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Nave Diciotti, Conte al Senato: "Le operazioni di sbarco spettavano a Malta"

Il premier: lʼintervento italiano ha "salvato molte vite", ma rispetto al passato "lʼItalia non è più disponibile ad accogliere indiscriminatamente i migranti"

Nave Diciotti, Conte al Senato: "Le operazioni di sbarco spettavano a Malta"

La responsabilità delle operazioni di sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti "spettava a Malta". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella sua informativa al Senato sul caso dell'imbarcazione della guardia costiera. "Senza l'intervento diretto delle autorità italiane, molte delle persone soccorse sarebbero morte. L'Ue ha perso l'occasione per dare concretezza a quei principi di solidarietà che evoca sempre", ha aggiunto.

"Accertato che le imbarcazioni maltesi sostanzialmente "indicavano" la rotta ai migranti, scortandoli lungo la stessa - ha spiegato il premier - si concretizzava la possibilità che, in mancanza di un intervento di soccorso maltese, il barcone potesse raggiungere l'area di competenza Sar italiana alle primissime ore del giorno 16". Il Comando generale delle capitanerie di porto, ha proseguito Conte, "constatata l'inerzia delle autorità Ricerca e soccorso maltesi, valutava dunque come probabile la necessità di un intervento di soccorso per trasferire su altra unità tutti gli occupanti" del barcone, "una volta che fosse entrato nell'area di responsabilità nazionale".

Alle 3.20 del 16 agosto, giunti a meno di 4 miglia dal limite dell'area di competenza Sar italiana, ha ricostruito ancora il presidente del Consiglio, "i migranti contattavano via telefono il Comando generale capitanerie di porto riferendo che la situazione a bordo si era aggravata a causa del fatto che il barcone si era fermato e cominciava ad imbarcare acqua". E visto che c'era "imminente pericolo di vita", il Comando ha disposto l'intervento della Guardia costiera italiana.

Le operazioni relative all'intervento di soccorso della nave Diciotti, ha quindi spiegato Conte, "hanno inteso sempre privilegiare la salvaguardia delle vite umane e della dignità delle persone, coniugando tale intendimento con l'altrettanto necessario rispetto degli obblighi derivanti dalla vigente normativa internazionale e convenzionale sul salvataggio in mare e sul diritto d'asilo dei migranti".

Ciononostante, la vicenda Diciotti "non è stata una bella pagina per l'Europa, che ha perso l'occasione per dare concretezza a quei principi di solidarietà e responsabilità che vengono costantemente evocati come valori fondamentali dell'ordinamento europeo". Ora, a vicenda conclusa, "il governo italiano sta ribadendo agli altri Stati membri dell'Ue e alle istituzioni europee la ferma convinzione che sia improcrastinabile l'avvio della definizione di un meccanismo stabile e sostenibile per la gestione complessiva delle fasi di sbarco, redistribuzione, rimpatrio".

In conclusione, ha chiarito il premier, "quello che è cambiato rispetto al passato è che l'Italia non è più disponibile ad accogliere indiscriminatamente i migranti, contribuendo seppure involontariamente a incrementare il traffico di esseri umani e supplendo alla responsabilità che spetta all'Unione europea, ottundendo il vincolo di solidarietà che grava su ciascuno Stato membro".

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