Donald Trump contro Papa Leone XIV: quando il papato è sotto attacco
Dalla Riforma protestante alla Rivoluzione francese, passando per i Patti Lateranensi: politica e religione hanno attraversato secoli di tensioni e scontri
di Leonardo Mochi© Tgcom24
"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris? / Nescio, sed fieri sentio et excrucior". Così scriveva Gaio Valerio Catullo, poeta romano del I secolo a.C, in uno dei componimenti più famosi della storia, non solo tra i "classicisti". I due versi possono essere tradotti così: "Odio e amo. Forse ti chiedi perché io lo faccia. Non lo so, ma sento che accade e ne sono tormentato". Un distico che descrive il conflitto interiore dell'essere umano quando innamorato, con l'esperienza del poeta a fungere da metafora. Catullo infatti prova a mettere per iscritto i sentimenti contrapposti che prova per Lesbia, nobildonna romana: la relazione tra i due è un continuo alternasi di momenti di passione e di sofferenza, quest'ultimi dovuti ai tradimenti e all'instabilità dell'amata. Per questo il poeta prova amore e odio ed è incapace di spiegare razionalmente il perché di questa dicotomia sentimentale.
Come per quelli di Catullo e Lesbia, anche i rapporti tra Chiesa e politica hanno vissuto "alti e bassi" che hanno segnato secoli di storia. Una storia fatta di accordi, alleanze, scontri, attacchi, anche verbali, come quelli rivolti da Donald Trump a Papa Leone XIV.
"Debole e pessimo in politica estera"
Un attacco a tutto campo quello del tycoon nei confronti del Pontefice americano, definito dall'inquilino della Casa Bianca "debole sulla criminalità e sulle armi nucleari" e "pessimo sulla politica estera". Trump si riferisce alla guerra in Iran, dimostrandosi insofferente nei confronti del Vaticano che vorrebbe più "energico" nel condannare l'attività della Repubblica islamica. "Dovrebbe essermi grato, se io non fossi alla Casa Bianca neanche sarebbe stato eletto" ha scritto il presidente sul suo social Truth per poi rincarare la dose davanti alle telecamere: "Non mi piace, non sono un fan di Papa Leone, è una persona molto liberale che non crede nella lotta alla criminalità". Parole al vetriolo, incendiarie, alle quali il primo Pontefice americano nella storia della Chiesa replica con la pacatezza che gli appartiene. "Non faccio un dibattito con lui, parlo del Vangelo e quindi continuerò a esprimermi contro la guerra" ha detto Papa Leone XIV. Trump ha anche criticato Prevost per non aver condiviso l'operazione statunitense in Venezuela, con la quale è stato arrestato l'allora presidente Nicolas Maduro.
A dar manforte al tycoon il suo vice, J. D. Vance: il Vaticano "dovrebbe attenersi alle questioni morali" e lasciare "che il presidente degli Stati Uniti si occupasse di definire le politiche pubbliche americane". Ricordiamo che Vance si è avvicinato al cattolicesimo nel 2019, quando nell'agosto di quell'anno è stato battezzato e cresimato presso il Priorato di St. Gertrude, in Ohio.
Le condoglianze tardive di Netanyahu per la scomparsa di Francesco
Durante il pieno della crisi di Gaza, il mondo cattolico è rimasto sconvolto dalla morte di Papa Francesco. Il Pontefice argentino, nei mesi precedenti, non aveva risparmiato duri attacchi contro le forze armate israeliane per ciò che stava accadendo nella Striscia dopo il 7 ottobre 2023. I rapporti tra Stato ebraico e Vaticano sono rimasti freddissimi fino alla morte di Bergoglio, sollevando un polverone che ha portato alcuni a parlare di caso diplomatico: le condoglianze tardive (tre giorni dopo) di Netanyahu dopo che erano stati rimossi i messaggi di cordoglio da parte del ministero degli Esteri dello Stato ebraico e la partecipazione alle esequie a San Pietro soltanto dell'ambasciatore presso la Santa Sede.
L'era dei totalitarismi: da Mussolini a Stalin
Il XX secolo è stata l'epoca dei totalitarismi, gettando l'intera Europa (e gran parte del mondo) nel caos dei due conflitti mondiali. Ci riguardano particolarmente da vicino i Patti Lateranensi tra Italia e Santa Sede: firmati da Benito Mussolini e Pietro Gasparri nel 1929, regolano ancora oggi i rapporti tra le due entità statuali. Ai Patti si devono l'istituzione della Città del Vaticano come Stato indipendente e la piena riapertura formale dei rapporti fra Italia e Vaticano. Fino ad allora infatti sulla Penisola teneva banco ancora la c.d. "questione romana", nata con la presa di Roma del 1870 da parte del Regno d'Italia e che pose fine al potere temporale del Papa.
