13/5/2009

Cestiè: se il cinema chiama dico sì

A Tgcom il bello della terza C

Ha fatto ridere milioni di giovani paninari di fine anni ’80 ne I ragazzi della terza C. Ai loro genitori ha fatto riempire catini di lacrime con le sue interpretazioni di bambino sfortunato nei lacrima movies, i film strappalacrime che lo videro protagonista all’inizio degli anni ’70. Chi è? Matematico! E’ Renato Cestiè.

Con qualche capello in meno e un po' di pancia in più, il bel Massimo Conti della serie più fortunata della storia della televisione, ora gestisce una palestra a Roma. Non ha messo da parte la recitazione e con noi ripercorre la sua lunga carriera.

Quando ha iniziato al cinema?
Ho iniziato molto presto: avevo tre anni. Ho fatto pubblicità fino a 7 - 8 anni, quando ho cominciato a fare i primi film. Il primo ad avere molto successo fu L’ultima neve di primavera nel 1974, che era un film strappalacrime. Ne ho fatto diversi, tra cui Zanna bianca, Il venditore di palloncini, L’albero dalle foglie rosa. Nei lacrima movies avevo sempre ruoli molto drammatici.

Non era pesante, per un bambino così piccolo, recitare parti del genere?
No, no. Io mi divertivo un sacco, anche se i film che facevo erano strappalacrime. Non andavo a scuola: studiavo privatamente. Era un po’ pesante perché dovevo studiare sia il copione per il film, sia per la scuola, ma mi divertivo. Poi, a 14 anni, mi sono fermato. Ho ricominciato a 18 anni con uno sceneggiato televisivo che si chiamava Benedetta e company. Ho fatto altre cose, ma la più importante fu I ragazzi della terza C.

Come mai prese una pausa?
Sai, 14 anni è un periodo particolare. Si cambia, si diventa ragazzetto. Ho frequentato il liceo, mi sono diplomato.

Come ha vissuto il successo da bambino?
Mi toglieva un pò di libertà perché era un problema uscire di casa, andare al cinema, fare una vita normale. Ovunque andavo mi riconoscevano e poi autografi e cose del genere. Ecco, quella era l’unica cosa che non vivevo molto bene: mi dava fastidio non avere la libertà di uscire con gli amici e di farmi, tra virgolette, i cavoletti miei. Alla fine degli anni ‘80 arrivano I ragazzi della terza C, per quattro anni, dal 1986 al ‘90.

La serie per lei rappresenta un doppio passaggio: dal cinema alla tv, dal drammatico al comico. Perchè questa svolta?
Non è stata una mia scelta. Neri Parenti mi ha scelto per fare il ruolo di Massimo. Inizialmente non mi trovavo molto bene perché non avevo mai fatto un ruolo comico. Per me è stata una scuola. Abbiamo lavorato quattro anni, quasi tutti i giorni e alla fine mi ci sono ritrovato, anche perché interpretavo un ragazzo sportivo, giovane, com’ero io da ragazzo, quindi non avevo problemi. Poi, questo Massimo era una figura che io avevo in classe, quindi io lo avevo ben presente. Sono stati anni bellissimi. Mi sono divertito tantissimo insieme agli altri.

Perché la serie fu interrotta?
Esattamente non so. Noi avevamo firmato anche per le serie successive. Credo che cambiò il capo struttura di Italia 1, che all’epoca era Freccero, e chi lo sostituì probabilmente non volle continuare, non lo so…Finì tutto quanto.


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