LA RISCOPERTA DEL POEMA OMERICO

Non solo Christopher Nolan, gli altri artisti che hanno raccontato la storia di Ulisse

Il prof. di Letterature Comparate Luigi Marfè a Tgcom24: "I rifacimenti dell'Odissea rimettono la storia al centro del discorso e riavvicinano il pubblico al mito"

di Chiara Dall'Angelo
21 Ago 2026 - 10:30
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Non solo Nolan: sono innumerevoli gli artisti, tra scrittori, pittori e registi, che nel tempo si sono messi alla prova reinterpretando un testo fondativo della cultura occidentale come l’Odissea. E tentando una rilettura del suo protagonista, un personaggio capace di affascinare anche dopo oltre duemila anni, diventato simbolo dell’esploratore dell’ignoto che attraverso il viaggio scopre se stesso.

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"L'Odissea dà forma alle istanze di un'intera civiltà, quella greca, che attraverso questo poema racconta la propria storia e la propria esplorazione del Mediterraneo. Allo stesso tempo i suoi personaggi hanno un'attitudine universale capace di parlare al pubblico delle generazioni successive, a distanza di secoli e millenni", spiega Luigi Marfè, professore di Letterature Comparate all’Università di Padova.

"In particolare – aggiunge il docente – Odisseo si presenta come il personaggio che esplora la sua identità attraverso il viaggio e l'incontro con l'alterità, l'eroe che ha affrontato la guerra e deve ritrovare il ritorno. Quindi grandi temi universali, che non si limitano alla civiltà greca ma sono stati in grado di parlare a un pubblico successivo. Ovviamente a volte ci sono state appropriazioni non completamente rispondenti all'originale, perché ciascuno di noi sente in qualche modo, come per tutti i grandi personaggi dell'immaginario, di potersi accostare al personaggio di Odisseo e alla sua esperienza".

Il personaggio di Ulisse

 Nel poema omerico, a Odisseo vengono associate delle caratteristiche, a volte mantenute e altre volte riviste nelle riprese successive. "Mentre all'inizio dell'Iliade l'oggetto del racconto è l'ira di Achille – continua Marfè - nell'Odissea viene presentato come oggetto del racconto l'uomo Odisseo, che è descritto come 'politropo', quindi un personaggio dalle molte astuzie, che ha grande intelligenza e può adattarsi a tante situazioni. Questa è la sua caratteristica fondamentale, che poi verrà ripresa successivamente negli episodi che vengono raccontati della sua vita".

Contro Ulisse

 Nel corso del tempo, diversi autori si sono concentrati anche sulle caratteristiche negative del personaggio. A cominciare dal poeta latino Virgilio: nell’Eneide Ulisse è presentato, attraverso il racconto di Enea a Didone, come l’astuto nemico dei Troiani, che ha ideato l’inganno del cavallo di legno e poi saccheggiato la città di Ilio, causando la sua distruzione. Ne emerge un ritratto di un uomo crudele, spietato e sleale.

Anche nella rilettura di Dante, l’episodio del cavallo di legno è un elemento centrale, che colloca il protagonista dell'Odissea nell’ottavo cerchio dell’Inferno. "Sicuramente la vicenda dell'inganno del cavallo, al centro di tante riprese del mito, è il motivo per cui Dante lo colloca tra i fraudolenti", spiega ancora il professore. "Ci racconta poi, attraverso l'idea del folle volo, la sua brama di sapere, la sua curiosità, anche al di là del personaggio originale. Ma lo pone tra i fraudolenti, ricordando la prova di ingegno che è servita a vincere la guerra, perché era un inganno".

