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Amatrice un anno dopo, lo chef Bonanni: "La burocrazia frena ogni sasso, ma si riparte e guardo il lato positivo"

Il titolare dello storico ristorante Ma-Trù attende di riaprire nel Villaggio Food: "Ho passato un anno a fare lʼambasciatore dellʼamatriciana su e giù per lʼItalia, commosso dalla solidarietà"

"La burocrazia frena la rinascita, anche per spostare un sasso, ma voglio vedere il lato positivo: tra quindici giorni anche il mio ristorante, Ma-Trù, riaprirà nel Villaggio Food di Amatrice". Il tono è amaro, ma la speranza non manca ed è viva: lo chef Daniele Bonanni testimonia a Tgcom24 la tenacia degli amatriciani colpiti duramente dal sisma del 24 agosto 2016. Ma spenti i riflettori del primo anniversario del disastro, cosa rimane? "Rimangano i riflettori sul mio paese, che è la mia vita, qui ho speso tutte le mie forze con la Pro Loco e qui la mia vita è stata profondamente segnata dalle perdite di mia madre, mia sorella, mio nipote sotto quelle macerie. Ma da qui non me ne vado e da qui riparto. Gli italiani tornino a rendere Amatrice il borgo più noto degli Appennini".

Amatrice, lo chef Bonanni non si arrende: "Con il terremoto ho perso gli affetti, ma riapro il ristorante di famiglia"

E' passato un anno dalla tragedia che ha segnato profondamente la sua famiglia e il suo lavoro. Come ha cercato di andare avanti?
"Ho fatto l'ambasciatore dell'amatriciana per tutta Italia, una missione che è diventata anche un lavoro, l'unico modo per tenermi impegnato e non pensare alla tragedia che mi aveva colpito. Così ho fatto conoscere a tutti il biglietto da visita di Amatrice per riportare i turisti qui e ho testato la solidarietà degli italiani. Mi sono stati offerti locali in affitto a titolo gratuito per 2-3 anni per riaprire il ristorante; mi venivano proposte in gestione strutture con tanto di personale... sono rimasto commosso, ma devo ripartire da qui, dal mio paese che è la mia vita, per il quale ho sempre dato tanto con la Pro Loco. E dopo il mio ristorante, torneranno anche il Palio dei somari e tutte le manifestazioni legate alla nostra tradizione".

Il primo passo, dunque, è la riapertura del Ma-Trù. Cosa rappresenta per lei e la città riavviare l'attività?
"Il ristorante è la storia di Amatrice; Ma-Trù è l'antico nome del paese e significa "Madre del Tronto", il fiume che nasce qui e sfocia nell'Adriatico. E' dunque un segno di rinascita dall'acqua, fonte di vita. Avevo acquistato l'attività con mia madre, deceduta nel terremoto, e riaprire è un omaggio a lei e per tutti i parenti e gli amici che non ci sono più. Purtroppo, per ritardi nel cantiere, non ce l'ho fatta a riaprire per il 29 luglio, giorno dell'inaugurazione del Villaggio Food, ma quel giorno c'era un pezzo del mio ristorante presente: una statua scolpita da Nazzareno Rocchetti di Cingoli di Macerata che rappresenta le anime che arrivano al senso della vita, un omaggio ai miei cari che non vuole essere un messaggio d'angoscia, ma di speranza. Ora è lì nella piazzetta dell'area di San Cipriano, ma sarà sistemato in sala".

I ritardi nei lavori riducono la speranza a un lumicino?
"Ripartire è importante per tutta Amatrice, devono tornare i turisti e trovare strutture ricettive, devono tornare gli abitanti sotto un tetto e con un lavoro, il paese deve rinascere e tutto deve essere sicuro e a norma. Dopo un anno dal sisma si tagliano nastri ma tutto va a rilento: non voglio polemizzare perché le ragioni dei ritardi sono tante e spesso a noi incomprensibili, voglio vedere il lato positivo di quel poco che si ha finora. La speranza non deve mancare, ma sicuramente la burocrazia rallenta tutto. Eppure ne sono convinto: Amatrice rivivrà in pieno".

Ha vissuto nove mesi in una roulotte pur di non lasciare Amatrice. Quale convinzione le ha dato la forza per resistere?
"La certezza di ricominciare a vivere qui. Il giorno dell'inaugurazione dell'Area Food mi sono chiuso nella mia cucina, che allora non era pronta, per riflettere e capire cosa stessi facendo. Presto riavrò un lavoro e ora vivo nella casetta di mia nipote e suo figlio in attesa della mia. Non mi lamento e mi accontento, perché non trovo giusto che ci siano persone ancora fuori casa: tutti devono rientrare il prima possibile e avere un lavoro, Amatrice deve tornare il borgo appenninico più famoso d'Italia".

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