Lo show di Robbie Williams a Trieste
© Simone Di Luca
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Per anni Robbie Williams ha raccontato senza filtri le proprie fragilità, dalle dipendenze alle difficoltà legate alla salute mentale. Ora, a 52 anni, arriva una nuova consapevolezza. L'ex star dei Take That ha rivelato di aver ricevuto una diagnosi di autismo, una scoperta che, nelle sue parole, avrebbe dato finalmente un nome ad alcuni aspetti del suo carattere e del modo in cui vive il rapporto con gli altri. "Ho l'ADHD e ho appena scoperto di avere anche un po' di autismo, cosa che in realtà adoro perché spiega un sacco di cose", ha raccontato durante un incontro organizzato per il lancio della nuova collezione del suo marchio di abbigliamento.
Come spesso accade quando parla di sé, Williams ha scelto di affrontare l'argomento anche attraverso l'ironia. "Ormai è il mio lasciapassare per uscire di prigione", ha scherzato, spiegando che davanti ad alcuni suoi comportamenti insoliti può limitarsi a dire: "Scusate, sono autistico". Dietro la battuta, però, c'è il racconto di un percorso personale che il cantante porta avanti da anni e che comprende anche una diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l'ADHD, e ciò che lui stesso ha descritto come sindrome di Tourette.
Williams ha raccontato anche il modo in cui l'ADHD influenza il suo lavoro. Quando qualcosa riesce a catturare completamente la sua attenzione, ha spiegato, può concentrarsi con un'intensità estrema. Il problema arriva con tutto il resto. "Con l'ADHD riesci a concentrarti completamente su qualcosa al 1000%, ma con qualsiasi altra cosa semplicemente non ci riesci. Chiedetelo ai miei figli". Nel suo caso, quell'iperconcentrazione trova uno sfogo soprattutto nella creatività. Immaginare gli permette di tenere occupata la mente: "Quello che mi ossessiona completamente è creare immagini e cose divertenti. Quando lo faccio non penso a me stesso, perché il mio cervello è incredibilmente creativo", ha spiegato.
È proprio quella stessa mente, però, a produrre pensieri che a volte diventano difficili da controllare. Williams ha fatto l'esempio di un recente viaggio in aereo, durante il quale si è ritrovato a immaginare di possedere poteri telecinetici e che i suoi pensieri potessero provocare lo schianto del velivolo. Un'immagine assurda di cui lui stesso riconosce l'irrazionalità, ma che restituisce la forza con cui si presentano quelli che definisce pensieri intrusivi. Per questo, ha spiegato, cerca di "allenare" il proprio cervello per indirizzarlo verso altri pensieri anziché lasciarlo libero di costruire scenari sempre più angoscianti.
La nuova diagnosi arriva dopo un percorso iniziato molto prima. Già nel 2018, parlando alla BBC Radio 2, Williams aveva ipotizzato di poter rientrare nello spettro autistico, raccontando quanto fosse faticoso convivere con ciò che accadeva nella sua testa. Nel 2025, durante il podcast "I'm ADHD! No You're Not", aveva poi spiegato di aver effettuato un test per l'autismo che non aveva ancora condotto a una diagnosi, pur facendo emergere alcuni tratti, soprattutto nelle interazioni sociali. Il rapporto di Robbie Williams con la propria salute mentale è del resto una parte importante del racconto che l'artista ha fatto di sé negli ultimi decenni.
Dietro l'immagine dell'uomo capace di dominare stadi pieni di persone, ha spesso descritto ansia, insicurezze e una difficoltà quasi paradossale ad assorbire davvero l'affetto del pubblico. Questa volta la diagnosi non viene raccontata come qualcosa da nascondere, ma come una chiave in più per leggere se stesso. E forse è proprio per questo che, pur scherzandoci sopra, Williams continua a ripetere che la scoperta gli ha finalmente permesso di capire "un sacco di cose".
© Simone Di Luca
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