L'ultimo viaggio di Ulisse

 Così Dante aggiunge nel suo racconto un episodio inedito e immagina un ultimo viaggio che il personaggio avrebbe fatto, "oltre i limiti del sapere umano, oltre le Colonne d'Ercole, con l'idea di un fondamento dell'essere umano che è il desiderio di conoscenza. Dei tratti di curiosità sono già nel personaggio omerico, anche se l'Odissea insiste sempre sul ritorno: il piacere dell'incontro con l'alterità non è il centro del poema. In Dante, invece, questo diventa il racconto del folle volo, con il discorso alla sua ciurma - fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza - di seguire ciò che è proprio degli esseri umani, vale a dire virtù e conoscenza. Un'occasione di sconfitta per il personaggio, che vede la sua nave inabissarsi, perché ci sono dei limiti alla conoscenza dell'uomo. Ulisse, in questo senso, rappresenta per Dante qualcosa di simile a Paolo e Francesca: da un lato c'è una vicinanza del poeta con il personaggio, dall'altra parte il contesto religioso di Dante condanna questi comportamenti. L'eccesso di curiosità nel Medioevo resta un errore", spiega Marfè.

Il viaggio come scelta

 La rilettura di Dante si sovrappone così al testo originale e Ulisse diventa il protagonista di un viaggio non imposto, come nell’Odissea, ma intrapreso per scelta. Un’idea in cui si immedesimano i viaggiatori della modernità, che vedono nel protagonista un modello: con la scoperta dell’America e i viaggi oltreoceano, le Colonne d’Ercole perdono la loro sacralità. "La vicenda del folle volo raccontato da Dante - spiega il docente - entra nell'immaginario e fa parte di quello che pensiamo del personaggio, anche se non c'è nell'originale. E dunque Ulisse diventa l'esploratore dell'ignoto, l'uomo che scopre la sua identità attraverso l'incontro con l'alterità. E lo ritroviamo in tantissime poesie e romanzi della letteratura occidentale".

Ulisse nel Novecento

 Il poeta inglese Tennyson, in una poesia del 1833, immagina che Ulisse, ormai anziano e annoiato dalla vita da re di Itaca, decida di partire per un ultimo viaggio con un gruppo di vecchi compagni marinai, spinto ancora una volta dal fascino per l’ignoto e dal desiderio di conoscere. Ma è forse il Novecento il grande secolo di questo personaggio. A cominciare dall’Ulisse di Joyce del 1922, in cui le avventure dell’eroe greco si trasformano nel racconto di una giornata del protagonista Leopold Bloom nella Dublino di inizio secolo. Un modo per esprimere "la difficoltà di raccontare la vita contemporanea, che per Joyce è molto complicata da rappresentare nella sua totalità e nel suo senso. Il recupero del mito serve a trovare una chiave di comprensione e racconta un'esplorazione del quotidiano, la giornata di Leopold Bloom, altrettanto profonda rispetto agli anni del viaggio narrati nell'Odissea". Anche il poeta greco Kostantino Kavafis omaggia il poema di Omero nella poesia Itaca del 1911, in cui il viaggio diventa una metafora della vita: "Se decidi di tornare a Itaca, augurati che sia lunga la tua strada, piena di avventure, piena di cose da scoprire". A differenza del viaggio di Ulisse, doloroso e orientato al ritorno, l’autore suggerisce che il senso non sia raggiungere la meta. La vera conquista è l’esperienza guadagnata nel percorso: "Non affrettare il viaggio. Meglio che duri molti anni, e che tu arrivi all’isola ormai vecchio, ricco di tutto quel che hai guadagnato in viaggio, senza aspettarti che le ricchezze te le dia Itaca".

