© Ufficio stampa | La valutazione dei grandi leader mondiali
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Un italiano su quattro (il 3% in più rispetto all'anno scorso) continua ad aggrapparsi "all'ottimismo" e anche alla "curiosità" (24%)
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Il 2026 si apre come un vero "bagno di realtà" per gli italiani. Conflitti, disuguaglianze e cambiamento climatico alimentano un clima diffuso di incertezza che pesa sulle aspettative economiche e sociali. A fotografare questo stato d'animo del Paese è il Rapporto Coop 2025, che racconta un'Italia più disillusa che entusiasta, concentrato sulla difesa del proprio equilibrio quotidiano e sempre meno incline a scommettere sul futuro.
La parola che gli italiani utilizzano di più descrivere il nuovo anno è "preoccupazione" (usata dal 37% degli intervistati), cresce anche "insicurezza" scelta dal 23% del campione. Nonostante tutto, però, un italiano su quattro (il 3% in più rispetto all'anno scorso) continua ad aggrapparsi "all'ottimismo" e anche alla "curiosità" (24%). Le emozioni positive restano legate soprattutto alla sfera personale e familiare, mentre lo sguardo sul contesto nazionale e internazionale accentua ansia e tensione.
In questo clima di incertezza c'è poca ambizione nella "lista dei desideri" degli italiani. Solamente il 12% degli intervistati, nella fascia d'età tra 18 e 44 anni, pensa di avere un figlio nel 2026. Prevale, al contrario, il desiderio di stare di più con la propria famiglia (71%) e preservare la propria stabilità. Cambiare lavoro, trasferirsi all'estero o investire nella formazione restano desideri spesso accantonati, segno ulteriore di un Paese che preferisce la prudenza al rischio.
In un quadro del genere anche le intenzioni di spesa restano deboli: a pesare sono soprattutto bollette e costi fissi, che obbligano a tagliare i grandi acquisti. Il 41% degli italiani dichiara che non comprerà un'auto nuova nel 2026, mentre il 37% afferma che rinuncerà a ristrutturare casa. Si spenderà quindi solo per le necessità, confermando un modello di consumo essenziale e rinunciatario, specchio di una diffusa insicurezza economica.
L'instabilità dello scenario internazionale fa sì che certi leader siano giudicati in maniera particolarmente negativa. Chi raccoglie i giudizi più negativi è l'israeliano Benajmin Netanyahu, con Vladimir Putin e Donald Trump a chiudere il podio. Tra "i cattivi" si distacca anche Volodymyr Zelenskyy, il più criticato tra gli europei (44%), davanti a Ursula von der Leyen e la premier Giorgia Meloni. Per contro è lo spagnolo Pedro Sanchez il leader più apprezzato (65%), seguito dal britannico Keir Starmer. Sorpresa al terzo posto: il cinese Xi Jinping, uno dei pochi a livello globale a raccogliere valutazioni prevalentemente positive.