Cardiomiopatia da stress

Morire di tristezza è possibile: cos'è la "sindrome di crepacuore" che ha colpito Marjane Satrapi

I sintomi della patologia cardiaca, scatenata da un forte stress emotivo, sono molto simili a quelli dell'infarto

04 Giu 2026 - 14:30
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Morire di tristezza è possibile? Il caso dell'autrice di PersepolisMarjane Satrapi, "morta di tristezza a poco più di un anno dalla scomparsa di suo marito, l'amore della sua vita" ha riaperto la questione. La risposta della comunità scientifica è unanime: sì, la "sindrome di crepacuore" esiste e può portare al decesso, ma se presa in tempo può essere curata. 

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Cosa la causa

 La cardiomiopatia da stress è un'autentica patologia cardiaca scatenata da un forte stress emotivo. Il colpo, si legge sul sito della fondazione Sandro Veronesi, "arriva dal sistema nervoso simpatico attraverso una tale scarica di ormoni, le catecolamine, in grado di danneggiare il cuore, specie in persone fragili perché in là con gli anni o malate".

Uno studio condotto da ricercatori inglesi, riporta ancora la fondazione, ha considerato oltre 114mila persone di età 60-89 anni, seguendole per sette anni. "In questo tempo un terzo dei volontari, a parte quanti sono deceduti, è rimasto vedovo. E qualcuno non ha retto il dolore della perdita morendo a sua volta entro i 30 giorni successivi al lutto. In quel mese il rischio di morte era risultato doppio, nei coniugi superstiti, rispetto a quanti erano ancora in coppia".

I sintomi

 I sintomi simulano quelli di un infarto, come dolore toracico e fiato corto, ma le origini del malessere sono diverse: il crepacuore per la perdita di una persona amata, infatti, può colpire anche chi ha le coronarie ben pulite e ben funzionanti. Per escludere che si tratti di infarto, bisogna procedere con diversi approfondimenti: dopo un esame accurato della storia clinica del paziente, si dovranno fare l'elettrocardiogramma (Ecg), l'ecocardiogramma, la coronarografia, la risonanza magnetica al cuore ed esami del sangue.

Quando si verifica

 La sindrome, chiamata anche "di Tako-Tsubo" perché le immagini diagnostiche evocano la forma del vaso giapponese usato per la pesca dei polpi, interessa nel mondo occidentale circa il 2-3% di tutte le persone che manifestano i sintomi di un infarto e più frequentemente le donne in menopausa. Questo "colpo al cuore" non si verifica solo in caso di lutto di un partner o di un amore romantico, ma anche tra i genitori che perdono un figlio, tra fratelli o a seguito di una forte paura: a uccidere, in questi casi, è lo stress. D’altro lato, il colpo può (nella maggior parte delle volte) non essere mortale ed è curabile.

Come si cura

 La parte più dura è il primo mese dopo il lutto: superato questo periodo la forte tristezza va via via diminuendo. Il medico, che ha in cura un paziente affetto dalla "sindrome di crepacuore", nella fase più acuta cerca di aiutare il cuore a superare l’ischemia con farmaci betabloccanti, anche per prevenire eventuali complicanze che possono rendere il quadro clinico più critico. Va sottolineato, poi, che si tratta di una sindrome reversibile: solitamente chi ne viene colpito ha una ripresa che dura uno o due mesi, recuperando completamente. A patto, però, che si elimini lo stress che ha provocato l’evento. Anche con l’aiuto di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta, se necessario.

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