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5.2.2013

Beppe Carletti: "Vi svelo i segreti dei Nomadi"

Nel romanzo autobiografico "Io vagabondo" il cantante racconta il percorso di 50 anni di carriera

foto Ufficio stampa
"Io vagabondo" (Collana biografie - pp. 192 - 17.50 euro) è il romanzo della vita di Beppe Carletti, leader dei Nomadi, scritto con Andrea Morandi. Un italiano "normale", un uomo di umili origini partito da un piccolo paesino e arrivato a vendere 15 milioni di dischi, segnando un'epoca, incontrando Totò e Arafat, il Dalai Lama e Fellini, e riuscendo a tenere in vita il suo gruppo nonostante tutto e tutti.
Il 2013 è l’anno del mezzo secolo di attività del più longevo e inossidabile gruppo italiano di sempre, i Nomadi. Un’idea, una ragione e uno stile di vita, prima ancora che un complesso musicale. Fondati nel 1963 da Beppe Carletti e Augusto Daolio, i Nomadi sono ancora nel pieno delle proprie forze, come dimostra la recente pubblicazione di terzo tempo, nuovo album di inediti balzato subito in testa alle classifiche. La storia è ormai lunga cinquant’anni, e ora Beppe Carletti la racconta in prima persona, con grande affetto e sensibilità, ripartendo dai gloriosi anni Sessanta, dal beat dei capelloni e dalle proteste studentesche, attraversando poi gli anni Settanta dell’amicizia con Francesco Guccini e degli anni bui della contestazione, fino a giungere alla dolorosa scomparsa di Augusto Daolio, volto inconfondibile dei Nomadi e amico fraterno di Beppe, e alla rinascita degli ultimi due decenni, costellati da soddisfazioni, impegno e amore verso il proprio pubblico.

"I Nomadi stanno per tagliare il traguardo dei cinquant'anni e se ci penso mi vengono quasi le vertigini. - dice Carletti - Cinquant'anni fatti di gente, chilometri, strade, palchi ed emozioni, tantissime emozioni. Che meravigliosa avventura. Ma più del passato, è bello pensare a quello che ci sarà dietro la prossima curva, oltre la salita. Mi chiedo spesso cosa avrebbe detto e pensato Augusto. Sicuramente parole semplici, perché riusciva a comunicare pensieri complessi anche in poche semplici parole. Chiudeva ogni concerto dicendo "È stato bellissimo". Semplice, diretto, ma vero. E allora io voglio pensare che oggi dovremmo dire "Sarà ancora bellissimo".
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