L'INTERVISTA

Dolcenera e il nuovo singolo "Epopea": "Bisogna lasciar andare per conquistare la libertà"

La cantautrice pugliese torna con un baile funk estivo per parlare di rapporti umani ostacolati dai social e si prepara a pubblicare il suo dodicesimo album. E ci svela un sogno: una canzone a quattro mani con Lady Gaga

di Giulia Spini
23 Giu 2026 - 07:08
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Ufficio stampa

© Ufficio stampa

Un ritmo sostenuto, quasi da clubbing, per raccontare un lato della quotidianità. Così Dolcenera con il nuovo singolo Epopea, un brano baile funk elettronico, fotografa una generazione anestetizzata dai social e dalle relazioni artificiali, ma ancora alla disperata ricerca di una connessione autentica. Il singolo anticipa il suo dodicesimo album in studio, in uscita nel 2026, che inaugurerà una nuova fase artistica e sarà accompagnato dal tour teatrale "Piano Solo Recital": un one-woman show tra musica e narrazione. 

Da produttrice e musicista, come hai vissuto il processo creativo di questo brano?

Epopea affonda le sue radici nel baile funk, un genere tipico brasiliano basato sulla clave, che in gergo musicale indica il tipo di ritmo. Nella strofa c'è il frutto del mio studio sulle percussioni del sud del mondo. A Firenze un amico percussionista, Anderson De Souza, figlio del grande De Souza che diresse i tamburi nel celebre video di Michael Jackson, They Don't Care About Us, mi ha fatto innamorare di questo universo. Per l'album precedente sono volata a registrare direttamente a Rio de Janeiro; era diventata una vera e propria fissa. Il mio lato cantautorale, comunque, resta sempre in primo piano e si sposa con questa passione esotica. In Epopea c'è anche il pianoforte, ma inserito in una cornice che richiama la tradizione house music. Questo modo di guardare la realtà per me ha un'attitudine rock. C'è il racconto della voglia di viversi e di toccarsi come reazione al distacco digitale. Quando nel ritornello canto "Tu la pensi come me o esci con quelle teste di cera?", per teste di cera intendo le menti non pensanti, che non si pongono domande. Dietro la ricerca del contatto fisico c'è una riflessione sul nostro momento storico. Le canzoni, come diceva De André, nascono sempre dai contrasti e da una situazione che si vuole risolvere.

Questa epopea quotidiana per conquistare la libertà ci sta rendendo degli eroi solitari?

Evidentemente il mondo in cui viviamo si è allargato. Se prima lottavamo per realizzarci in un ambiente più ristretto, oggi con i social siamo proiettati costantemente nel mondo intero. Questo ha i suoi pro e i suoi contro. Come esseri umani dobbiamo avere delle difese in più per andare avanti. Se inserisci la tua vita in un contenitore così vasto e inizi a fare paragoni, rischi di uscirne frustrato. Spesso si confonde ciò che si pubblica con la verità, dimenticando che sui social si mostra solo una versione edulcorata dell'esistenza. In quel caso, per sopravvivere, si diventa davvero degli eroi solitari, sempre più soli in un mondo che vorrebbe condivisione.

Ti senti più un'osservatrice del mondo o un'interprete delle sue emozioni?

Sono un'osservatrice nata, totalmente immersa nella realtà. Non sono distaccata, io sto bruciando dentro questo tempo. Vivo e sento tutto intensamente, a volte fin troppo, dovrei essere più leggera. Sento il bisogno di comunicare per condividere e, forse, per liberarmi del peso dei miei stessi pensieri.

In "Epopea" parli del bisogno di un contatto fisico, intellettuale e spirituale. Quale dimensione stiamo perdendo più velocemente?

C'è una sorta di impedimento a esprimere un pensiero, la nostra parte intellettuale è un pensiero complesso. Il linguaggio digitale agevola il pensiero semplice, rapido ed estremo. Esistono però argomenti complessi che richiedono contenuti lunghi e riflessione. La comunicazione digitale odierna è molto rapida, ce lo impongono gli algoritmi, e questo finisce per banalizzare ed estremizzare anche la politica e la diplomazia. Le grandi questioni non sono robe da mercato da liquidare con frasi di sette parole. L'essere umano deve mantenere la sua natura multiforme. L'algoritmo non lo è. Per questo credo che certi temi, come la politica, non dovrebbero proprio essere trattati sui social.

Molti artisti denunciano l'invasività dei social, ma li usano per lavorare. Come vivi questo paradosso?

