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Nell'era digitale Il declino degli influencer non è una anomalia, ma la regola di un sistema che trasforma la visibilità in valore e la reputazione in merce
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Per anni Chiara Ferragni è stata l’emblema della nuova celebrità digitale: milionaria, globale, icona di moda e business, capace di trasformare un blog in un impero economico e sociale che sembrava inarrestabile. Ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato: critiche pubbliche, scandali, fino al processo, hanno cominciato a segnare una nuova fase di declino. Per anni considerata una delle influencer più potenti al mondo, con decine di milioni di follower e collaborazioni con grandi brand internazionali, poi una serie di crisi reputazionali e professionali ha messo in discussione non sola la sua aura di invincibilità, ma in generale quella dei vip. Quanto dura la notorietà? E' davvero immortale come si pensava, o nasconde crepe che possono demolirla alle prime scosse?
La precarietà del successo digitale - A differenza delle star del passato i vip digitali non sono mediati da istituzioni forti. Non hanno redazioni, manager culturali o distanza simbolica. Il loro successo dipende da algoritmi, engagement e reputazione istantanea. Basta una crisi per innescare una caduta rapida, spesso irreversibile. È una forma di successo strutturalmente precario, simile a quello dei lavoratori della gig economy: visibilità alta, tutele basse. Anche chi sembra invincibile vive in una condizione di esposizione permanente, dove l’errore non è metabolizzato, ma amplificato.
La crisi di reputazione - Il sociologo Max Weber parlava di carisma come di una qualità riconosciuta collettivamente. Nell’era dei social, il carisma dei vip non nasce dall’eccezionalità, ma dalla familiarità. Questo lo rende potentissimo, ma anche estremamente instabile. Il pubblico di oggi è iper-esposto ai contenuti e ha sviluppato anticorpi simbolici: riconosce il marketing, diffida della perfezione, reagisce negativamente all’ostentazione del successo. L’aura del vip si consuma rapidamente, sostituita da una sorveglianza continua: ogni gesto viene analizzato, contestualizzato, giudicato. E quando la narrazione si incrina (per uno scandalo, una percezione di opacità o un eccesso di promozione) crolla il patto simbolico con il pubblico. Non è tanto l’errore a pesare, quanto la sensazione di essere stati traditi da una figura che si presentava come “vicina”, “autentica”, “una di noi”.
Cosa rappresenta il caso Ferragni? - Chiara Ferragni non è solo un personaggio in difficoltà, ma un caso sociologico. Il suo successo si è fondato su tre pilastri tipici dell’era digitale: esposizione continua della vita privata, fiducia emotiva del pubblico e fusione tra identità personale e attività commerciale. Proprio questi elementi, però, sono diventati il suo punto debole. E rappresentano i punti vulnerabili di tutti i vip dell'era digitale e degli influencer. Il problema non è solo individuale, ma sistemico: la celebrità contemporanea chiede autenticità, ma punisce la fragilità; premia la trasparenza, ma non perdona l’ambiguità. Un equilibrio quasi impossibile da mantenere nel tempo.Il declino dei vip, dunque, racconta qualcosa di più profondo sulla società contemporanea. Non siamo di fronte alla fine della fama, ma alla sua iper-accelerazione: le figure pubbliche vengono costruite, celebrate e demolite con la stessa rapidità.
Non solo Chiara Ferragni - Chiara Ferragni, come altri prima e dopo di lei, diventa il simbolo di un successo che non accumula capitale simbolico duraturo, ma vive di attenzione volatile. Una fama che non protegge e che ti costringe a reinventarti per non rimanere schiacciato dalla tua stessa visibilità. Fedez ha attraversato una fase di forte esposizione emotiva e mediatica che ha prodotto sovraesposizione e polarizzazione. Oggi il suo percorso sembra orientato verso una comunicazione più personale e meno militante, nel tentativo di ricostruire credibilità e rapporto con il pubblico. Anche Belén Rodríguez, per anni volto onnipresente della televisione generalista, rappresenta un modello di celebrità che fatica a rimanere centrale in un sistema dominato da piattaforme digitali e linguaggi più rapidi. Anche per lei la reinvenzione passa da una maggiore selezione delle apparizioni e da un racconto più intimo, lontano dall’iper-presenza del passato. Guardando oltreoceano c'è Kim Kardashian.
Anche lei, pur rimanendo centrale, ha iniziato una trasformazione: meno influencer pura, più imprenditrice, studentessa di diritto, figura istituzionale. È il segnale che il modello della celebrità basata solo sulla visibilità non è più sufficiente. E poi, non da ultimi, i cosiddetti “vip da reality”: un’intera generazione di personaggi nati nei reality show vive oggi una rapida obsolescenza. Senza una narrazione forte o competenze riconosciute, molti faticano a restare rilevanti oltre il ciclo breve dell’attenzione social.