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30.8.2010

Lite fra ostetriche, muore neonato

Roma,genitori denunciano negligenze

Ancora una presunta lite in sala parto, dopo l'episodio di Messina. Un neonato è morto al policlinico Casilino di Roma, due giorni dopo essere venuto alla luce per problemi respiratori. I genitori, due romani di 30 e 26 anni, sospettano che vi siano state negligenze da parte del personale medico ed hanno presentato una denuncia segnalando che poco prima del parto c'era stato un diverbio tra due ostetriche. La Procura indaga per omicidio colposo.
Per ora nel fascicolo d'indagine aperto dal pm di turno, Francesco Caporale, non ci sono iscritti.

"Voglio giustizia e verità - è lo sfogo del padre del bimbo, che ha altre due figlie di 3 e 6 anni - se c'è qualcuno che ha sbagliato paghi. Voglio spiegazioni: ci sono tante cose che già dal primo giorno sono andate storte. Ad oggi io non so perché mio figlio è morto. Non mi sembra sia stato fatto il massimo, per me ci sono state delle negligenze".

"Il 26 agosto - racconta l'uomo - mia moglie ha partorito con un cesareo, circa 14 giorni prima dell'intervento programmato, perché aveva dei dolori. Poco prima due ostetriche hanno avuto un diverbio sulla necessità di procedere o meno con l'intervento, credo per un problema di cambio turno. Visto che mia moglie continuava ad avere dolori, però, ho insistito perché venisse fatto il cesareo. Alle 20.47 è nato il bimbo e gli hanno fatto credo interventi di routine. Poco dopo lo hanno intubato perché, ci hanno detto, aveva problemi respiratori. La mattina dopo ci hanno detto che durante la notte mio figlio si era tolto il tubo da solo.

Nel pomeriggio sembrava che le condizioni stessero migliorando ma la mattina del 28 agosto ci hanno detto che la situazione era peggiorata per una crisi respiratoria durante la notte. A un certo punto - spiega l'uomo - ci hanno anche detto che non si trattava più di un problema respiratorio ma di un problema metabolico e che a quel punto si pensava di trasferirlo prima al Bambino Gesù, poi all'Umberto I perché lì c'era posto. Mentre aspettavamo l'ambulanza per il trasporto le condizioni del bimbo sono diventate sempre più critiche. Quando hanno provato a fare il trasporto ci hanno detto che non c'era più niente da fare".
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