Inflazione, cosa incide sul carovita
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Quando i redditi aumentano per inseguire i prezzi, il Fisco può assorbire una parte del recupero anche senza alzare le aliquote. Il maggiore prelievo su dipendenti e pensionati nel biennio 2026-2027 potrebbe arrivare a 12,74 miliardi nello scenario di inflazione peggiore
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Fiscal drag significa letteralmente "trascinamento, drenaggio fiscale": è l’aumento delle imposte che può verificarsi quando stipendi e pensioni crescono per compensare l’inflazione, mentre le soglie e le detrazioni dell’Irpef non vengono adeguate ai prezzi. Il reddito sale sulla carta, ma non necessariamente nel potere d’acquisto. E questo mentre il contribuente può ritrovarsi a pagare più tasse.
È per questo che il fiscal drag viene definito una "tassa invisibile". Non nasce da una nuova aliquota o dall'innalzamento delle attuali, ma dipende dall’incontro tra l’aumento nominale dei redditi e le regole del prelievo fiscale rimaste ferme.
Immaginiamo una lavoratrice con un reddito imponibile di 28mila euro annui. Riceve un aumento del 3% per recuperare il rincaro dei prezzi e arriva a 28.840 euro. Se anche i prezzi sono cresciuti del 3%, quell’aumento serve a mantenere il suo potere d’acquisto, non a renderla più ricca.
La soglia Irpef dei 28mila euro, però, resta dov’è. In base alle aliquote in vigore nel 2026, gli 840 euro che la superano ricadono nello scaglione tassato al 33%, anziché in quello al 23%. Limitandosi alle aliquote, la differenza è di 84 euro rispetto a un’ipotetica soglia aggiornata nella stessa misura dei prezzi. Il calcolo reale della busta paga dipende anche dalle detrazioni e dalle altre regole applicabili, ma l’esempio mostra il meccanismo: una parte dell’aumento destinato a recuperare l’inflazione viene assorbita dal Fisco.
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Il drenaggio può agire anche attraverso le detrazioni, che per alcuni contribuenti diminuiscono al crescere del reddito. Per questo i suoi effetti non si misurano soltanto guardando se una persona supera uno scaglione Irpef.
Secondo le simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, riportate da "Repubblica", il fiscal drag su redditi da lavoro dipendente e pensioni potrebbe produrre 8,1 miliardi di maggiore prelievo nel biennio 2026-2027 nello scenario centrale. Di questi, circa 6 miliardi graverebbero sui lavoratori dipendenti e 2 sui pensionati.
Gli economisti si spingono a dire che il drenaggio fiscale potrebbe arrivare quasi a 13 miliardi se l'inflazione dovesse schizzare ai livelli ritenuti oggi peggiori. Se l’aumento cumulato dei prezzi nel biennio raggiungesse l’8,2%, il maggiore prelievo stimato salirebbe a 12,74 miliardi: circa 9 miliardi a carico dei dipendenti e quasi 4 dei pensionati.
In uno scenario intermedio, invece, con un’inflazione cumulata del 6%, la stima sarebbe invece di 9,35 miliardi. I calcoli si basano sugli scenari sull’inflazione della Banca d’Italia.
Le simulazioni citate da "Repubblica" considerano i redditi da lavoro dipendente e le pensioni soggetti all’Irpef progressiva. Non comprendono le addizionali regionali e comunali. Non descrivono, quindi, una perdita identica per tutti i contribuenti: l’effetto individuale varia in base al reddito, agli aumenti ricevuti e alle detrazioni.
C’è anche un’altra condizione: perché scatti il drenaggio fiscale, il reddito nominale deve aumentare. Chi non riceve alcun adeguamento dello stipendio non paga più Irpef per effetto di questo specifico meccanismo, ma subisce comunque la perdita di potere d’acquisto causata dai prezzi più alti.
Secondo Leonardi e Rizzo, la forte inflazione del 2022-2023 avrebbe generato circa 25 miliardi di maggiore prelievo. Nel biennio successivo, con prezzi cresciuti più lentamente, l’effetto si sarebbe attenuato. Ora il tema torna mentre il governo valuta nuove misure sull’Irpef nella prossima manovra, tra cui l’ipotesi di estendere l’aliquota del 33% fino a 60mila euro.
Un eventuale taglio delle imposte può compensare in tutto o in parte il drenaggio fiscale. Ma i due effetti vanno tenuti distinti: per capire quanto denaro resti davvero nelle tasche di lavoratori e pensionati bisogna guardare sia al beneficio delle misure fiscali sia al prelievo aggiuntivo prodotto dall’inflazione.