l'azienda di musk valutata 1.750 miliardi di dollari

SpaceX va in borsa e batte ogni record: attesa raccolta per 75 miliardi | Cosa sono le Ipo e perché raccontano come sta l'economia

Con un'offerta pubblica da 75 miliardi di dollari (quasi tre volte il precedente primato di Saudi Aramco) la quotazione della società di Musk è destinata a riscrivere la storia dei mercati

29 Mar 2026 - 10:56
 © Ansa

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Settantacinque miliardi di dollari raccolti sul mercato attraverso la vendita di una quota della società, per un'azienda che nel suo complesso viene valutata 1.750 miliardi: sono i numeri con cui SpaceX si appresta a sbarcare sui mercati finanziari, polverizzando ogni precedente record mondiale di quotazione in borsa. L'ultima conferma che l'industria spaziale privata è diventata uno dei grandi protagonisti dell'economia globale, e che la corsa alla conquista dello spazio si decide anche sui mercati finanziari. 

 

La quotazione di SpaceX

 Secondo quanto rIportato dal "Financial Times", i vertici di SpaceX hanno comunicato agli investitori l'obiettivo di raccogliere circa 75 miliardi di dollari attraverso un'offerta pubblica iniziale, con un debutto previsto per giugno 2026. La società dovrebbe depositare il prospetto informativo alle autorità statunitensi nei prossimi giorni. La valutazione complessiva dell'azienda (vale a dire il prezzo a cui il mercato stima l'intero capitale di SpaceX, non solo la parte messa in vendita) sarebbe di circa 1.750 miliardi di dollari, una cifra che la collocherebbe tra le società più capitalizzate al mondo già al momento del debutto.

Le prime stime interne per la raccolta si attestavano sui 50 miliardi, già sufficienti a battere ogni record precedente. Il periodo scelto per lo sbarco a Wall Street non sarebbe poi casuale: coinciderebbe con il compleanno di Elon Musk, il 28 giugno, e con un allineamento planetario tra Giove e Venere, dettaglio che, al netto della suggestione astrologica, rivela la cura con cui Musk costruisce ogni sua mossa di business e lo storytelling con cui la accompagna sempre.

Il percorso verso la borsa si è fatto più articolato dopo l'acquisizione, a febbraio, di xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk, trasformata in controllata al 100% tramite uno scambio azionario. SpaceX si presenterà quindi agli investitori non solo come operatore spaziale, ma come piattaforma integrata che unisce lanciatori, satelliti e intelligenza artificiale: un posizionamento inedito che giustifica in parte i multipli di valutazione molto generosi. Starlink, la rete di connettività satellitare, genera già oltre 8 miliardi di dollari di ricavi annui e rappresenta il cuore commerciale dell'operazione.

Cos'è una Ipo e perché le aziende si quotano

 Ipo è l'acronimo di "Initial Public Offering", ovvero "offerta pubblica iniziale". Si tratta del processo di quotazione e attraverso il quale un'azienda privata apre per la prima volta il proprio capitale al pubblico, emettendo azioni acquistabili da chiunque sui mercati regolamentati, note anche come borse. È importante distinguere due numeri che spesso si confondono: la raccolta, cioè i soldi che l'azienda incassa vendendo una quota di sé stessa, e la capitalizzazione di mercato, ovvero il valore attribuito all'intera società moltiplicando il prezzo di ogni azione per il numero totale di azioni esistenti. Nel caso di SpaceX, 75 miliardi sarebbe la raccolta prevista, la fetta di torta messa in vendita, mentre 1.750 miliardi è il valore stimato dell'intera torta.

Le ragioni per cui un'impresa decide di quotarsi sono molteplici. La più immediata è raccogliere capitali freschi per finanziare la crescita: nuovi impianti, ricerca e sviluppo, acquisizioni, espansione geografica. Nel caso di SpaceX, i fondi serviranno a sostenere progetti enormemente dispendiosi e all'avanguardia come il completamento della costellazione Starlink, lo sviluppo del razzo Starship e le missioni verso la Luna e Marte. A ciò si aggiunge una seconda ragione: la quotazione offre liquidità agli investitori storici, che possono finalmente cedere le proprie quote sul mercato aperto, e diventa una moneta pregiata per attrarre talenti attraverso piani di stock option. La borsa, in fondo, non è solo un luogo dove si raccoglie denaro: è una vetrina di credibilità, un termometro della reputazione e un meccanismo di disciplina che obbliga le aziende a rendere conto pubblicamente dei propri risultati.

Perché le Ipo raccontano come sta l'economia

 Le grandi quotazioni in borsa sono anche dei barometri che consentono di leggere lo stato di salute di un'economia e capire in quale direzione si muovono i capitali e un bene ancora più pregiato, la fiducia. Quando le Ipo fioccano e raccolgono cifre record, significa che gli investitori hanno ottimismo e orientamento al futuro, che i mercati sono liquidi e che le aziende trovano conveniente aprirsi al pubblico piuttosto che restare private.

