il costo di Aperitivi, cene, matrimoni, concerti

I rincari non risparmiano la socialità: cos'è il fenomeno della Friendflation

Cene, weekend fuori porta, matrimoni e concerti: la socialità in Italia costa sempre di più, tanto da spingere quasi un giovane su due a valutare di chiudere un'amicizia per motivi economici. Ma i dati raccontano anche come gli under 35 stiano già ridisegnando i propri rituali

11 Lug 2026 - 10:58
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Un aperitivo dopo il lavoro, il matrimonio fuori città, il weekend organizzato mesi prima con il gruppo di amici, una serata al cinema o un concerto d'estate. Sono tutti riti sociali che, in Italia, hanno un prezzo che cresce più in fretta degli stipendi e del potere d'acquisto. Ora questo fenomeno ha anche un nome, diventato virale su TikTok e ripreso dal "Financial Times": si chiama friendflation, dall'unione delle parole inglesi "friend" e "inflation e descrive la pressione a spendere soldi pur di non restare fuori dai riti sociali del proprio gruppo. Spesso anche più di quanto ci si potrebbe realmente permettere.

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I numeri della spesa

  Secondo i dati Circana, presentati a gennaio 2026 al Sigep World di Rimini, gli italiani spendono ogni anno circa 71 miliardi di euro in cibo e bevande fuori casa, il 12% in più rispetto a sette anni fa. Un dato che a prima vista racconta un Paese più propenso a uscire, ma che nasconde in realtà il paradosso opposto: si esce sempre meno, eppure quando si esce si spende di più.

A pesare sono due fattori che si sommano. Da un lato il rincaro reale dei prezzi di ristoranti, alloggi e viaggi; dall'altro l'innalzamento degli standard minimi di partecipazione sociale, sospinto anche dai social network, dove ogni cena, viaggio o festa diventa un contenuto da mostrare. Il termine è nato oltreoceano, ma il fenomeno non è affatto marginale in Italia, dove secondo le rilevazioni Istat l'inflazione ha continuato a incidere in maniera sensibile sul potere d'acquisto delle famiglie nel corso del 2026.

Amicizie messe alla prova

 Le conseguenze non restano confinate al portafoglio. Uno studio di Intuit Credit Karma ha rilevato come quasi un giovane su due, il 47% della Gen Z e il 36% dei Millennial, abbia preso in considerazione l'idea di chiudere un'amicizia proprio a causa delle abitudini di spesa dell'altra persona. La friendflation ha quindi anche un costo relazionale, perché il denaro resta uno degli argomenti più difficili da affrontare anche tra amici stretti. Il disagio economico non dichiarato, spesso, si trasforma in distanza di fatto.

La parola all'esperto

 Per Andrea Palmas, divulgatore e consulente finanziario che segue i patrimoni di manager Big Tech tra Italia ed Europa, la friendflation è un fenomeno reale ma non va attribuito soltanto all'inflazione. Insieme ai prezzi di ristoranti, hotel e voli, spiega Palmas, sono cresciute anche le aspettative sociali, amplificate dai social network che alimentano un confronto continuo. Allo stesso tempo, all'interno dello stesso gruppo di amici le disponibilità economiche iniziano a divergere nel tempo: c'è chi cresce professionalmente, chi affronta periodi più complessi, chi ha figli e chi no. "Sempre più spesso il rifiuto non nasce dalla mancanza di interesse, ma da un vincolo economico che si preferisce non dichiarare", osserva l'esperto. "È una forma di esclusione silenziosa di cui si parla poco". L'effetto più diretto, secondo Palmas, resta comunque di tipo finanziario: molte persone finiscono per accettare inviti che non potrebbero permettersi davvero, rimandando il conto a fine mese e trovandosi col tempo in condizioni di difficoltà.

Le nuove regole della socialità

 Alla stessa esigenza di ripensare i riti dello stare insieme risponde, da un'altra angolazione, anche Together Lab, l'osservatorio permanente lanciato da Heineken Italia insieme all'Università Iulm per analizzare la socialità degli under 35. La ricerca, condotta dal professor Mauro Ferraresi su oltre 14.400 contenuti pubblicati spontaneamente da giovani tra i 18 e i 35 anni su TikTok, Instagram, Reddit, Facebook e YouTube, individua cinque tendenze che raccontano come Gen Z e Millennial stiano riscrivendo i rituali della convivialità. Il weekend resta il momento privilegiato per stare insieme (32% dei contenuti analizzati), ma si divide sempre più spesso tra esperienze fuori casa e momenti vissuti tra le mura domestiche, che pesano ormai per il 28%. L'aperitivo si conferma un rito identitario (18%), mentre crescono una cultura della moderazione più inclusiva (12%) e il cibo condiviso come nuovo linguaggio delle relazioni (10%).

La socialità cambia ma il weekend resta il momento dedicato agli amici

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Il quadro che emerge non è quello di una generazione meno sociale, ma di una generazione che sta ridefinendo i propri rituali per renderli più sostenibili, anche dal punto di vista economico. Non è un caso che proprio la casa, la moderazione e le occasioni più semplici e informali stiano guadagnando spazio accanto ai riti più costosi e da vetrina legati alla friendflation: se uscire ogni sera pesa sempre di più sul portafoglio, restare a casa con gli amici o scegliere un aperitivo analcolico diventa anche un modo per continuare a coltivare le relazioni senza subire la pressione della spesa.

Come difendere il budget

  Per evitare di svuotare il conto, gli esperti consigliano di programmare il budget destinato alla socialità, allo stesso modo delle altre voci del bilancio personale o familiare, dalle spese fisse come affitto e mutuo fino alla spesa e alle bollette. "Un buon piano finanziario serve anche a spendere in modo coerente con i nostri valori", spiega Palmas. "Spesso il problema non è quanto spendiamo, ma perché lo facciamo. Nel caso della friendflation, il rischio è quello di voler rispondere alle aspettative degli altri anziché alle nostre priorità".

Il metodo suggerito impone di chiarire le proprie priorità: una quota del reddito andrebbe sempre destinata a risparmio e investimenti, oltre che alla copertura delle spese essenziali, per poi decidere come utilizzare il denaro rimanente. "In questo modo non si è costretti a valutare ogni cena o ogni weekend con il senso di colpa, e si può partecipare alle esperienze che hanno davvero valore per noi, rinunciando serenamente a quelle che si sentono come una pressione sociale", conclude Palmas. "La pianificazione finanziaria non serve a dire sempre di no, ma a potersi permettere di dire sì alle cose giuste, senza compromettere gli obiettivi di lungo periodo".

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