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Ilva, sciopero dei lavoratori: corteo a Genova, sparati fumogeni | Calenda annulla il tavolo con ArcelorMittal

Il ministro ha definito "inaccettabile" che non siano "garantite le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori". Lʼazienda: "Eravamo al tavolo per arrivare a un accordo"

I metalmeccanici di Ilva Cornigliano hanno protestato davanti alla Prefettura di Genova, fronteggiando la polizia in tenuta antisommossa. Una delegazione di operai è stata ricevuta dalle autorità. Il corteo, partito dallo stabilimento alle 8:30, ha bloccato parte del centro di Genova. Sparati alcuni fumogeni rossi. Intanto il ministro Calenda ha annullato il tavolo con ArcelorMittal definendo "inaccettabile" non avere garanzie sui lavoratori.

Per il ministro dello Sviluppo economico, insomma, "bisogna ripartire dall'accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti".

Più che per stipendi, però, molla della protesta genovese sono gli esuberi: il piano industriale ne prevede 599. Dagli attuali 1.499 lavoratori si passerebbe dunque a meno di mille. Dei 4mila esuberi totali annunciati, 3.300 riguardano invece la sola sede di Taranto.

ArcelorMittal, da parte sua, ha spiegato che "Raggiungere un accordo con i sindacati dell'Ilva in tempi ragionevoli è importante perché, una volta chiusa la transazione, possiamo mettere in atto i nostri piani di investimento. E' vitale che l'implementazione del nostro piano non venga ritardata". L'azienda ha anche sottolineato che "oggi il nostro obiettivo era quello di fare un primo passo verso il raggiungimento di un accordo accettabile per tutti gli interessati", e si dice "contrariata" per non aver "potuto iniziare la trattativa con i sindacati". "Comprendiamo l'importanza dei livelli occupazionali e infatti abbiamo aumentato il numero degli occupati a 10.000 rispetto alla nostra offerta originaria. Tuttavia non abbiamo fatto alcuna ulteriore promessa. Il resto sarà oggetto della negoziazione sindacale".

Presidi anche a Taranto - Presidi di lavoratori e sindacati sono in corso davanti alle portinerie A, D, Tubifici e imprese dello stabilimento Ilva di Taranto. Le iniziative avvengono in concomitanza con lo sciopero di 24 ore, cominciato alle 7, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb. In programma al Mise un vertice in cui sarà discusso il piano dell'acquirente Am Investco (controllata dal gruppo franco-indiano ArcelorMittal), che ha confermato i 4mila esuberi programmati. Mobilitazioni anche a Genova, dove gli scioperanti potrebbero bloccare il traffico.

Il governo ha garantito che non lascerà nessuno senza tutele, ma per i sindacati si parte da una base di confronto inaccettabile. A preoccupare sono soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am Investco.

Questi ultimi, secondo i sindacati, perderanno le garanzie dell'articolo 18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act. Inoltre, come evidenziato nel piano, non ci sarà alcuna "continuità rispetto al rapporto di lavoro" precedente "neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità". Ora toccherà alle sigle sindacali trattare per riuscire a mantenere i livelli retributivi.

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