello

 La crisi climatica, dunque, non è soltanto una questione ambientale. Per l'agricoltura significa anche maggiori costi, raccolti più incerti e una programmazione sempre più difficile. Gli agricoltori devono spendere di più per l'irrigazione proprio quando l'acqua scarseggia, mentre energia e altri costi di produzione aumentano. Coldiretti segnala che in alcune filiere la situazione è particolarmente critica, con produzioni ortofrutticole fortemente penalizzate dalla siccità. E così il fenomeno si trasferisce lungo tutta la filiera: dai campi ai mercati all'ingrosso, fino ai supermercati e al carrello della spesa.

Una situazione che potrebbe diventare strutturale

 La domanda ora è quanto durerà questa fase di difficoltà. Una parte delle carenze è legata agli eventi meteorologici della stagione e potrà quindi ridursi con il ritorno di condizioni più favorevoli. Ma il problema di fondo è più ampio. Estati sempre più calde, periodi di siccità alternati a precipitazioni intense e fenomeni atmosferici estremi rendono la produzione agricola più esposta agli imprevisti. Secondo Coldiretti, il conto dei danni climatici potrebbe continuare a crescere se la scarsità di precipitazioni dovesse proseguire. Per i consumatori, quindi, quello che oggi appare come uno scaffale più vuoto o un prezzo più alto può diventare uno dei segnali più concreti di come il clima stia modificando anche le abitudini quotidiane e il modo in cui il cibo arriva sulle nostre tavole.

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