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Libia, scatta il rientro degli italiani e l'Isis minaccia l'Italia con video di decapitazioni

Lo Stato islamico: "Siamo a Sud di Roma". Gentiloni ribadisce che il nostro Paese "rimane al lavoro contro il terrorismo". Via mare il rimpatrio dei nostri connazionali

- E' scattata l'operazione rimpatrio per gli italiani residenti in Libia: mentre la nostra ambasciata a Tripoli è stata chiusa "per il deteriorarsi della situazione", i nostri connazionali, più di 50, sono rientrati via nave approdando ad Augusta. Intanto l'Isis ha diffuso online un video, intitolato "messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce", con decine di persone decapitate in Libia, e minaccia l'Italia: "Siamo a Sud di Roma".

"Bandiere Isis sventolano a Tripoli" - "Le bandiere nere dell'Isis sono già a Tripoli, si vedono sventolare dalle macchine che si aggirano nella città . La situazione è gravissima". E' l'allarme lanciato da fonti libiche vicine al governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale. La vecchia Capitale è oggi guidata dalle milizie filo-islamiche di Fajr Libya, che hanno preso il sopravvento imponendo un governo "parallelo", guidato da al Hassi, vicino ai Fratelli musulmani.

In un video minacce all'Italia - L'Isis ha diffuso online un nuovo video dal titolo "Un messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce", che mostra la decapitazione di "decine di persone" in Libia: probabilmente si tratta dei 21 egiziani copti rapiti proprio in libia tra dicembre e gennaio, dei quali era stata annunciata l'esecuzione nei giorni scorsi. Nel messaggio, secondo quanto riferisce il Site (il sito americano di monitoraggio dell'estremismo islamico in rete), ci sono anche minacce all'italia: oltre al riferimento alla "nazione della Croce", si dice esplicitamente che "prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma... in Libia". Il video contiene minacce anche per gli americani: mentre scorrono immagini del mare insanguinato dai corpi degli egiziani copri decapitati, compare il messaggio "Avete buttato il corpo di Osama bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro".

Il rimpatrio degli italiani - Tecnici d'azienda, marittimi, gente che ha lasciato temporaneamente l'Italia per un periodo più o meno lungo, ma anche famiglie che praticamente da sempre vivono a Tripoli, o in altre città, e che non hanno abbandonato il Paese neppure nei momenti più duri della guerra contro Gheddafi. Sono loro il centinaio di italiani rimpatriati, in fuga dal caos e dalla minaccia dell'Isis. L'imbarcazione con a bordo i nostri connazionali è arrivata poco dopo la mezzanotte nel porto di Augusta, in Sicilia. la nave, il catamarano "San Gwann", della compagnia Virtu Ferries, è stato scortato da una nave militare spintasi a ridosso delle coste libiche, con un Predator dell'Aeronautica militare, un velivolo "a pilotaggio remoto" decollato dalla base del 32° Stormo dell'Aeronautica di Amendola, in Puglia, ha tenuto d'occhio la situazione dall'alto.

L'Egitto promette ritorsioni contro l'Isis - Dopo aver dichiarato sette giorni di lutto nazionale per la decapitazione dei 21 copti egiziani, il presidente d'Egitto, Abdel Fattah al Sisi, ha avvertito che il suo Paese "si riserva il diritto di reagire" nel modo e nei tempi che riterrà più opportuni. Il gran Muftì d'Egitto, la più alta autorità islamica del Paese, ha invece condannato con forza la decapitazione: "Gli assassini meritano la maledizione di Allah", ha detto, chiedendo alle nazioni Arabe e alla comunità internazionale "di contrastare seriamente questi criminali".

Chiusa la nostra ambasciata a Tripoli - L'ambasciata d'Italia a Tripoli ha sospeso le sue attività in seguito al peggioramento delle condizioni di sicurezza e il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati, comunica la Farnesina.

"La chiusura temporanea della nostra ambasciata - spiega il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - è avvenuta in modo tempestivo e ordinato e di questo ringrazio i responsabili della Farnesina e delle altre amministrazioni che hanno collaborato all'operazione. La chiusura si è resa necessaria a causa del deteriorarsi della situazione in Libia".

La Farnesina: "Al lavoro per combattere il terrorismo" - Il ministro ci tiene poi a ribadire che "l'Italia rimane al lavoro con la comunità internazionale per combattere il terrorismo e ricostruire uno stato unitario e inclusivo in Libia, sulla base del negoziato avviato dall'inviato speciale dell'Onu Leon, al quale continuerà a partecipare il nostro inviato speciale, l'ambasciatore Buccino".

L'avvertimento della Farnesina - D'altra parte, già dal primo febbraio la Farnesina, con un warning particolare pubblicato sul sito www.viaggiaresicuri, aveva "ribadito il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese", a fronte del "progressivo deterioramento della situazione di sicurezza".

Nell'avviso, pubblicato a seguito dell'attacco terroristico del 27 gennaio all'Hotel Corinthia con numerose vittime, tra cui sei cittadini stranieri, la Farnesina evidenzia, tra l'altro, come "in tutta la Cirenaica la situazione di sicurezza è progressivamente deteriorata ed è pertanto assolutamente sconsigliata la presenza di connazionali dovunque e con particolare riguardo alla Città di Derna".

A rischio, si sottolinea, anche le situazioni a Bengasi e nell'area urbana di Tripoli, dove "si sono verificati scontri armati ed episodi ostili che testimoniano un sensibile innalzamento della tensione e confermano la permanenza di un significativo livello di rischio anche all'interno dei centri urbani, che può potenzialmente interessare tutto il personale espatriato".

"Tali circostanze inoltre - si legge ancora nel warning - evidenziano la complessiva fragilità del quadro di sicurezza in Libia, minato da fattori di diversa matrice, all'interno del quale possono trovare spazio anche azioni di natura terroristica. Permangono in tutto il Paese elementi di tensione suscettibili di trovare repentine manifestazioni in forma non pacifica, che fanno leva sulla perdurante impossibilità per le forze dell'ordine governative di garantire un effettivo controllo del territorio".

Berlusconi: "Ok azione militare" - Silvio Berlusconi interviene sulla crisi in Libia promuovendo "l'intento del governo di non abdicare alle responsabilità che ci derivano dal ruolo del nostro Paese nel Mediterraneo". "Un intervento di forze militari internazionali - dice il leader di Forza Italia -, sebbene ultima risorsa, deve essere un'opzione da considerare seriamente. FI è pronta a contribuire in modo costruttivo alle difficili scelte che dovremo prendere".

Il numero uno del centrodestra ribadisce poi le sue critiche nei confronti delle decisioni prese negli ultimi anni: "La drammatica evoluzione della situazione in Libia è la dimostrazione di quanto furono sbagliate le scelte occidentali relative al Nord Africa negli anni passati. Scelte che non abbiamo mai mancato di criticare e denunciare, ben prefigurando quali nefasti scenari futuri avrebbero prodotto".

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