La pressione della perfezione

"Bello è magro": la pensa così un adolescente su quattro. L'esperto: "Oggi conta solo un corpo performante"

L'indagine della Fondazione The Bridge tra oltre 400 studenti lombardi rivela una generazione fragile: solo il 20% associa la bellezza alla salute

di Jessica Anostini
08 Lug 2026 - 07:00
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Bello uguale magro. Lo dice un adolescente su quattro secondo un'indagine della Fondazione The Bridge, realizzata all'interno del progetto Food for Fine di Terre del Hommes, sui disturbi alimentari. Una ricerca che, semmai ce ne fosse bisogno, sottolinea ancora una volta quanto gli esperti vanno dicendo da diverso tempo: il corpo per i giovani d'oggi è uno dei luoghi principali del disagio

L'indagine della Fondazione The Bridge

 L'indagine è stata condotta nelle scuole secondarie di secondo grado delle province di Milano, Monza, Como, Varese e Lecco e ha raccolto le risposte di oltre 400 studenti e studentesse, oltre a 69 docenti.  Quella che emerge è una fotografia di una generazione che pensa al proprio corpo come a qualcosa da misurare, correggere, allenare, controllare meticolosamente nel tentativo di avvicinarsi a un modello di perfezione, spesso irraggiungibile oltre che completamente distorto. Il risultato è che solo il 20% dei giovani associa il corpo bello alla parola salute e che su un 77% di ragazzi che dichiara di praticare sport, ben il 60% sostiene di farlo per mantenere la forma fisica

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 Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta

Da corpo sessuale a corpo estetico

  "I dati non fanno altro che confermare gli studi degli ultimi decenni, un periodo in cui la società si è progressivamente spostata da un modello culturale basato sul corpo sessuale a uno incentrato sul corpo estetico" spiega a TgCom24 Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro che si occupa di prevenzione del disagio evolutivo. Oggi al centro di tutto c'è l'idea di un corpo performante, spesso ritoccato; un cambiamento che, attenzione, non riguarda solo il mondo femminile ma anche quello maschile. Questo passaggio si porta dietro un altro fenomeno legato alla sessualità: i modelli culturali attuali l'hanno completamente sdoganata, trasformandola in una sorta di "tappa", ma nella realtà il sesso si fa sempre meno, anche tra i giovani. Insomma, quello che interessa davvero oggi è che il corpo sia bello, popolare e soprattutto visto". 

L'immagine di sé e il divario di genere

  Tra gli elementi emersi dall'indagine anche il divario di genere: le ragazze riportano livelli di benessere più bassi rispetto ai coetanei maschi in tre dimensioni su quattro: soddisfazione corporea, serenità nel rapporto con il cibo e benessere psicologico. In particolare per quanto riguarda il rapporto con il proprio corpo, tra le adolescenti l'indice di soddisfazione corporea si attesta sotto la soglia di problematicità fissata dalla ricerca, portandosi dietro anche un fragile benessere psicologico. Tra i maschi il rapporto con il proprio aspetto fisico è migliore ma non del tutto equilibrato e positivo. 

"Le ragazze tendono maggiormente a problematizzare e a far emergere il disagio percepito" spiega Lancini. Oltretutto, vivono in una società che mette al centro la bellezza attraverso un modello valoriale basato su canoni estetici estremamente rigidi. Questo, però, non significa che i ragazzi stiano meglio: anche i maschi oggi sono immersi in un tessuto fortemente improntato all'estetica. Non a caso si curano molto di più rispetto al passato e manifestano spesso segni di disagio. Lo fanno certamente in misura minore rispetto alle ragazze, o comunque in modo diverso, ma la sofferenza c'è".

Diete e integratori per il corpo

 Un altro degli aspetti messi in risalto dalla ricerca per Terre del Hommes è l'uso sempre più frequente tra i giovanissimi di diete e integratori spesso cercati o visti sui social. Secondo lo studio infatti un adolescente su due afferma di conoscere coetanei che utilizzano integratori o sostanze per accelerare il dimagrimento o migliorare il proprio aspetto fisico, ma solo il 18% ammette di farne uso direttamente. E su questo punto un ruolo importante sembra svolgerlo l'esposizione ai contenuti social. Oltretutto gli adolescenti che dichiarano di vedere con maggiore frequenza questo tipo di contenuti riportano poi punteggi inferiori su diverse dimensioni affrontate nell'indagine, tra cui soddisfazione corporea e serenità nel rapporto con il cibo presentando così un quadro di benessere più fragile. 

"I dati confermano esattamente il quadro che abbiamo descritto. Viviamo in una società talmente ossessionata dalle prestazioni che le diete e l'utilizzo di integratori sono diventati la normalità. I ragazzi cercano informazioni in rete e sui social, e poi ne fanno uso, replicando lo stesso comportamento degli adulti. Ma le dico la verità: sono molto più preoccupato dal comportamento degli adulti che da quello dei giovani. È proprio nei confronti del mondo adulto, infatti, che è crollata la fiducia dei ragazzi. Vediamo adulti costantemente connessi ai social, ossessionati dall'apparire magri e in forma su internet, che poi però si battono pubblicamente per evitare la dipendenza da smartphone e social negli adolescenti. Da questo si capisce che siamo davanti a un modello di profonda dissociazione. Questa incoerenza finisce per azzerare la fiducia dei ragazzi nei confronti di un mondo adulto in cui, ormai, prevale nettamente l'esaltazione di se stessi e l'apparire. 

I docenti: "Cresce il disagio"

 L'ultima parte dell'indagine ha coinvolto 69 docenti in tutta la Lombardia. Tra questi quasi sette insegnanti su 10 hanno dichiarato di aver avuto in classe casi sospetti o diagnosticati di disturbi alimentari negli ultimi tre anni. Accanto alla percezione di un aumento del disagio, dall'indagine sui docenti emerge anche una difficoltà specifica nel riconoscere e affrontare questo tipo di problematiche: quasi il 50% degli insegnanti ammette infatti di conoscere "poco" o "nulla" del tema, mentre solo il 5,8% ha ricevuto una formazione sul tema su iniziativa della scuola. Al contrario oltre il 50% sostiene di non aver avuto alcuna formazione

"La conoscenza e la formazione sono il primo atto di prevenzione"

 "Ci occupiamo di questi temi da anni, e quello che questa ricerca ha confermato - con i numeri - è un quadro che non possiamo permetterci di ignorare", commenta Luisa Brogonzoli, coordinatrice del Centro Studi di Fondazione The Bridge. "Il disagio è più diffuso di quanto gli adulti percepiscano e non si tratta di insoddisfazioni passeggere o capricci, ma sono segnali sistemici che chiamano in causa la scuola, le famiglie e i servizi. La scuola rappresenta un osservatorio insostituibile, ma il dato sugli insegnanti preoccupa quanto quello sugli studenti: sanno che il problema esiste, ma talvolta sentono di non avere gli strumenti necessari. La conoscenza e la formazione sono il primo atto di prevenzione".

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