Pensioni, spunta l'ipotesi di anticipare l'uscita dal lavoro a 64 anni: ecco chi potrebbe beneficiarne
A spingere sulla misura è soprattutto la Lega di Salvini, secondo cui potrebbe essere finanziata da un fondo di 850 milioni di euro entrato in Manovra
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Nella Manovra 2027, a cui il Consiglio dei ministri ha dato il via libera il 28 ottobre, non poteva mancare il capitolo pensioni. Su richiesta del leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l'arrivo di un fondo da 850 milioni per la flessibilità, pensato, dice il ministro dei Trasporti, per dare la possibilità di andare in pensione a 64 anni e non 67, come previsto dal regime di vecchiaia ordinario. La premier ha precisato che la misura sarà destinata a chi va in pensione col sistema contributivo (generalmente, chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996). Ma l'abbassamento dell'età non è una certezza: starà al Parlamento, adesso, stabilire requisiti, beneficiari e modalità di accesso, tenendo conto del fatto che la proposta nelle forme richieste dal Carroccio costerebbe circa 1,6 miliardi di euro, secondo una ricostruzione dell'Ansa, ovvero il doppio della dotazione del fondo. Attualmente, va ricordato, si va in pensione a 67 anni (che diventeranno 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi nel 2028, in linea di massima con almeno 20 anni di contributi). Ecco cosa cambierebbe dal 2027, secondo un'analisi del Corriere della Sera, se la misura dovesse essere approvata.
I requisiti
La proposta leghista sembrerebbe essere una nuova Quota 100, dato che prevede 64 anni di età minima e 36 anni di contributi versati (requisiti non ancora approvati dal governo). Ma gli eventuali requisiti aggiuntivi, le condizioni economiche e le categorie ammesse alla misura non sono ancora stati definiti.
I beneficiari
L’intento sarebbe quello di rendere più ampio l’accesso al pensionamento anticipato, coinvolgendo anche chi ha iniziato a maturare contributi previdenziali prima del 1996. Questa categoria, infatti, oggi non può generalmente andare in pensione a 64 anni attraverso il canale contributivo, se non in presenza di specifici requisiti o possibilità alternative, tra cui il ricorso al computo dei contributi nella Gestione separata dell’Inps. Il dubbio, spiega il quotidiano, resta se quest’eventuale flessibilità sarebbe riservata a chi ha una pensione interamente contributiva oppure potrebbe essere utilizzata anche dai lavoratori del sistema misto (che, in quel caso, dovrebbero probabilmente accettare un ricalcolo dell'assegno). E non è il solo elemento di incertezza: dato che le risorse del fondo non sono molto abbondanti, è probabile che verrebbe fatta una selezione dei beneficiari.
Le differenze dalla Quota 100
La nuova proposta del Carroccio, quindi, prevede 64 anni di età e 36 di contributi. La somma fa cifra tonda, è vero, ma i requisiti sono diversi dalla Quota 100 introdotta nel 2019, quando poteva uscire dal lavoro in anticipo chi aveva 62 anni e 38 di contributi tra l'anno dell'introduzione della misura e il 2021. Inoltre, in quel caso, non era previsto il ricalcolo obbligatorio dell'intera pensione con il metodo contributivo.
Il rischio di un assegno più basso
Che chi scelga di andare in pensione a 64 anni possa ricevere un assegno più basso è una possibilità concreta, anche se l'entità della riduzione potrebbe variare notevolmente da un caso all'altro. Tra le ipotesi prese in considerazione figura quella di ricalcolare l'intero trattamento pensionistico con il metodo contributivo, una soluzione che rischierebbe di penalizzare maggiormente chi ha maturato una parte della pensione secondo il sistema retributivo. Sull'importo finale inciderebbero anche l'età in cui si lascia il lavoro e i contributi che non verrebbero più accumulati proseguendo l'attività lavorativa. Nel calcolo contributivo, infatti, il coefficiente di trasformazione applicato a 64 anni è più basso di quello previsto a 67 anni. La riduzione effettiva dipenderebbe, dunque, dal percorso previdenziale di ciascun lavoratore e dalle eventuali condizioni stabilite dalla futura normativa.
Quanto durerebbe il taglio
La riduzione dell'assegno pensionistico dovrebbe essere permanente. Se si accede alla pensione anticipata con un assegno più basso, l'importo non viene automaticamente ricalcolato una volta compiuti 67 anni, come se nel frattempo si fosse continuato a lavorare e a versare contributi. La differenza non deriverebbe necessariamente da una penalizzazione introdotta esplicitamente dalla legge, ma potrebbe essere la conseguenza del metodo di calcolo applicato al momento del pensionamento. L'assegno continuerebbe comunque a essere adeguato attraverso le rivalutazioni previste dalla normativa vigente. Per comprendere con precisione le conseguenze della nuova misura, tuttavia, sarà necessario attendere la definizione delle disposizioni definitive.
