il report intesa sp e centro einaudi

Gli italiani e quel tesoro da 5.400 miliardi: risparmiano quasi il 12% del reddito, ma cresce la paura del rischio

Il 56% riesce ancora a mettere da parte quasi il 12% delle entrate, ma il risparmio resta segnato da scarsa diversificazione, forte avversione al rischio e attaccamento alla casa come principale forma di sicurezza patrimoniale

16 Set 2026 - 06:55
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Non li ferma né il carovita né le tensioni internazionali: gli italiani continuano a mettere soldi da parte. E chi riesce a farlo accantona mediamente quasi il 12% del suo reddito. È la fotografia scattata dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente. A riuscire a risparmiare è ancora il 56% del campione, appena due punti in meno rispetto al 2025, con una quota media accantonata pari all’11,9% del reddito disponibile. Sullo sfondo c’è un patrimonio enorme: circa 5.400 miliardi di euro di ricchezza finanziaria nelle mani delle famiglie italiane. Ma più cresce il tesoro, più sembra aumentare la preoccupazione di difenderlo.

Risparmiare per proteggersi

 Il 94% degli intervistati nell'indagine considera il risparmio utile e per il 28% è addirittura indispensabile, una quota vicina ai massimi storici. A guidare le scelte è soprattutto la prudenza: il 40% risparmia per affrontare gli imprevisti, mentre pensione e casa raccolgono entrambe il 19% delle risposte. Solo il 6% mette denaro da parte con l’obiettivo dichiarato di investirlo

La paura del rischio non è mai stata così alta

  L’indice di avversione al rischio raggiunge 33,6, contro 20,5 nel 2025 e appena 8,1 nel 2017: è il valore più elevato mai registrato dall’indagine. Il dato più sorprendente riguarda i giovani tra 18 e 24 anni: sono 84 i contrari ad assumersi rischi finanziari per ogni favorevole. Secondo la ricerca pesa il susseguirsi di shock e crisi vissuti negli anni della formazione, dalla pandemia all’inflazione fino alle crisi geopolitiche

Si teme il rischio ma si diversifica poco

   La prudenza non significa però necessariamente maggiore protezione. Quasi il 72% degli investitori possiede portafogli scarsamente o per nulla diversificati. Un paradosso: mentre cresce la paura di perdere denaro, le risorse restano spesso concentrate in pochi strumenti. Anche le conoscenze finanziarie mostrano qualche lacuna: appena il 36% sa che un fondo azionario è generalmente meno rischioso di una singola azione. 

Qualcosa, però, si muove. Le obbligazioni tornano a crescere, con due acquirenti per ogni venditore. Il risparmio gestito interessa ormai il 25-30% del campione e registra quasi cinque sottoscrizioni per ogni riscatto. Molto più limitata resta invece la partecipazione alle Borse: il 45% conosce le azioni, ma soltanto il 7,8% le ha possedute negli ultimi cinque anni. 

La casa resta l'asset del cuore

  Il mattone continua a occupare un posto particolare. Gli immobili rappresentano circa due terzi del patrimonio familiare medio, stimato dall’indagine in circa 320mila euro, e il 79% degli intervistati vive in una casa di proprietà.  Il 66% considera ancora l’immobile un investimento sicuro, anche se la percentuale scende per il secondo anno consecutivo. La casa viene inoltre sempre meno considerata soltanto come un bene da lasciare ai figli e sempre più come una risorsa utilizzabile durante la vita, anche per integrare il reddito in vecchiaia. 

La filiale batte ancora l'app

 Anche il rapporto con la banca conferma la ricerca di sicurezza. Il 58,1% gestisce prevalentemente i propri risparmi in filiale, il 26,5% combina sportello e digitale e appena il 12,8% utilizza soprattutto le app.  Oltre l’80% continua comunque ad affidarsi alla filiale, anche quando usa altri canali. Il digitale va bene per le operazioni quotidiane; quando bisogna decidere dove mettere i propri soldi, prevale ancora la richiesta di una guida umana. 

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