Preferivo quando la comunicazione avveniva in modo diverso, forse più elevato. Sembra un contrasto, ma non lo è. Non avrebbe senso restare a casa a lamentarsi e basta. Nel bene c'è il male e nel male c'è il bene; il mio stesso nome d'arte, Dolcenera, lo racconta: sono divergente, ma ho una spudorata voglia di abbracciare le persone. I social ti permettono di essere accanto alla gente, ma c'è il rovescio della medaglia. Il mondo digitale è specchio di quello reale: è bellissimo da un certo punto di vista ma crudele da un altro. Esprimere una critica all'interno di questo contenitore è legittimo: non serve andare sulla Luna per parlare dei problemi della Terra. Poi il modo in cui si utilizzano i social è un'altra cosa, io ho un modo tutto mio, non uno ossessivo compulsivo, anche se il mio mestiere lo indicherebbe come unica strada. Poi c'è anche un altro concetto: il social mi piace o il social mi deprime? Chiaramente la verità sta sempre nel mezzo, nella bellezza c'è anche la parte crudele. Nel futuro c'è una voglia di passato, e nel passato c'è una voglia di futuro.

Hai definito "Epopea" una sorta di secondogenita del tuo singolo "My Love". C'è un filo narrativo che lega questi brani?

C'è un legame fortissimo: c'è la bambina che smania per vedere un futuro migliore rispetto a questo presente, e c'è la donna consapevole che stiamo attraversando un momento di passaggio evolutivo nella storia dell'umanità. È una transizione che ci sta sorprendendo in positivo, ma purtroppo anche in negativo. La bambina guarda al futuro, la donna cerca di affrontare il presente con filosofia. Quindi c'è questo concetto, c'è l'idea di vedere il lungo cammino dell'essere umano, della società e di metterci dentro le emozioni.

C'è un legame tra la tutela ambientale di "Amaremare" e la tutela dell'umanità in "Epopea"?

Assolutamente sì. Amaremare per me è stato un momento bellissimo, dove ho nascosto sotto le vesti di un ritmo afro ed estivo, un pensiero che mai nella musica era stato espresso così, in maniera diretta. Successivamente ho pubblicato Calliope (Pace alla luce del sole), scritta durante lo scoppio della guerra in Ucraina e dopo il trauma del Covid. In quel momento la musica stava reagendo alla sofferenza in modo quasi aggressivo e spietato, e il mio messaggio di pace è rimasto un po' isolato. Lì mi sono fermata a riflettere sul valore del cantautorato. Oggi, siccome la vita digitale ci bombarda di contenuti, andiamo in una sorta di modalità "protezione" che somiglia all'indifferenza. Io però resto una positiva nata: credo nelle nuove generazioni perché vedo che hanno già un atteggiamento più maturo verso il digitale e sanno distinguere la verità dalla propaganda.

A proposito di nuove generazioni, che consiglio daresti a un giovane della Gen Z che vuole fare musica?

In realtà sono loro che dovrebbero dare consigli a me! Il mercato musicale è cambiato talmente tanto che i miei suggerimenti rischiano di essere obsoleti. I ragazzi di oggi vedono benissimo che le piattaforme generaliste tendono a clonare la musica, ma si accorgono anche dei grandi fenomeni che esplodono fuori dal digitale. Penso alla scena jazz inglese, seguitissima dai giovani. Band e singoli che rompono il sistema. L'Italia è un mercato più piccolo e asfittico, quindi uscire dai binari è più difficile, ma spero che le cose cambino.

La tua carriera è segnata da continui cambi di stile, eppure la tua identità resta inconfondibile. Qual è l'elemento non negoziabile quando sperimenti?

La consciousness, la coscienza dell'individuo all'interno della società. Tutte le mie canzoni contengono una sorta di sogno collettivo, non è mai un pensiero puramente individuale. Da Siamo tutti là fuori a Com'è straordinaria la vita, fino a Amaremare e Ci vediamo a casa, c’è sempre la consapevolezza dell'essere umano all'interno di un contesto sociale. 

Una collaborazione dei sogni all'estero?

Sono molto nostalgica, a volte ascolto fisso Frank Sinatra. Però, se dovessi scegliere un'artista contemporanea, mi piacerebbe tantissimo scrivere una canzone a quattro mani con Lady Gaga. Vorrei esplorare quel suo mondo più country e radicato, quello da cui è partita e a cui è tornata, che le ha dato la sua reale consacrazione artistica.

Google Preferred Site

Il tuo tour "Piano Solo Recital" ha una dimensione intima, opposta al clubbing di "Epopea". Come si trasformerà il pezzo sul palco?

Io ho questa doppia anima, che in realtà è una sola. Se ascolti "Epopea" in una versione piano e voce ti rendi conto che la struttura è la stessa: cambia solo il vestito musicale. Amo profondamente le contaminazioni.

Piani per il futuro?

Sto aspettando il momento giusto per pubblicare due canzoni che mi sembrano abbastanza storiche, del mio repertorio. Per il resto, mi rende felice poter condividere un pensiero con il mio pubblico. Quando utilizzi una parola, quando scrivi un testo, sai che quella parola sceglierà una persona piuttosto che un'altra. Noto che attorno a me c'è una community di persone dotate di una grande sensibilità, a cui piace divertirsi e che apprezza il pensiero letterario. Vorrei incrementare sempre di più la dimensione dei concerti live, per continuare a connettermi realmente con loro.

Ti potrebbe interessare

videovideo