GIORNATA DEL FIOCCHETTO LILLA

Disturbi alimentari: le 10 regole d'oro per un rapporto sano con il cibo (e con lo specchio)

Ecco una vera e propria bussola per la salute psico-fisica dei più giovani, stilata da Skuola.net assieme al medico dietologo Francesca Dominici, per abbattere i pregiudizi sui disturbi alimentari

13 Mar 2026 - 15:45
Niente diete da fame: fanno soffrire e innescano l'effetto yo-yo. © istockphoto

Niente diete da fame: fanno soffrire e innescano l'effetto yo-yo. © istockphoto

Viviamo in un mondo in cui veniamo costantemente bombardati da immagini di corpi all'apparenza perfetti, routine irraggiungibili sui social network e rigide regole su quali alimenti siano "giusti" o "sbagliati". In questo rumore di fondo, la parola "dieta" si trasforma in sinonimo di restrizione e punizione, lo specchio in un nemico, e il cibo, a volte, nell'unico scudo rapido per proteggersi da ansia, rabbia o tristezza. Come tanti fenomeni che "sono sempre esistiti" ma che si sono aggravati con l'avvento del digitale di massa, assumono sempre più importanza iniziative di sensibilizzazione come la Giornata del Fiocchetto Lilla (15 marzo), dedicata ai disturbi del comportamento alimentare.

Skuola.net - che da sempre ha a cuore il benessere psico-fisico dei più giovani - ha deciso di fornire a ragazze e ragazzi una vera e propria bussola per orientarsi in questo ambito complesso attraverso i consigli di un vero medico dietologo come la dott.ssa Francesca Dominici. La questione non è secondaria: sui social, dove svolge una meritoria opera di divulgazione, spesso a dare consigli di questo tipo sono "esperti laureati all’università della vita". Ecco perché leggere attentamente il suo decalogo, che anticipa e smonta i falsi miti sulle diete, insegna a difendersi dai finti trend di TikTok, ad ascoltare i primissimi campanelli d'allarme di un disagio e a gestire le proprie emozioni senza sensi di colpa.

1. Il "Fiocchetto Lilla" riguarda tutti: corpo e mente sono collegati dal… cibo

La Giornata del Fiocchetto Lilla ci ricorda che i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione riguardano il modo in cui una persona vive il proprio corpo, le proprie emozioni e il rapporto con il cibo. Spesso queste difficoltà iniziano in silenzio.

Rompere questo silenzio è fondamentale per capire che soffrirne non è una debolezza, non è una scelta e non è qualcosa di cui vergognarsi, ma è una condizione che merita profondo ascolto, comprensione e cura.

2. Ridefinire la parola "dieta": la nutrizione equilibrata non è una punizione

Soprattutto tra i più giovani, la parola "dieta" evoca immediatamente rinunce, restrizioni e numeri sulla bilancia. In realtà, l'origine del termine significa semplicemente "modo di vivere".

Per costruire un rapporto equilibrato con l'alimentazione bisogna interiorizzare che il cibo non è un premio né un castigo, ma è nutrizione, cultura, relazione e piacere. La nostra salute non si può misurare con un singolo numero sulla bilancia.

3. Evitare la trappola dei social network e dei finti "trend"

Su TikTok e Instagram siamo bombardati da corpi e routine all'apparenza perfetti, ma spesso questi contenuti sono sapientemente costruiti o estremizzati. Ad esempio, i video "What I eat in a day", non mostrano la quotidianità e ignorano che ogni corpo ha bisogni, età e metabolismi diversi.

Per non lasciarsi influenzare, di fronte a un contenuto che parla di alimentazione, è utile farsi tre domande: l'autore è un professionista qualificato? Sta fornendo un contesto o sta solo mostrando un risultato? Mi fa sentire informato oppure inadeguato? Ebbene, se ci fa sentire perennemente sbagliati, non si tratta di informazione ma di pressione psicologica.

4. Sfatare il mito dei cibi "buoni" e dei cibi "cattivi": un pasto non fa prova costume

Dividere gli alimenti in "giusti" (un piatto considerato sano) e "sbagliati" (ad esempio dolci, pizza o junk food) genera solo sensi di colpa. Questa mentalità del "tutto o nulla" è molto pericolosa perché rende i cibi proibiti ancora più desiderabili e ci fa sentire dei falliti quando li consumiamo.