Quanto ai poeti italiani, ci sono riprese di Ulisse in Pascoli, D’Annunzio, Saba, Gozzano, Savinio e Quasimodo: "La distanza del tempo tende a ridurre l'elemento epico, che non pare più adatto alla contemporaneità. E a volte a trasformare questa memoria culturale in un racconto parodico, per instaurare un dialogo con il lettore: il riconoscimento del personaggio aiuta questa conversazione a distanza". Il protagonista dell’Odissea viene interpretato nei modi più diversi: dal vecchio disilluso e tormentato di Pascoli, che a distanza di anni ripercorre le tappe del suo viaggio per scoprire che le avventure vissute erano in realtà un’illusione. Al superuomo di D’Annunzio, "re di tempeste", un eroe instancabile e sdegnoso del pericolo che sfida da solo il mare, apprezzato dal poeta proprio perché sa oltrepassare i limiti. Alla parodia di Gozzano, svuotata del mito dell’eroe: il poeta immagina Ulisse come un ricco viaggiatore che a bordo di uno yacht visita le spiagge mondane del Mediterraneo, per poi partire con i compagni a cercare fortuna e ricchezza in America. E poi c’è la versione di Primo Levi, che in un famoso passo di Se questo è un uomo, "ricorda come, di fronte al tentativo da parte dei carcerieri di estirpare la sua umanità, il ricordo del XXVI canto dell'Inferno di Dante diventa un modo per ripensare alla sua esistenza di prima: la memoria culturale come forma di difesa dell'identità. Quando racconta il canto al suo compagno di prigionia, Pikolo, per lui la questione di ricordare o meno è molto importante, perché ha a che fare con il suo continuare a essere se stesso, mantenere l'identità di prima della deportazione e difenderla".

L'Odissea al cinema

 C'è poi la storia cinematografica del poema di Omero, che inizia nel 1911 con il film muto diretto da Giuseppe de Liguoro, a cui seguono altre pellicole, tra cui l'Ulisse di Mario Camerini del 1954, ma anche serie televisive. "La classicista Mary Beard - ricorda Marfè - recentemente ha detto che la storia dell'Odissea al cinema è una storia di grandi delusioni, perché è molto difficile rendere la ricchezza del poema omerico in un film. Ci sono alcuni elementi che nel passaggio dalla scrittura al cinema si perdono, come i tratti di elusività dell’opera".

"Poi, per la distanza temporale, quando leggiamo l'Odissea c’è il bisogno di ritornare indietro nel tempo e di riavvicinarci a una cultura, un'epoca, una società molto diverse dalla nostra. D'altra parte, c'è un elemento universale che ci fa sentire in diritto di appropriarci di quella storia e reinterpretarla a modo nostro. In questo, probabilmente, sta il motivo delle rese meno fedeli. Spesso con i film è successo questo: se si cerca la fedeltà, chiaramente ci sono molti elementi di distanza dall'originale. Se invece ci si accosta all'adattamento come a una creazione propria del regista, allora si valuta in un altro modo e si possono apprezzare tanti elementi".

Turismo cinematografico: i set dell'Odissea di Nolan

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© Istockphoto  |  Marocco, Ait-Ben-Haddou: qui è ambientato l'assedio di Troia
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© Istockphoto |  Marocco, Ait-Ben-Haddou: qui è ambientato l'assedio di Troia

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Il film di Christopher Nolan

 Quanto a The Odyssey di Christopher Nolan, Marfè suggerisce che "scelte significative sono nella resa visiva, molto distante da altri film del passato: in questo senso, ci sono episodi molto efficaci, come quelli del Ciclope, di Circe e dell'evocazione dei morti. C'è una trasformazione del personaggio: l'enfasi sul trauma della guerra è già nel poema, ma nel film diventa preponderante. Il materiale di partenza si trasforma in una creazione del regista: se lo valutiamo da un punto di vista filologico possiamo rimanere delusi, ma non è questo il senso".

E conclude: "Diverse realizzazioni hanno avuto un grande impatto e hanno costruito l'immagine dell'Odissea in un pubblico che non ha letto il poema o ne ha letto soltanto delle parti, magari a scuola. E in questo senso credo che, pur con tutte le imprecisioni che possono avere, i rifacimenti al cinema o in televisione abbiano una grande importanza perché rimettono la storia dell'Odissea al centro del discorso e riavvicinano il pubblico a quel mito. Questa è la cosa più importante: essere critici verso questi film mi sembra un po' ingiusto, perché sono tra i motivi per cui questa storia continua a essere viva nell'immaginario contemporaneo. Alcuni registi si sono appropriati nel loro stile dell'Odissea, altri invece hanno provato ad adattarla a quelle che pensavano essere le attese del pubblico, o alle convenzioni del cinema del proprio tempo. Ma, in tutti i casi, la cosa più significativa è tornare a far circolare la storia fuori dall'orizzonte di chi ne è già appassionato”.

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