NEgli anni ottanta erano tre

Allarme Cgia: in Italia c'è un pensionato per ogni lavoratore

Entro il 2029 previsti tre milioni di lavoratori in uscita dal mercato del lavoro

24 Ott 2026 - 11:43
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In Italia c'è ormai quasi un lavoratore per ogni pensione erogata. Un rapporto che negli Anni Ottanta era di tre a uno e che oggi fotografa le conseguenze del progressivo invecchiamento della popolazione e del calo delle nascite. A lanciare l'allarme è l'Ufficio studi della Cgia (il Centro Studi dell'associazione degli artigiani e delle piccole imprese) di Mestre, che nella sua ultima analisi evidenzia come nel 2025, a fronte di 24,1 milioni di occupati, siano state erogate quasi 23,2 milioni di pensioni. Secondo l'associazione, il declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinquant'anni sta producendo effetti sempre più rilevanti sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale. Un quadro definito "molto preoccupante", destinato a peggiorare nei prossimi anni.

Entro il 2029 tre milioni di lavoratori in uscita

 Le previsioni della Cgia indicano che tra il 2025 e il 2029 circa tre milioni di italiani usciranno dal mercato del lavoro. Di questi, 2.244.700, pari a circa il 74% del totale, si concentreranno nelle regioni del Centro-Nord. Un ricambio generazionale che si inserisce in un contesto economico e sociale segnato da una natalità sempre più bassa e da un'aspettativa di vita più elevata. Due fenomeni che, secondo l'analisi, hanno progressivamente modificato l'equilibrio tra popolazione attiva e pensioni erogate.

Spesa pensionistica verso i 389 miliardi nel 2029

 A crescere è anche il costo complessivo delle pensioni. Secondo le stime riportate, nel 2026 la spesa pensionistica dovrebbe raggiungere 351,8 miliardi di euro, con un incremento del 2,7% rispetto all'anno precedente, in linea con un'inflazione prevista al 2,8%. Le prospettive indicano un ulteriore aumento: nel 2029 la spesa potrebbe arrivare a 388,6 miliardi di euro.

Reggio Calabria, Taranto e Lecce le aree più squilibrate

 L'analisi del territorio mette in evidenza differenze sostanziali tra le province italiane. La situazione più critica, considerando la differenza tra occupati e pensioni erogate nel 2025, riguarda la Città metropolitana di Reggio Calabria, dove il saldo è negativo per 90.368 unità. Seguono Taranto, Lecce e Messina. Lo squilibrio non riguarda però soltanto il Mezzogiorno. Biella ha un saldo negativo di 9.153, Rovigo (-5.652), Vercelli (-5.351), Massa-Carrara (-2.731), Sondrio (-1.869), Ferrara (-1.548), Alessandria (-1.227), La Spezia (-602), Belluno (-213) e Lecco (-188).

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