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Vallanzasca, carcere Bollate: dategli la libertà condizionale | Pg Milano: no a liberazione

Lʼequipe di osservazione e trattamento del penitenziario milanese ritiene che il 67enne "non potrebbe progredire con altra detenzione"

Renato Vallanzasca, esponente della mala milanese condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un "cambiamento profondo, intellettuale ed emotivo. Non potrebbe progredire con altra detenzione e si ritiene che possa essere ammesso alla liberazione condizionale", cioè che possa concludere la pena fuori dal carcere in libertà vigilata. Lo scrive l'equipe di osservazione del carcere di Bollate in una nota inviata al tribunale di Sorveglianza.

Vallanzasca, carcere di Bollate: "Dategli la libertà condizionale"

Renato Vallanzasca, esponente della mala milanese condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un "cambiamento profondo, intellettuale ed emotivo. Non potrebbe progredire con altra detenzione e si ritiene che possa essere ammesso alla liberazione condizionale", cioè che possa concludere la pena fuori dal carcere in libertà vigilata. Lo scrive l'equipe di osservazione del carcere di Bollate in una nota inviata al tribunale di Sorveglianza.

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Renato Vallanzasca, oggi 67enne, aveva già ottenuto la semilibertà nell'ottobre del 2013, ma durante un permesso premio era stato sorpreso da un vigilante di un supermercato di Milano mentre tentata di rubare due paia di boxer, delle cesoie e del concime per le piante per un valore di circa 70 euro. Episodio che gli è valso una condanna a 10 mesi per tentata rapina impropria e soprattutto il ritorno al regime carcerario. Nell'agosto del 2017, poi, Vallanzasca ha aggredito un agente a Bollate, nell'area colloqui, in presenza di altri detenuti e familiari. Ora però, spiega l'avvocato Davide Steccanella "confido che il Tribunale accolga un'istanza che alla luce di quanto scrive il carcere di Bollate appare del tutto legittima dopo mezzo secolo di carcere".

I primi anni - Nato nel 1950, due mogli, diverse storie sentimentali vere o presunte, 4 ergastoli e 296 anni di reclusione, Vallanzasca è diventato un personaggio per la sua carriera criminale, che inizia all'età di 18 anni. Appena maggiorenne entra nel giro dei malavitosi del quartiere Comasina. A 22 il primo arresto per una rapina in un supermercato: condannato a 10 anni, fugge corrompendo un agente. Nel 1976 arriva il salto di qualità, la lotta col clan di Turatello. Poi il sequestro di Emanuela Trapani, figlia di un imprenditore, e dell'imprenditore del legno Rino Balconi.

Gli omicidi - Latitante, a ottobre uccide a un casello l'agente della polstrada Bruno Lucchesi. Pochi giorni dopo ammazza un medico, Umberto Premoli, pare per rubargli l'auto e continuare la fuga. Il 6 febbraio 1977, in una sparatoria a Dalmine vicino Bergamo, uccide due agenti della stradale: ferito a una gamba viene arrestato nove giorni dopo. Nell'aprile 1980 tenta di evadere da San Vittore, poco tempo dopo partecipa alla rivolta nel carcere di Novara e uccide il detenuto Massimo Loi, facendone trovare la testa in una cella. Nel 1984 nuova mancata fuga da Spoleto. Ci riesce tre anni dopo a Genova con un'evasione rocambolesca dall'oblò della nave con cui stava per essere trasferito all'Asinara. La fuga dura alcune settimane. Ne tenterà un'altra nel 1995 da Novara. A partire dal 2010 più volte, non senza polemiche, ottiene l'ammissione al lavoro esterno, per poi rientrare in carcere nel 2014 dopo il tentativo di furto al supermercato. Ora la decisione sulla libertà vigilata spetta al tribunale di Sorveglianza, mentre una cooperativa e una comunità hanno già manifestato la disponibilità, come anche in passato, a far svolgere al 67enne delle attività, anche lavorative.

Pg Milano: no a liberazione - Vallanzasca non può riottenere la libertà e men che meno può avere la liberazione condizionale. E' la richiesta formulata in udienza, davanti ai giudici della Sorveglianza, dal sostituto pg Antonio Lamanna. Se la direzione del carcere di Bollate parla di un "adeguato livello di ravvedimento" il codice impone, invece, che il ravvedimento sia "sicuro" e, per il pg, nel suo caso non lo è.

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