Odissea: 10 curiosità che (forse) non conoscevi
Per rinfrescare la memoria e per goderci la pellicola, senza rinunciare a un briciolo di spirito critico
di Raffaella Martinotti© IPA
Il viaggio di Ulisse verso la sua patria, al ritorno della guerra di Troia, è la cornice narrativa del film “The Odyssey” di Christopher Nolan: le vicende sono riproposte da un cast stellare che vede Matt Damon nei panni di Ulisse (Odisseo), affiancato da Anne Hathaway (Penelope), Tom Holland (Telemaco, figlio del protagonista) e Zendaya (Atena). Al di là dell’interpretazione che il regista offre della vicenda e prendendo in esame solo la vicenda narrata nell’Odissea, così come la ricordiamo dagli anni di scuola, ecco un elenco di dieci curiosità e piccole questioni, per rinfrescare la memoria e per goderci la pellicola, senza rinunciare a un briciolo di spirito critico.
1. Perché l’Odissea è il viaggio che nessuno vorrebbe affrontare - Il viaggio di Ulisse è uno dei più sfortunati della storia della letteratura. Dopo la conquista di Troia, l'eroe riparte insieme agli altri re achei e nel giro di pochi giorni raggiunge capo Malea, all'estremità del Peloponneso: Itaca è ormai vicinissima. Ma una violenta tempesta trascina la sua flotta fuori rotta per nove giorni. Quando il mare si placa, Ulisse per pura sfortuna finisce nelle grinfie del ciclope Polifemo, figlio del dio del mare Poseidone; lo acceca e fa infuriare il dio, che da quel momento gli scatena contro tempeste e naufragi. Comincia così una lunghissima serie di peripezie: resiste al canto delle Sirene facendosi legare all'albero della nave, supera Scilla e Cariddi, affronta giganti antropofagi, è costretto perfino a scendere nel regno dei morti per conoscere il proprio destino e perde uno dopo l'altro tutti i compagni. Resta inoltre bloccato per un anno presso la maga Circe e per ben sette con la ninfa Calipso, che vorrebbe sposarlo e renderlo immortale. Solo grazie ai Feaci riuscirà finalmente a tornare a Itaca, dove però lo attende un’orda di usurpatori, i Proci. Insomma, una vera odissea. Molto peggio che affrontare le cancellazioni dei voli al rientro dalle vacanze.
2. Per secoli l’Odissea non fu un libro - Con i suoi circa 12.000 versi, l'Odissea è solo leggermente più breve della Divina Commedia, ma per secoli non fu messa per iscritto. Venne tramandata esclusivamente dagli aedi, i cantori professionisti dell'antica Grecia, i quali conoscevano a memoria tutti e 12.000 i versi e li declamavano durante feste e banchetti. Non imparavano il poema come farebbe oggi un attore, ma disponevano di formule, espressioni fisse e schemi narrativi che consentivano di ricostruire il poema durante la recitazione. Solo intorno alla metà del VI secolo a.C. il testo venne fissato per iscritto. Oggi si ipotizza che Omero non sia neanche esistito realmente e che Iliade e Odissea siano in realtà il frutto collettivo di centinaia di aedi, ciascuno dei quali ha “aggiunto” particolari ed elementi della vicenda complessiva.
3. Come fa il nome Odisseo a diventare Ulisse? - Il nome dell'eroe compare nei testi greci in numerose varianti, un fatto molto insolito per un nome proprio dell’epoca. Per questo molti studiosi ritengono che non abbia origine greca, ma appartenga a una tradizione linguistica più antica. Anche l'etimologia proposta dallo stesso Omero è oggi considerata poco convincente. Secondo l'Oxford Classical Dictionary, i Romani adottarono semplicemente una delle varianti del nome allora in circolazione, da cui nacque "Ulisse".