La verità è che un singolo pasto non definisce la salute, e l'alimentazione sana è fatta di equilibrio nel tempo, non di perfezione. Il cibo è anche uno strumento per vivere momenti di normalità e piacere.

5. Disturbi alimentari: non ignorare le spie accese sul cruscotto della vita

I disturbi alimentari si insinuano in modo subdolo. Il primo vero campanello d'allarme scatta quando il cibo e l'immagine corporea diventano un pensiero costante che occupa sempre più spazio mentale.

Un altro segnale evidente è un approccio rigido al cibo. Quando, cioè, subentrano regole strette, paure verso determinati alimenti e l'abitudine a valutare il proprio valore in base a quanto si è riusciti a "controllarsi" a tavola.

Riconoscere questa dinamica nel rapporto con il cibo è fondamentale per poterne parlare subito con qualcuno di fiducia.

6. Per aiutare inizia con il non giudicare

Se un amico o una persona a noi cara cambia improvvisamente atteggiamento verso i pasti, il primo istinto è dirgli "mangia di più" o "stai esagerando". Tuttavia, chi è in difficoltà si sente già sotto osservazione o frainteso.

Il modo giusto per avvicinarsi è spostare l'attenzione dal cibo alla relazione, dicendo semplicemente: "Ti vedo in difficoltà, se vuoi parlarne io ci sono".

Offrire uno spazio privo di giudizi è il primo passo, fondamentale, per aiutarlo a non sentirsi solo e per coinvolgere successivamente un professionista o un adulto.

7. La "fame emotiva" va gestita con consapevolezza

Ansia, noia, rabbia o tristezza possono incidere anche sul modo in cui mangiamo. Riconoscerlo è importante, e non deve essere motivo di vergogna.

Il cibo, infatti, non è solo nutrizione: può assumere anche una funzione emotiva. La criticità emerge quando diventa la risposta prevalente o l’unica strategia disponibile per regolare emozioni difficili.

Fermarsi a riflettere su ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento può aiutarci a rispondere con maggiore consapevolezza.

A volte la risposta è il cibo. Altre volte può essere ascolto, vicinanza, riposo, movimento o uno spazio per riconoscere ciò che stiamo provando.

8. Fare pace con lo specchio e con il corpo che cambia

Durante l'adolescenza, ma in parte anche in tante altre età della vita, il corpo si trasforma rapidamente. E il confronto costante con i modelli estetici online può rendere lo specchio un "luogo difficile".

Parliamoci chiaro: accettare il proprio corpo non significa doversi sforzare di amarlo a tutti i costi in ogni istante. Significa, però, smettere di fargli la guerra e di trattarlo come un avversario.

Il corpo ci permette di vivere, muoverci, abbracciare: quando spostiamo l'attenzione da come appare a cosa ci permette di fare, iniziamo a trattarlo con il rispetto che merita.

9. Chiedere aiuto non è una sconfitta, è un atto di coraggio

C'è ancora molto stigma intorno alla salute mentale. Ma rivolgersi a un medico, a uno psicologo, a un insegnante o chiamare il Telefono Amico non significa cedere al giudizio altrui o ammettere una sconfitta.

Al contrario, riconoscere di avere un problema e decidere di affrontarlo richiede un coraggio enorme.

Nessuno deve affrontare tutto da solo e chiedere supporto non ci rende deboli, ma ci rende più liberi.

10. La “regola delle regole” da ripetersi: il mio corpo non vale tanto quanto (non) pesa

C’è un messaggio importante da tenere a mente: "Il mio valore non dipende da quello che mangio, da quanto peso o da come appare il mio corpo".

Il nostro corpo è una parte essenziale di noi, ma non è il metro con cui si misura chi siamo come persone.

Prendersene cura è fondamentale, ma imparare a trattarlo con rispetto, smettendo di giudicarlo continuamente, è uno dei gesti di cura più profondi che possiamo rivolgere a noi stessi.