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Friuli, Unabomber resta un mistero dopo dieci anni senza attentati

Sembrava che il folle fosse stato individuato in Elvo Zornitta, ma la prova regina era stata costruita da un perito

Il primo scoppio avvenne il 21 agosto 1994 alla Sagra degli Osei, a Sacile, in Friuli. Tre le persone che rimasero ferite in quell'occasione. L'ultimo episodio in Veneto, a Caorle, foce del Livenza, il 6 maggio del 2006. A esplodere, quella volta, fu una bottiglia e a farsi male furono due fidanzati. Sono passati oggi dieci anni e Unabomber, il bombarolo del Nord Est, rimane un fantasma senza nome e senza volto. Ha lasciato dietro di sé una scia di sangue, dolore, mistero e infine, una maxi indagine che si è risolta in un fallimento.

Abile e spietato l'Unabomber italiano non è stato tradito da nessuno e le sue vittime le ha sempre scelte nel mucchio: adulti, donne anziane, bambini, per un totale di oltre trenta attentati, dai primi rudimentali tubi bomba alle bolle di sapone, i pennarelli, gli ovetti di cioccolato. Nelle confezioni inseriva sostanze diverse, dalla polvere da sparo alla nitroglicerina.

 

A un certo punto, dopo duemila persone finite nel mirino degli investigatori, sembrava che il folle fosse stato individuato in Elvo Zornitta, ingegnere aeronautico friulano. Peccato che per incastrarlo, un perito balistico della Polizia abbia costruito in laboratorio, a tavolino, la cosiddetta prova regina.

Assolto Zornitta, ben prima del processo, il bombarolo è rimasto libero e ignoto. Forse si è pentito per le sue ignobili azioni, forse è morto: gli attentati infatti, sono finiti.

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