l'analisi dei dati inps 2025

Stipendi, pensioni, carriere: ecco perché le donne guadagnano sempre meno degli uomini

Il terzo rendiconto di genere del Civ Inps fotografa un'Italia in cui le disparità tra uomini e donne sono ancora profonde e trasversali

25 Feb 2026 - 11:53
 © Istockphoto

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Una non notizia, in un certo senso. Perché il divario retributivo di genere - il cosiddetto gender pay gap - è qualcosa che milioni di donne italiane conoscono purtroppo sulla propria pelle, ogni mese, ogni giorno dell'anno. Ma letti tutti insieme e di fila quelli pubblicati dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inps sono numeri che fanno un certo effetto. Il terzo Rendiconto di genere, presentato a Roma, racconta uno squilibrio strutturale che riguarda lavoro, salari, pensioni vita familiare. Un gap che si accende al momento della prima assunzione e poi si allarga via via nel tempo, fino ad arrivare all'età della pensione.

Chi lavora e chi no

  Su una popolazione di quasi 58,9 milioni di abitanti, di cui il 51,1% donne, il tasso di occupazione femminile nel 2024 si è fermato al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini. Quasi 18 punti percentuali di differenza. Le donne rappresentano solo il 42,2% delle nuove assunzioni totali, e la situazione peggiora se si guarda ai contratti stabili: tra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7% riguarda lavoratrici.

Il lavoro a tempo parziale è un altro specchio delle disuguaglianze. Le donne costituiscono il 67,2% di tutti i lavoratori part time, ma la quota più significativa è quella del part time involontario: il 13,7% delle lavoratrici si trova in questa condizione, contro il 4,6% degli uomini. Lavorare meno ore, spesso, non è una preferenza ma una necessità dettata dalla mancanza di alternative.

Stipendi più bassi, in ogni settore

 Il divario retributivo supera i 25 punti percentuali a svantaggio delle donne. Non c'è un settore in cui il gap non esista: nelle attività finanziarie e assicurative raggiunge il 31,7%, nel commercio il 23,6%, nelle manifatturiere il 19,7%. Anche nelle posizioni di responsabilità le donne restano ai margini: solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali è occupato da una donna, il 33,1% tra i quadri. Eppure, sul fronte dell'istruzione, le donne fanno meglio degli uomini: sono il 52,6% dei diplomati e il 59,4% dei laureati. Il problema non è la preparazione ma quello che succede dopo.

Perché le donne guadagnano meno?

  Le ragioni del divario retributivo sono molteplici e si intrecciano tra loro. Secondo il Parlamento europeo, una parte rilevante dello squilibrio dipende dalla concentrazione delle lavoratrici in settori tradizionalmente a bassa retribuzione: istruzione, sanità, assistenza sociale. Circa tre donne su dieci nell'Ue lavorano in questi ambiti, contro l'8% degli uomini. Al contrario, quasi un terzo degli uomini è impiegato in settori tecnico-scientifici, storicamente meglio pagati.

C'è poi il capitolo delle interruzioni di carriera e quindi della discontinuità nei curricula: nel 2018, un terzo delle lavoratrici europee aveva sospeso l'attività per occuparsi dei figli, contro l'1,3% degli uomini. Ogni pausa pesa sul percorso professionale, rallenta gli avanzamenti e riduce l'anzianità contributiva. A questo si aggiunge il già citato ricorso massiccio al part time, spesso non scelto. Il risultato è un effetto a catena: meno ore lavorate, meno progressioni di carriera, meno accesso ai ruoli dirigenziali, stipendi più bassi. E alla fine, pensioni più basse. 

Il peso del lavoro di cura

 Nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle madri sono state 15,4 milioni. Quelle dei padri: 2,8 milioni. Un rapporto di quasi sei a uno che spiega, meglio di molte analisi, perché le carriere femminili si interrompono o rallentano. A questo si aggiunge una rete di asili nido ancora insufficiente: solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d'Aosta si avvicinano al target di 45 posti ogni 100 bambini sotto i tre anni.

Pensioni più basse

 Le pensionate sono più numerose dei pensionati — circa 7,99 milioni contro 7,37 milioni — ma percepiscono assegni significativamente più bassi. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di vecchiaia delle donne sono inferiori del 44,2% rispetto a quelle degli uomini. Le pensioni di anzianità e anticipate mostrano un divario del 25,1%, quelle di invalidità del 31,5%. Le donne, inoltre, raggiungono con più difficoltà i requisiti contributivi per la pensione anticipata: solo il 34,2% di chi la percepisce è donna, a causa delle carriere discontinue che le caratterizzano.

Violenza e reddito di libertà

  Le denunce per violenza di genere sono in aumento, segnale di una piaga ancora diffusa ma anche di una maggiore consapevolezza nel denunciare. Il Reddito di libertà, la misura Inps a sostegno delle donne vittime di violenza familiare, nel 2021 aveva raggiunto 2.418 donne. Poi i fondi erano venuti meno, limitando il sostegno alle sole Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. Nel 2025 nuove risorse sbloccate hanno permesso di accogliere 3.711 domande.