l'altra faccia del cambiamento climatico

Il caldo allarga le diseguaglianze: gli ultimi dati sul nuovo fenomeno della "povertà climatica"

Sempre più famiglie italiane rinunciano a un ventilatore o a un condizionatore per il peso della bolletta. E per chi vive già in difficoltà, le ondate di calore aggravano vecchi problemi 

15 Lug 2026 - 14:13
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Il caldo insopportabile e prolungato è una nuova forma di povertà. Un fenomeno vero e proprio, la "cooling poverty", "povertà da raffrescamento", che descrive l'impossibilità economica di tenere fresca la propria casa nei mesi più caldi dell'anno. Secondo i dati del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), le famiglie a basso reddito arrivano a destinare fino all'8% del proprio budget ai consumi legati al raffrescamento domestico. Per molte altre, semplicemente, ventilatori e climatizzatori restano spenti  o non vengono nemmeno acquistati, perché il costo in bolletta è troppo alto da sostenere.

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Il problema non riguarda solo i budget familiari. Quando le infrastrutture cittadine vanno in crisi per il gran caldo, come è successo con i blackout recenti in diverse città a pagarne il prezzo più alto sono proprio le persone più fragili, che si trovano improvvisamente tagliate fuori anche dai servizi essenziali.

Un'emergenza nuova

  A monitorare il fenomeno, estate dopo estate, è l'Antoniano di Bologna, attraverso la sua rete nazionale di mense francescane Operazione Pane. I numeri raccolti sul campo restituiscono un quadro netto: le temperature sempre più alte rendono molto più difficile far fronte ai problemi già in essere. Il risultato è che in oltre 7 casi su 10 il caldo finisce per aggravare condizioni di povertà preesistenti, alle quali si somma un elemento spesso sottovalutato: la solitudine.

"La crisi climatica ci insegna che parlare di ambiente significa parlare di persone", spiega Fra Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano, ricordando come già più di dieci anni fa Papa Francesco, nell'enciclica "Laudato si'", parlasse di un'unica crisi socio-ambientale, e non di due emergenze separate. "Quando le città si surriscaldano, aggiunge Cavalli, emergono con più forza le fragilità, la povertà energetica e la solitudine": per questo, sottolinea, il compito dell'Antoniano non si esaurisce nell'aiuto materiale, ma comprende anche la cura degli spazi di relazione, ascolto e comunità.

L'isolamento come emergenza dei mesi estivi

  Nei mesi caldi, i legami quotidiani si diradano proprio quando ce ne sarebbe più bisogno. Lo confermano i dati raccolti tra le realtà francescane della rete: il 41% segnala che il caldo aumenta direttamente il rischio di solitudine per le persone più fragili, mentre un ulteriore 59% lo riconosce almeno in parte. Un fenomeno alimentato da una geografia sociale complessa: il 68% delle realtà osserva che le persone seguite restano in città durante l'estate (e un 5% ne vede arrivare di nuove da altre zone), proprio mentre la rete di supporto si assottiglia (il 59% segnala infatti la chiusura estiva di altri servizi territoriali).

La conseguenza è una pressione crescente su chi resta aperto: le richieste di aiuto salgono del 21%, mentre nella metà dei casi (50%) si registra una carenza di volontari che non dipende da una minore disponibilità a collaborare, ma da una domanda che semplicemente cresce più velocemente dell'offerta.

Le nuove fragilità dell'estate

  Le realtà di Operazione Pane raccontano un ventaglio di difficoltà che si ripete ogni anno con maggiore intensità: stanchezza diffusa, redditi compromessi per chi svolge lavori fisici, anziani debilitati dal caldo, peggioramento dei disturbi per chi convive con patologie psichiatriche, tra insonnia, irritabilità e malori da disidratazione. A complicare tutto è la carenza di aree climatizzate, che priva molte persone non solo di un pasto, ma anche di un luogo fresco dove semplicemente stare insieme ad altri.

Tra i bisogni espressi in modo più esplicito emergono la necessità di luoghi climatizzati (23%) e l'accesso a docce (19%), seguiti da ascolto, cambio d'abiti e acqua fresca, ciascuno all'11%. Non mancano richieste di supporto sanitario, farmaci, accoglienza abitativa e aiuto per pagare bollette elettriche appesantite dall'uso di elettrodomestici per il raffrescamento. A bussare alle porte delle mense sono anche famiglie con bambini che, con le scuole chiuse, non riescono a coprire i costi dei centri estivi.

Come risponde la rete e cosa manca ancora

  Di fronte a questa pressione, quasi la metà delle realtà di assistenza (47%) ha già adattato i propri servizi estivi: più acqua distribuita, gite, momenti aggregativi all'aperto, mense e laboratori potenziati. Ma quando si chiede cosa servirebbe davvero in più, il quadro è altrettanto chiaro: il 30% indica come priorità la disponibilità di ulteriori luoghi freschi e riparati, il 25% chiede più docce e servizi igienici, il 16% una maggiore collaborazione tra i servizi del territorio, mentre supporto sanitario e accesso all'acqua raccolgono l'11% ciascuno.

A dare la misura di quanto il fenomeno non sia più un'eccezione ma una nuova normalità è un dato di Arpae relativo a Bologna: le giornate estive classificate con disagio bioclimatico sono raddoppiate dal 2006 a oggi, passando da una media di 5 a 10 all'anno.

I progetti di Antoniano contro l'isolamento estivo

 Per rispondere concretamente, Antoniano ha messo in campo per l'estate 2026 un programma diffuso di Welfare Culturale, pensato non solo per garantire pasti e riparo dal caldo, ma anche momenti di relazione, proprio nei mesi in cui le città si svuotano. Tra le iniziative in corso a Bologna ci sono i "Laboratori Migranti", attivi fino al 21 luglio con corsi gratuiti di italiano, teoria della patente, scrittura del curriculum e laboratori artistici; "Giocoliamo", spazio ludico settimanale legato alla mensa serale per le famiglie seguite dall'Area Sociale; e "RicAmare", un ciclo di cinque incontri di cucito che culminerà in un pranzo condiviso con piatti dei diversi Paesi d'origine dei partecipanti.

A luglio prosegue anche "CineMENSA", che funge da vero rifugio climatico e culturale contro la canicola, affiancato da serate di gioco interculturale organizzate con Officine Solidali (Arci) nell'ambito del progetto SAI del Comune di Bologna. Per chi non può permettersi una vacanza, sono previsti oltre 50 buoni piscina, voucher EmilBanca per uscite culturali tramite VivaTicket, una gita al mare a Cervia e una giornata in un parco acquatico. Completa il quadro "Strade Insieme", l'uscita serale settimanale con cui volontari e frati raggiungono le persone senza dimora nei punti nevralgici della città, offrendo beni di prima necessità, ascolto e un aggancio ai servizi sociali del territorio.

 

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