4. L’inganno del Cavallo di Troia: sicuri che fosse un cavallo? - Lo storico Francesco Tiboni ha avanzato una teoria sorprendente: il celebre cavallo di legno zeppo di guerrieri che segnò la rovina di Troia potrebbe essere stato in realtà una nave. Alcuni tipi di imbarcazioni fenicie erano infatti chiamati hippos (il termine greco che significa "cavallo") e molte navi antiche avevano una prua decorata proprio con una testa equina. Inoltre, le espressioni usate da Omero per descrivere gli Achei nascosti all'interno sono gli stessi impiegati per descrivere l'imbarco su una nave.
5. Ulisse navigò davvero nel Mediterraneo? - Negli ultimi decenni diversi studiosi hanno proposto una lettura radicalmente diversa dell'Odissea. Le enormi tempeste, le onde immense, le lunghe traversate senza avvistare terra e le fortissime correnti descritte da Omero sembrano infatti adattarsi meglio all'Atlantico che al Mediterraneo. Secondo questa interpretazione, Ulisse avrebbe superato le Colonne d'Ercole e raggiunto l'oceano aperto. Così i Ciclopi verrebbero collocati nelle Canarie, Circe in Irlanda, la discesa agli Inferi nell'estremo Nord Europa, Scilla e Cariddi nei giganteschi vortici marini delle coste scozzesi e l'isola di Calipso a Madeira. Una teoria affascinante, anche se ancora molto discussa.
6. Quanti anni aveva Ulisse al ritorno? - Omero non lo dice esplicitamente, ma è possibile fare qualche calcolo. Ulisse parte per Troia già sposato e con un figlio appena nato: è verosimile che avesse tra i 20 e i 25 anni. Tra i dieci anni della guerra e i dieci del viaggio di ritorno trascorrono circa vent'anni. È quindi probabile che al suo rientro abbia tra i 40 e i 50 anni: abbastanza giovane e vigoroso per affrontare ancora una battaglia, ma ormai un uomo pienamente maturo e, per gli standard dell'epoca, anche vecchio.
7. Perché gli dèi intervengono continuamente? - Atena è la divinità più presente dell'Odissea e compare spesso sotto travestimenti diversi: una giovane ragazza, un pastore, una rondine o perfino una nebbia che rende invisibile Ulisse. Secondo la psicanalisi, queste figure rappresentano le grandi forze della psiche umana. Jung parlava degli dèi come di immagini archetipiche dell'inconscio; in questa prospettiva il viaggio di Ulisse diventa anche il racconto simbolico del dialogo dell'uomo con se stesso.
8. Chi è il primo a riconoscere Ulisse a Itaca? - Quando Ulisse torna a Itaca travestito da mendicante, nessuno lo riconosce, nemmeno il fedele porcaro Eumeo. L'unico a capire immediatamente chi ha davanti è Argo, il vecchio cane da caccia ormai morente. Muove appena la coda, abbassa le orecchie e subito dopo muore. Ulisse si volta per nascondere le lacrime.
9. Il corpo non mente - Poco dopo anche la nutrice Euriclea scopre la verità. Mentre lava i piedi al mendicante sotto le cui spoglie è nascosto il nostro eroe, riconosce una vecchia cicatrice provocata anni prima da un cinghiale durante una battuta di caccia. È il corpo, più delle parole, a tradire la sua vera identità, nonostante l’intervento di Atena che aveva trasformato l’aspetto dell’eroe. Ulisse però le impone il silenzio fino al momento della vendetta.
10. I dubbi di Penelope: come riconosce il marito? – Sarebbe bello immaginare che l’amore possa vedere oltre le apparenze fino a quel punto. Ma Penelope non è sicura, anche dopo la strage dei Proci. Così ordina di preparare il letto per lo straniero, ma fuori dalla sua camera. In realtà è una trappola: quel letto era stato costruito da Ulisse attorno al tronco vivo di un ulivo e non poteva quindi essere spostato. Solo il vero proprietario conosce quel segreto. Quando Ulisse reagisce indignato, Penelope supera ogni dubbio: Ulisse era davero tornato.
