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Il ceco Strnad offre 30 miliardi per Delfin | Leonardo Maria Del Vecchio: "Il lavoro di mio padre resti patrimonio dell'Italia"

29 Ott 2026 - 22:18
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Una cifra da capogiro, 30 miliardi di euro, per mettere le mani su Delfin, la holding che custodisce l'impero industriale e finanziario costruito da Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e protagonista di una delle più grandi storie di successo del made in Italy. Sarebbe questa l'offerta arrivata nei giorni scorsi all'amministratore delegato della holding, Romolo Bardin da parte di Michal Strnad, finanziere e produttore di armi ceco. Ad anticipare l'affare il quotidiano "Domani". Un valore, quello offerto, calcolato sull'attuale Nav (Net asset value) di Delfin scontato del 30%, come di norma avviene per una holding.
 

Non solo occhiali: in gioco anche banche e assicurazioni

 Se l'operazione andasse in porto, un altro pezzo dell'eccellenza imprenditoriale italiana finirebbe sotto il controllo di capitali stranieri. Certo, Delfin ha già sede in Lussemburgo ed EssilorLuxottica è un colosso franco-italiano, nato dalla fusione tra la Luxottica di Leonardo Del Vecchio e la francese Essilor. Ma la dimensione internazionale dei due gruppi non cancella l'identità italiana dell'impero costruito dall'imprenditore bellunese, partito dalla sperduta Agordo e arrivato a conquistare i mercati mondiali. 

E non si tratterebbe soltanto di cambiare il proprietario della cassaforte che custodisce l'eredità industriale e finanziaria di Del Vecchio. Attraverso Delfin, infatti, il potenziale acquirente metterebbe le mani su una rete di partecipazioni strategiche per l'economia nazionale. La holding lussemburghese è il primo azionista di EssilorLuxottica, con il 32,4% del capitale, ma possiede anche quote di peso in alcuni dei principali protagonisti della finanza italiana: il 17,6% di Monte dei Paschi di Siena, il 10% di Generali e una partecipazione in Unicredit. Un intreccio di interessi industriali, bancari e assicurativi che rende la posta in gioco ben più ampia del destino della sola famiglia Del Vecchio.

Chi è il miliardario ceco che punta a Delfin

 A tentare la scalata è Michal Strnad, appena 34 anni, imprenditore della Repubblica Ceca che ha costruito la propria fortuna nell'industria della difesa. Il suo interesse per le grandi aziende italiane, peraltro, non è una novità. Lo scorso luglio, attraverso Lumina Crown, società di investimento da lui fondata, ha già acquistato il 14% di Pirelli. Adesso il bersaglio è decisamente più ambizioso: la cassaforte di uno dei maggiori patrimoni industriali e finanziari del Paese.

L'offerta da 30 miliardi e gli ostacoli alla vendita

  La proposta sarebbe contenuta in una lettera di cinque pagine, datata 20 ottobre e valida per 30 giorni. Secondo quanto ricostruito da "Domani", Strnad sarebbe disposto ad acquistare l'intero capitale di Delfin per una cifra vicina ai 30 miliardi di euro, ma prenderebbe in considerazione anche una quota del 62,5%, sufficiente a garantirgli il controllo della holding.

Tra l'offerta e un'eventuale vendita, però, ci sono gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, titolari ciascuno del 12,5% della società e da tempo protagonisti di contrasti sulla gestione del patrimonio familiare. Per accettare la proposta sarebbe necessaria l'unanimità dei soci, un'intesa tutt'altro che scontata. Anzi, la stessa iniziativa del finanziere ceco avrebbe alimentato nuove tensioni: alcuni eredi si sarebbero lamentati di essere stati informati con ritardo dell'arrivo della lettera.

A complicare il quadro anche i rapporti difficili tra una parte della famiglia e Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato di EssilorLuxottica. Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano, inoltre, la cifra messa sul tavolo - per quanto imponente a livello nominale - non sarebbe considerata particolarmente allettante. E c'è un ulteriore ostacolo di natura finanziaria e regolamentare: un cambiamento nel controllo di Delfin potrebbe far scattare, secondo fonti legali citate da "Domani", l'obbligo di un'offerta pubblica di acquisto su EssilorLuxottica, il colosso degli occhiali quotato a Parigi e con una capitalizzazione superiore agli 80 miliardi di euro.

Leonardo Maria Del Vecchio e il ricordo del padre

 A opporsi apertamente all'ipotesi di una vendita è Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, che rivendica il valore nazionale dell'eredità paterna. "Per anni ho lavorato con un solo obiettivo: fare in modo che quello che mio padre ha costruito in una vita, partendo dal nulla e con le sole sue mani, non finisse lontano dalla sua storia e dal suo Paese", afferma in una nota.

Per l'imprenditore, EssilorLuxottica "non è soltanto un'azienda", ma "l'unico vero campione italiano nel mondo". Un patrimonio di competenze, occupazione e capacità industriale che affonda le proprie radici ad Agordo, nel Bellunese, e che, a suo giudizio, "non può essere trattata come un asset qualsiasi".

Ma la preoccupazione del figlio di Del Vecchio va oltre il settore dell'occhialeria. "C'è poi una questione che riguarda tutto il Paese", sottolinea, richiamando le partecipazioni detenute da Delfin nel sistema bancario e assicurativo italiano. Investimenti che definisce "presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani".

Da qui anche la richiesta di verificare con attenzione la solidità dell'eventuale operazione. "Davanti a un'operazione di questa portata, è doveroso che la provenienza e la struttura dei fondi siano chiare, verificabili e sottoposte al pieno vaglio delle autorità competenti", avverte Leonardo Maria Del Vecchio, annunciando di voler continuare a difendere l'eredità paterna insieme agli altri soci disponibili a seguirlo.

Il futuro dell'impero Del Vecchio

  Dalla holding, per il momento, arriva soltanto un "no comment". E l'ipotesi di una cessione resta lontana dal concretizzarsi. Ma la proposta di Strnad pone già una questione che supera i confini della successione familiare: il rischio che il controllo di un patrimonio costruito in Italia e diventato protagonista dell'economia europea possa passare nelle mani di un investitore straniero. Una prospettiva resa ancora più delicata dal peso di Delfin nelle banche, nelle assicurazioni e nell'industria nazionale. Prima ancora di decidere se vendere, gli otto eredi dovranno trovare un accordo su quale futuro immaginare per l'impero lasciato dal padre.

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