UNA SCELTA PONDERATA

Amarsi senza convivere, la scelta di Claudia Pandolfi e delle coppie che riscrivono le regole dell'amore

È la nuova intimità di coppie che restano insieme senza condividere il tetto come l'attrice e il compagno: "È un lusso che non tutti possono permettersi"

15 Gen 2026 - 07:00
 © Ansa

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L'amore, a un certo punto, smette di chiedere prove e comincia a pretendere rispetto. Rispetto per i silenzi, per gli spazi, per le vite che non vogliono più essere fuse a forza. Non per allontanarsi, ma per restare. Perché crescere, nell'amore adulto, significa anche capire che stare insieme non coincide necessariamente con condividere lo stesso tetto. Claudia Pandolfi lo racconta con una naturalezza disarmante: "Io e il mio compagno Marco viviamo in due case diverse. È un lusso che non tutti possono permettersi". E in quella parola, lusso, c'è già tutto: il privilegio, la scelta consapevole, il desiderio di respirare.

L'attrice ha compiuto 51 anni, l'età in cui - come racconta - "i traguardi da raggiungere sono altri". I figli crescono, le priorità si spostano, l'idea di coppia cambia pelle. E così anche il vivere insieme, che non è più un obbligo né una prova d'amore, ma una possibilità tra le tante. La sua storia con Marco De Angelis dura dal 2014. Due figli, due percorsi, due case. "Un tema molto contemporaneo - lo definisce - Credo che oggi si desideri una certa individualità all’interno del romanticismo".

Ecco il punto: non meno amore, ma più spazio. Non distanza emotiva, ma metri quadri simbolici per restare se stessi. La scelta di Pandolfi non nasce da un giorno all’altro. "Siamo andati in questa direzione perché era la scelta più naturale per lo stile di vita che abbiamo e perché i bisogni cambiano" spiega. I bambini crescono, le routine si cristallizzano, e ciò che un tempo univa può, se non ripensato, diventare una gabbia.

Una scelta che va condivisa

 All'inizio Marco non era d'accordo. Poi lo è diventato, perché l'amore, quando funziona, è anche un continuo negoziato. E perché "è bellissimo ritrovarsi dopo essersi ripresi i propri spazi" racconta la Pandolfi. Ritrovarsi è la parola chiave. Come se l'incontro, reso meno scontato, tornasse a essere una scelta quotidiana.

Non è un caso isolato

 Sempre più coppie, eterosessuali, queer, giovani o alla seconda (terza) vita, sperimentano il living apart together: stare insieme senza convivere. Una formula che promette autonomia, meno attriti sul quotidiano, più desiderio. Niente discussioni su chi ha dimenticato di comprare il latte, nessuna guerra per il telecomando, nessun compromesso forzato sugli spazi.

Pro e contro del living apart together - I vantaggi sono evidenti: preservare la propria identità, proteggere il tempo personale, evitare che l'amore venga sommerso dalla logistica. Ma ci sono anche i contro, che Pandolfi non nasconde. Due case significano costi maggiori, organizzazione, una gestione più complessa dei figli. E poi su tutto la domanda che aleggia, spesso non detta: siamo davvero una coppia se non viviamo insieme? La risposta non è univoca. Dipende dalle persone, dal contesto, dalle possibilità. "È un lusso" ribadisce Pandolfi. Economico, certo. Ma anche emotivo: serve maturità per non vivere la distanza come rifiuto, per non trasformare l'autonomia in fuga.

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