Leader di Yashar!

Elezioni Israele: chi è Gadi Eisenkot, l'anti-Bibi in divisa che ha conquistato l'opposizione

Un figlio morto a Gaza, poche parole e un messaggio: "Fidatevi di me"

27 Ott 2026 - 22:43
 © Afp

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Generale, ex capo di stato maggiore dell'Idf - nominato proprio dal suo attuale acerrimo nemico Benjamin Netanyahu -, Gadi Eisenkot ha rappresentato la più concreta speranza per una grande fetta di israeliani di voltare pagina, anche se il suo partito Yashar! - che significa dritto, onesto - è nato solo un anno fa. Se dovesse formare un governo, diventerebbe il primo premier di origine "mizrahi" (orientale) della storia del Paese.

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Le origini

 Nato a Tiberiade nel 1960 da genitori arrivati dal Marocco, è cresciuto nella lontana periferia di Eilat, in una grande famiglia tradizionalista. La sua carriera militare parte dalla brigata di fanteria Golan, considerata un'unità del popolo in contrapposizione a quelle di élite. Anche per questo, Gadi è visto dalla gente come "uno di noi". Ma soprattutto perché è parte della famiglia del lutto israeliano, avendo perso l'ultimo dei suoi cinque figli e due nipoti in questa guerra, uccisi nei combattimenti a Gaza.

La carriera militare

 Da capo di Stato maggiore mantenne un basso profilo pubblico, pochi discorsi, addirittura l'unità del portavoce gli fece fare un training di arte oratoria. E quando nel 2019 terminò il suo mandato di capo dell'Idf, si disse che non avrebbe seguito il trend dei generali che entrano in politica: "Non è per lui". Chi ci ha lavorato, lo descrive determinato ma non teatrale, per nulla egocentrico: uno che parla più con i fatti che con le parole, non sbatte i pugni sul tavolo, non porta rancore.

La carriera politica

 Eppure, nel 2022 scese in campo, a fianco del suo predecessore nell'Idf Benny Gantz, la cui carriera politica è stata però una triste parabola: da astro nascente a fallimento totale, tanto da doversi ritirare dalla corsa elettorale a una settimana dal voto. Nell'approccio alla sicurezza nazionale Eisenkot è il fautore della "dottrina Dahiya", che codifica la risposta sproporzionata ai tempi della guerra con il Libano del 2006, quando era capo del Comando Nord. Ha inoltre sviluppato il concetto di "guerra tra le guerre", che puntava su operazioni brevi e mirate, e che ha governato per un decennio lo scontro tra Israele e l'asse iraniano fino allo sbaragliamento di tutte le carte dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Per questo, c'è chi gli imputa di essere tra i fautori della "Consepzia", l'errore di valutazione delle intenzioni del nemico che quel giorno portò al fallimento dell'Idf.

Tra destra e sinistra

 Nella sua campagna si è rivolto molto agli elettori del Likud: "Fidatevi di me", ha detto, invitandoli ad abbandonare la cieca lealtà a Bibi. Al centro della sua agenda, le tematiche interne come la costituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti del 7 ottobre e l'arruolamento degli ultraortodossi, messaggi che parlavano più agli elettori del centro-sinistra. Mentre all'elettorato di destra ha assicurato la sconfitta definitiva di Hamas entro 18 mesi, "o con il Piano Trump, o con la forza". Ha appoggiato la guerra contro l'Iran, definendola "la più giusta degli ultimi decenni", ha criticato il film "Naza" ("C'è un abisso tra la critica legittima in una società democratica e la diffamazione della reputazione dei nostri soldati per applausi a festival stranieri").

Ha affermato che la soluzione a due Stati dopo il 7 ottobre è "delirante", ma ha anche definito la violenza dei coloni in Cisgiordania come "terrorismo ebraico". Nella campagna elettorale ha negato che siederà con Netanyahu in un governo di unità nazionale, ma i commentatori hanno lasciato intendere che, a fronte di un'emergenza nazionale o della prospettiva di ritorno alle urne, tutte le carte sono ancora da giocare.

Israele, il profilo di Gadi Eisenkot

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