Al contrario, nei periodi di recessione o incertezza le Ipo si rarefanno o scompaiono: chi ha buone carte da giocare preferisce aspettare un contesto più favorevole, mentre chi ha bisogno urgente di capitali fatica a trovare acquirenti disposti a pagare prezzi adeguati. Non è un caso che il 2022, un anno in cui i tassi di interesse sono risaliti bruscamente dopo un decennio di denaro a buon mercato,  sia stato uno dei peggiori di sempre per le quotazioni globali, con volumi crollati di oltre il 70% rispetto al picco del 2021.

Le Ipo raccontano poi quali settori il mercato considera il futuro e quali ritiene già tramontati. La classifica storica ne è la prova plastica. Negli anni Novanta dominarono le telecomunicazioni (NTT DoCoMo, Deutsche Telekom, France Télécom) sull'onda della liberalizzazione dei mercati e dell'esplosione di internet. Negli anni Duemila e Dieci furono le banche cinesi a farla da padrone, specchio di una Cina che si apriva ai capitali globali e finanziava la propria industrializzazione. Poi arrivarono i colossi tech americani, da Facebook ad Alibaba, fotografia di un decennio dominato dalla piattaformizzazione dell'economia. Oggi, con SpaceX in pole position, è lo spazio inteso come infrastruttura strategica, militare e commerciale, a candidarsi come settore guida del prossimo ciclo economico. 

Le quotazioni record della storia

 Per capire la distanza che separa SpaceX da tutto ciò che è venuto prima, basta scorrere la storia delle grandi quotazioni. Il record attuale appartiene a Saudi Aramco, il colosso petrolifero saudita che nel 2019 raccolse 29,4 miliardi di dollari alla borsa di Riad: con i 75 miliardi dichiarati da SpaceX, quella soglia verrebbe quasi triplicata.

Subito sotto Aramco si affollano le grandi banche cinesi: l'Agricultural Bank of China, quotata simultaneamente a Shanghai e Hong Kong nel 2010, raccolse 22,1 miliardi, mentre ICBC Industrial and Commercial Bank of China, aveva già stabilito un primato analogo nel 2006 con 21,9 miliardi sulla stessa doppia piazza. A seguire, Alibaba con i suoi 21,8 miliardi al Nyse nel 2014, ancora oggi la maggiore Ipo mai realizzata su una borsa americana, e SoftBank con 21,3 miliardi a Tokyo nel 2018.

Scendendo nella classifica si trovano il gruppo assicurativo AIA con 20,5 miliardi a Hong Kong nel 2010, General Motors con 18,5 miliardi a Wall Street nel 2010, rientrata in borsa dopo il salvataggio statale del 2009, e Ntt DoCoMo con 18,1 miliardi a Tokyo nel 1998, all'apice della prima bolla delle telecomunicazioni. Chiudono la top ten Visa con 17,4 miliardi al Nyse nel 2008 e Facebook, oggi Meta, con 16 miliardi al Nasdaq nel 2012.

Finora le maggiori Ipo della storia non sono state quasi mai americane. Le banche cinesi e i colossi giapponesi dominano la parte alta della classifica, con il petrolio saudita al vertice. SpaceX, se l'operazione andrà in porto, sarebbe la prima società statunitense, e la prima privata del settore tecnologico avanzato a conquistare il primato assoluto.

Il momento d'oro per difesa e spazio

  SpaceX arriva sui mercati in un momento che non potrebbe essere più favorevole per chi opera nello spazio e nella difesa. La guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e le crescenti tensioni nel Mar Cinese Meridionale hanno trasformato il comparto militare-aerospaziale nel settore più caldo dei mercati globali. L'indice europeo Stoxx Targeted Defence ha guadagnato oltre il 60% negli ultimi dodici mesi, mentre l'S&P Aerospace & Defense Index americano ha messo a segno un rialzo del 17% da inizio 2026, a fronte di un mercato generale sostanzialmente piatto. La Commissione europea ha varato il piano ReArm Europe, che potrebbe mobilitare fino a 800 miliardi di euro per il riarmo del continente, mentre la Germania ha fissato come obiettivo una spesa militare pari al 5% del Pil.

In questo quadro, il dominio spaziale ha smesso di essere una questione di esplorazione scientifica per diventare una priorità strategica e militare di primo piano. Le reti satellitari in orbita bassa sono infrastrutture critiche per le comunicazioni in tempo di guerra (Starlink lo ha dimostrato sul campo ucraino) e i governi di tutto il mondo stanno investendo massicciamente per ridurre la dipendenza da un unico fornitore privato. Il World Economic Forum stima che la space economy raggiungerà un valore di 1.800 miliardi di dollari entro il 2035.

SpaceX si presenta quindi alla borsa con il vento geopolitico in poppa, una posizione di mercato dominante e una narrativa che unisce tecnologia, difesa e frontiera umana. Restano le incognite: la società non ha mai pubblicato bilanci completi, i multipli di valutazione sfiorano le cento volte i ricavi e l'integrazione con xAI introduce complessità difficili da valutare e tradurre in prezzi di mercato. Ma sui mercati la narrativa vale spesso più dei fondamentali. 

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