In Germania e in Unione Sovietica la situazione era molto diversa. Hitler nel 1933 firmò il Concordato garantendo libertà di culto e autonomia alle associazioni cattoliche, ottenendo però in cambio la non ingerenza della Chiesa in questioni politiche. Il regime nazista violò ben presto l'accordo tramite politiche repressive contro le stesse associazioni e i religiosi. Senza scordarci della Shoah: nonostante le critiche per il silenzio pubblico da parte di Papa Pio XII, la Chiesa attivò una vasta rete "sotterranea" per salvare migliaia di ebrei dalla morte che li aspettava nei campi di concentramento. In Unione Sovietica, invece, spiragli di apertura o compromessi non ci sono mai stati: Stalin infatti parlava di ateismo di Stato, mentre l'ideologia marxista etichettava la religione come "oppio dei popoli". Il tutto corrispose a una persecuzione sistematica e continua delle attività religiose su tutto il territorio.
Quando Napoleone arrestò il Papa
Nessuno dei tre dittatori osò tanto come Napoleone Bonaparte che arrivò ad arrestare nel 1809 Pio VII, stessa sorte toccata al suo predecessore, Pio VI nel 1797, quando l'esercito rivoluzionario francese invase l'Italia. L'imperatore sottopose la Chiesa d'Oltralpe sotto il proprio controllo e arrivò addirittura a umiliare Pio VII, obbligandolo a recarsi nel 1804 a Parigi per l'auto-incoronazione di Napoleone. L'arresto fu la diretta conseguenza della rottura dei rapporti diplomatici e della minaccia di scomunica lanciata da Pio VII, dopo che l'imperatore aveva annesso gli Stati pontifici all'Impero francese.
La Riforma protestante
Nel XVI secolo, l’unità religiosa dell’Europa si spezzò con la Riforma protestante, avviata da Martin Lutero (poi scomunicato) e sostenuta da numerosi principi tedeschi. Questo movimento ridusse drasticamente l’influenza di Roma in vaste aree del continente. Pochi anni dopo, anche Enrico VIII ruppe con il papato, dando vita nel 1534 alla Chiesa anglicana: una decisione politica che sottrasse definitivamente l’Inghilterra all’autorità del Vaticano.
Il Sacco di Roma e la fuga di Clemente VII
Il Sacco di Roma del 1527 rappresenta probabilmente uno dei momenti più drammatici per la Chiesa. I lanzichenecchi, mercenari protestanti al soldo dell' imperatore Carlo V d'Asburgo misero a ferro e fuoco Roma per diversi mesi. L'episodio si inserisce nella lotta per l'egemonia nella penisola italiana e in tutto il continente tra la Spagna di Carlo V e la Francia di Francesco I. Clemente VII, membro della famiglia Medici, temeva l'eccessivo potere di Carlo V e si alleò con la Francia nella Lega di Cognac. Questa presa di posizione del papato non piacque a Carlo V che, deciso a controllare l'Italia settentrionale, tentò di riconquistare invano il favore del Pontefice, decidendo dunque di intervenire militarmente. I lanzichenecchi dettero vita a uno dei più brutali sacchi che la storia di Roma ricordi e costrinsero Clemente VII a fuggire a Castel Sant'Angelo.
Lo Schiaffo di Anagni, le dispute con imperatori e re e il "trasloco" ad Avignone
Uno dei primi grandi conflitti tra autorità religiosa e politica fu la lotta per le investiture (XI–XII secolo). I papi rivendicavano il diritto di nominare i vescovi, mentre gli imperatori volevano mantenere il controllo sull'affidamento dell'incarico: i protagonisti principali furono Enrico IV e Papa Gregorio VII che si dettero "battaglia" a colpi di accuse, scomuniche e umiliazioni.
Un altro episodio simbolico è il cosiddetto Schiaffo di Anagni (1303), episodio ripreso anche da Dante nella Divina Commedia e che rappresenta l'apice dello scontro tra Papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV il Bello. Il sovrano aveva bisogno di denaro e decise di tassare il clero francese., suscitando le proteste del Pontefice. Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna si recarono da Bonifacio VIII con l'obiettivo di catturare il Papa e impedire che desse seguito alle minacce di scomunica. Leggenda vuole che lo schiaffo ci sia veramente stato: più probabile che le discussioni siano state animate, rappresentando però un momento di grande imbarazzo e oltraggio morale alla Chiesa.
Poco dopo, vista la situazione creatasi, la Chiesa si trasferì da Roma ad Avignone, in Francia: la cosiddetta "cattività avignonese" (1309-1377) rappresenta un periodo di grande splendore per il papato, nonostante i malumori diffusi in tutta Europa, a causa del traffico di indulgenze e cariche ecclesiastiche per mantenere la residenza dei Pontefici e, più in generale, a un'immagine della Chiesa che di fatto aveva perso il proprio prestigio e la propria autonomia a favore della corona francese.
