Gas, come l’Italia ha saputo cambiare la geografia delle forniture
In meno di quattro anni il Paese ha sostituito il gas russo, che copriva il 40% dei consumi: oggi oltre l’80% arriva da sud o via nave, attraverso dieci diversi punti di ingresso
© Snam
Fino al 2021 il gas arrivava in Italia soprattutto da nord, e per oltre un terzo dalla Russia. Oggi oltre l’80% delle forniture entra da sud o via nave. È l’effetto delle azioni intraprese dal Paese dopo l’invasione dell’Ucraina, fondamentali per sostituire in poco tempo il 40% del gas che consumava, fino ad allora garantito da Mosca.
Era energia che scalda le case, alimenta le imprese e produce una quota rilevante dell’elettricità nazionale. Non rimpiazzarla avrebbe significato rinunciare a 28 miliardi di metri cubi l’anno: come togliere il gas a Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna.
Le nuove rotte del gas arrivano da sud
Nel 2025 circa la metà degli approvvigionamenti è arrivata dai gasdotti del Mezzogiorno: oltre il 30% dall’Algeria attraverso Mazara del Vallo, il 16% dall’Azerbaigian attraverso Melendugno, in Puglia, e circa il 3% dalla Libia attraverso Gela. Rispetto al 2020, il flusso dall’Algeria è cresciuto di oltre il 65%.
In poche parole, la direzione prevalente si è invertita: il gas entra al Sud e risale lungo la Penisola verso i grandi centri di consumo del Nord. Per sostenere questo percorso è in costruzione anche la Linea Adriatica, 425 chilometri di nuovi gasdotti che andranno da Sulmona, in Abruzzo, a Minerbio, nel bolognese, aumentando di 10 miliardi di metri cubi l’anno la capacità di trasporto lungo l’asse sud-nord.
Il peso del GNL nelle forniture di gas
L’altro pilastro è il gas naturale liquefatto, che arriva via nave da Paesi non collegati all’Italia da gasdotti. Le due navi rigassificatrici acquistate da Snam su mandato del Governo, a Piombino e al largo di Ravenna, hanno portato la capacità italiana di rigassificazione a 28 miliardi di metri cubi l’anno, la terza dell’Unione europea dopo Spagna e Francia. Un volume identico a quello importato da Mosca fino al 2021. Il GNL rappresenta oggi circa un terzo delle forniture, contro il 13% del 2021.
Con 10 punti di ingresso, 5 via gasdotto e 5 via mare, l’Italia è il Paese più interconnesso del continente per l’approvvigionamento di gas, e questo è di fondamentale aiuto per affrontare le attuali turbolenze geopolitiche.
La prova di Hormuz
Dopo la crisi del 2022, infatti, la diversificazione è stata nuovamente messa alla prova nel 2026. La crisi di Hormuz ha colpito circa il 20% dell’offerta mondiale di GNL, e il gas del Qatar, che passa da quello stretto, copriva il 10% dei consumi italiani.
Le forniture però non si sono interrotte. I volumi del Qatar sono stati sostituiti da carichi di altri Paesi, a partire da Stati Uniti e Paesi africani, facendo leva sui diversi punti di ingresso, sui maggiori flussi da sud e sugli stoccaggi. Nei primi 9 mesi del 2026, in particolare, le importazioni di GNL sono cresciute del 2%.
Da Paese di consumo a crocevia europeo
L’inversione ha cambiato anche il ruolo dell’Italia nell’equilibrio energetico europeo. Da Paese a cui il gas era sostanzialmente destinato, infatti, l’Italia è diventata un attore della sicurezza energetica europea e sta attualmente lavorando per rafforzare la propria capacità di esportazione verso il Centro e il Nord Europa.
L’Italia, che con 63,4 miliardi di metri cubi di gas consumati nel 2025 è il secondo Paese europeo per domanda di metano dopo la Germania, si prepara così a funzionare come porta d’accesso europea per il gas in arrivo da tante parti del mondo.
