Il report di AssoBirra: "La birra piace sempre agli italiani ma crescono la versione analcolica e la richiesta di sostenibilità"
Cala la produzione ma i consumi restano stabili. Tra i giovani c'è sempre più voglia di analcolici e sostenibilità
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Nuovi modelli di consumo, aumento dei costi, tensioni geopolitiche, transizione ecologica ed evoluzione normativa. È questo il contesto in cui si inserisce il settore birrario italiano che, come dimostrato dall'Annual Report 2025 presentato da AssoBirra, conferma la propria capacità di adattamento, innovazione e presidio dei consumi accessibili.
Cosa dice il report
Secondo i dati dell'Annual Report 2025 di AssoBirra esposti a Roma martedì 23 giugno in occasione dell'evento "Birra, un ecosistema per la crescita", la filiera brassicola si conferma una componente strategica per l'economia del Paese, sostenendo il 92% della produzione di birra nazionale e oltre 112mila posti di lavoro, generando più di dieci miliardi di euro di valore condiviso. Nonostante in Italia i consumi di birra nel 2025 si siano mantenuti stabili sui livelli superiori a 21 milioni di ettolitri, gli stessi hanno mostrato un calo del 2,5% rispetto al 2024, giustificato dal rallentamento della domanda e di un progressivo invecchiamento della popolazione.
Temi centrali nelle dinamiche di mercato restano anche la concorrenza estera e gli scambi internazionali. L'import, infatti, si è attestato a 7,5 milioni di ettolitri (-3,8%), mentre l'export si è fermato a 3,1 milioni di ettolitri, segnando un calo del -6,0% rispetto al punto di massimo del 2022. Tuttavia, la stabilizzazione della domanda può essere riconducibile sia a fatti fisiologici di carattere demografico, sia a fattori economici. La diminuzione della popolazione e l'invecchiamento della stessa, uniti alla contrazione del potere d'acquisto delle famiglie italiane, non stanno influenzando solamente il comparto birrario in Italia, ma tutto il settore dell'alimentare.
Resta in negativo anche il recupero del fuori casa, seppur con valori leggermente superiori al pre-pandemia. Nonostante l'accelerazione del 2022-2023, la frenata nel 2025 è dovuta anche a un fisiologico rallentamento degli afflussi turistici dall'estero. Se da un lato, dunque, i consumi odierni si aggirano su livelli prossimi a quelli precedenti alla pandemia, dall'altro la produzione nazionale nel 2025 arretra di quasi 3 punti percentuali rispetto al 2019. Tuttavia, a influenzare il mercato sono proprio le preferenze dei consumatori. Secondo il report, infatti, le birre prodotte in altri paesi europei, come la Germania, mantengono il loro appeal fra gli italiani, attestandosi al 35% sul totale dei volumi consumati.
NoLo e sostenibilità
All'interno di questo scenario, emerge una tendenza sempre più positiva delle birre a basso o nullo contenuto alcolico, le cosiddette NoLo. Tra il 2024 e il 2025, infatti, il segmento analcolico ha quasi raddoppiato la sua quota di incidenza sul mercato, passando dal 2,1% al 3,9%, con una crescita dell’oltre 85%. Da diversi anni, ormai, il comparto delle birre low e no alcol ha smesso di rappresentare una semplice tendenza emergente e di nicchia, presentandosi come protagoniste di una vera e propria trasformazione culturale. Un cambiamento guidato proprio dalla Generazione Z, maggiormente orientata verso la consumazione di bevande analcoliche o ne valuta il consumo in base al contesto, all'orario e all'esperienza desiderata.
Non solo consumo e produzione, ma anche sostenibilità. Secondo i dati, il 30% dei consumatori reputa la sostenibilità un fattore determinante nelle scelte d’acquisto. Ancora una volta è la Gen Z a guidare il trend: secondo i dati, il 30% reputa la sostenibilità un fattore determinante nelle scelte d'acquisto, rispetto al 25% della Gen X e al 24% dei Millennials. Invece, tra i più giovani, il 40% dichiara di voler acquistare solo da brand virtuosi e il 27% è disposto a spendere fino al 20% in più per una birra sostenibile.
