aumentati meno dell'inflazione

Banane, cioccolato, vino (e non solo): ecco gli "alimenti rifugio"

Secondo la simulazione del Sole 24 Ore mentre caffè tostato e zucchine registrano un +51% dal luglio 2021 a oggi, i prezzi di alcuni beni alimentari non hanno superato la soglia del 21%

31 Ago 2026 - 15:57
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Frutta: ideali per fare scorta di vitamine e sali. Le banane sono ricche di potassio © istockphoto

Frutta: ideali per fare scorta di vitamine e sali. Le banane sono ricche di potassio © istockphoto

In cinque anni il carrello della spesa degli italiani è diventato più caro del 29,5%, ben oltre quel +21,1% che ha registrato l'inflazione. A dirlo è una simulazione del Sole 24 Ore, condotta su 31 prodotti alimentari acquistati dalle famiglie italiane. Tra il luglio 2021 e il luglio 2026, una coppia con un figlio ha visto aumentare la spesa media settimanale da 100 a 129,5 euro. Caffè, olio extravergine e zucchine (in generale, verdura e ortaggi) sono i prodotti che pesano di più, superando di molto la media stimata (anche se in linea con l’indice Istat sull’inflazione alimentare calcolato sullo stesso arco di tempo, pari al 30%), ma ci sono anche alimenti che sono aumentati quanto l'inflazione, se non addirittura meno. 

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Gli alimenti aumentati oltre l'inflazione

  Secondo il Sole 24 Ore, a essere cresciuto più di tutti è il prezzo delle zucchine, aumentato del 51% rispetto al luglio 2021 (il costo nello stesso mese di quest'anno è di 2,19 euro al chilo). A seguire c'è il caffè, passato da un prezzo medio di 11,64 euro al chilo a 17,55 euro (+50,9%), mentre il prezzo al litro dell’olio è cresciuto da 4,73 euro al litro a 6,97 euro (+47%). Se si parla di extravergine, però, perché l'olio di girasole ha subito un aumento molto più contenuto (+26,1%). Per le patate, poi, l'aumento è del 43,5%, mentre si raggiunge un +45,4% per i pomodori e il +48,1% per le fragole.

I beni rifugio che non raggiungono l'inflazione

 Alcuni alimenti, però, sono rimasti sotto la soglia psicologica dettata dall'inflazione. A crescere meno di tutti nel settore ortofrutticolo, nei cinque anni trascorsi dal luglio 2021 al luglio 2026, sono state le mele (varietà golden), che registrano un +13,8% e le banane (+14,1%). Anche fare colazione conserva dei prezzi abbastanza convenienti: i cereali sono aumentati del 16,9%, il miele del 19,2% e il latte fresco che, sebbene sfiori il pareggio con l'aumento inflazionistico, si ferma subito prima (al 20,9%). Anche le bevande alcoliche più comuni hanno avuto rincari moderati: la birra è aumentata del 17,1%, mentre il vino da tavola, con un costo di 1,93 euro per 100 cl e una crescita pari al +1,8%, è il prodotto alimentare con il rincaro più basso rispetto al luglio 2021. Si ferma sotto il prezzo dell'inflazione anche il cioccolato in tavolette (+18,9%).

I motivi dell'aumento

 Il portafogli delle famiglie italiane negli ultimi anni sono stati alleggeriti dalle conseguenze di una serie di fattori, primo fra tutti l'instabilità geopolitica. Prima l'invasione russa dell'Ucraina, che ha portato alle stelle i prezzi dell'energia in tutta Europa, poi la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, che ha provocato un forte rialzo sui prezzi del petrolio e la conseguente crisi dei carburanti, jet fuel compreso. A questi, si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, sempre più evidente, che rischiano di aggravarsi il prossimo autunno per l'impatto del super El Niño.

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