Il turismo italiano non riesce a crescere, disperdendo 12,6 miliardi di euro all'anno, che corrispondono poi allo 0,6% del Pil nazionale del 2025. La forbice sui valori parte da 8,8 miliardi nell'ipotesi più prudente, fino a 16,2 miliardi nello scenario che mostra maggiori criticità. È il costo nascosto ma neanche tanto, del cosiddetto "toxic tourism", tra caro prezzi, over tourism, infiltrazione criminale, affitti brevi, marginalizzazione delle aree interne e rendita delle piattaforme digitali.
Una indagine annuale della ricchezza sottratta alle comunità locali dalle sei principali distorsioni del turismo individuate da Raffaele Rio, autore del saggio "Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro", edito da FrancoAngeli. Il fenomeno del turismo tossico ha un costo ben preciso: 477 euro per famiglia, riferendoci ai residenti nelle aree e 214 euro a persona, intendendo queste cifre come mancata crescita, come mancato sviluppo delle zone.
Questo, per quanto riguarda il piano sociale, pesa su 8,1 milioni di italiani, che a causa dell'aumento dei prezzi non riescono a concedersi neppure le vacanze, pesa su 304mila residenti che vengono sostituiti da occupanti di affitti brevi e pesa su 3,3 miliardi di euro che vengono sottratti dalle infiltrazioni criminali all'economia legale, soggetta al pagamento delle tasse.
