una rivoluzione personale

Paris Hilton, Laura Chiatti e la diagnosi tardiva di ADHD: quando il disturbo non è più un tabù ma un super potere

Il disturbo che una volta veniva sussurrato ora si dichiara pubblicamente: e se il vero superpotere fosse finalmente parlarne pubblicamente?

di Simona Pisoni
01 Mar 2026 - 16:12
 © Ansa

© Ansa

Quando Paris Hilton, regina del glamour, imprenditrice, e volto della pop culture, ha iniziato a raccontare pubblicamente il suo rapporto con l'ADHD, il mondo della salute mentale ha avuto un sussulto. Non era solo la solita celebrità che apriva il cuore: era una delle icone più fotografate degli ultimi decenni, capace di trasformare una diagnosi in un manifesto di autenticità grazie a poche semplici parole "Ora so chi sono". Anche in Italia parlarne non è più un tabù grazie a Laura Chiatti e ad Achille Costacurta e al racconto della loro esperienza personale.

La testimonianza di Paris Hilton

 L'ereditiera nota in tutto il mondo ha spiegato come la diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ricevuta da adulta l'abbia aiutata a comprendere la sua vita, la sua creatività e le sue difficoltà sin dall'infanzia. Ha parlato di iperattività mentale, di idee che non si fermano mai, di notti insonni e di come la sua mente sempre in movimento sia al tempo stesso una fonte di energia inesauribile e di sfida quotidiana. Oggi ha detto di considerare l'ADHD quasi un "superpotere", capace di alimentare curiosità, creatività e audacia imprenditoriale, pur riconoscendo quanto sia stata difficile viverlo senza comprendere cosa stesse accadendo dentro di sé quando era bambina.

Le voci italiane che hanno rotto il silenzio

 Paris Hilton non è un caso isolato: la conversazione globale intorno all'ADHD sta assumendo toni più aperti, più empatici, più reali. In Italia, la tendenza a condividere apertamente la propria esperienza con l’ADHD sta crescendo. Laura Chiatti, ad esempio, ha rivelato di vivere con ADHD, insieme a dislessia e disgrafia, e ha raccontato come questa combinazione influenzi la sua quotidianità, la capacità di concentrazione, di seguire un discorso o semplicemente di sentirsi in ritmo con il mondo. L'attrice ha detto chiaramente di voler parlare non per giustificarsi, ma per dare voce a chi spesso si sente "fuori tempo" rispetto alle aspettative sociali, e ha descritto la condizione come fatta di fragilità ma anche di forza e creatività.

Achille Costacurta, figlio dell'ex calciatore Billy Costacurta e dell'attrice Martina Colombari, ha raccontato recentemente di aver ricevuto una diagnosi di ADHD in età adulta, fattore che ha segnato la sua adolescenza, segnata da rabbia, episodi di scontro, detenzione, tentativi di suicidio e ben sette Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) in un anno. Come ha spiegato nel corso di una puntata di "Verissimo", Achille ha sottolineato come prima di scoprire di soffrirne, ha cercato di gestire l'irrequietezza e le emozioni provocate dal disturbo attraverso l'uso di sostanze stupefacenti, iniziato a 13 anni. La svolta a maggio 2024, quando ha ricevuto la diagnosi corretta di ADHD, momento in cui ha dichiarato di aver "visto la luce", sottolineando l'importanza di aver finalmente dato un nome a ciò che provava, passando attraverso un intenso percorso di riabilitazione.

Queste confessioni pubbliche, da parte di una star internazionale come Hilton o di una figura amata nel nostro cinema come Chiatti, riflettono un'evoluzione culturale: l'ADHD non è più un tabù da nascondere, ma un aspetto dell'esperienza umana che si può esplorare, comprendere e persino valorizzare.

I sintomi che spesso restano nascosti

 Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è una condizione neurologica che coinvolge la regolazione dell’attenzione e del comportamento. I sintomi variano da persona a persona, ma spesso includono:
- difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti monotoni o prolungati;
- incapacità di rimanere fermi o quieti;
- impulsività nelle decisioni e nelle azioni;
- iperattività mentale: una continua elaborazione di idee e pensieri;
- difficoltà nella gestione del tempo e nel portare a termine attività.

Questi segnali non sono semplici capricci o "essere un po’ distratti": si tratta di pattern persistenti che possono interferire con la scuola, il lavoro e le relazioni personali.

Diagnosi e approcci terapeutici: come si affronta l'ADHD

 Oggi esistono percorsi ben strutturati per arrivare a una diagnosi accurata, che combinano colloqui clinici, questionari specifici e osservazioni comportamentali. La diagnosi è il primo passo essenziale per comprendere la presenza e la natura del disturbo. La gestione dell'ADHD non è in genere una cura nel senso tradizionale, ma un approccio multimodale che può includere:
- strategie educative e psicologiche, come la terapia cognitivo-comportamentale, che aiutano a sviluppare abilità organizzative e di autoregolazione;
- trattamenti farmacologici, quando indicati, che possono ridurre alcuni sintomi in modo efficace;
- psicoeducazione alla famiglia e alla scuola o al lavoro, per creare ambienti più supportivi e meno giudicanti.

L'obiettivo non è eliminarla, perché non c'è un bottone da spegnere, ma aiutare chi ne vive la quotidianità a esprimere al massimo il proprio potenziale e a ridurre le difficoltà più invalidanti.

Verso una nuova narrazione collettiva

 Anche grazie alle testimonianze aperte di voci celebri da Paris Hilton a Laura Chiatti e Achille Costacurta parlare di ADHD non è più un segreto sommesso. Sta diventando una conversazione pubblica, una trasformazione culturale. Sempre più persone riconoscono che il disturbo non definisce una persona, ma è una parte della sua esperienza. È una rivoluzione silenziosa eppure impattante che permette di passare dal domandarsi "di cosa soffro?" al "come posso vivere meglio con chi sono?". E questo, forse, è il vero superpotere.

Ti potrebbe interessare

videovideo