rispetto ai mesi scorsi

Pensioni, giugno è mese di conguagli: perché gli assegni saranno diversi dal solito?

Tra arretrati, trattenute fiscali e ricalcoli dell'Inps, milioni di italiani riceveranno importi diversi rispetto ai mesi scorsi

21 Mag 2026 - 11:00
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Istockphoto

© Istockphoto

Giugno e il rebus pensioni: per questo mese si annunciano infatti, come le più complicate dell'anno da decifrare. Non si tratta soltanto del consueto accredito mensile perché nei cedolini compariranno ricalcoli, recuperi fiscali, arretrati e trattenute straordinarie che modificheranno anche di molto gli importi percepiti da molti pensionati. Il pagamento scatterà lunedì 1° giugno, ma già nei giorni precedenti l'Inps renderà disponibili online i cedolini aggiornati: alcuni assegni saliranno in modo inatteso, altri subiranno riduzioni anche consistenti.

Chi riceverà arretrati e aumenti?

 La variazione più favorevole riguarda una parte degli ex dipendenti pubblici andati in pensione con la vecchiaia ordinaria attraverso le gestioni ex Inpdap. Per mesi molti di loro hanno percepito assegni inferiori al dovuto a causa di errori nei calcoli effettuati dall'Inps. L'istituto di previdenza sta completando i ricalcoli automatici e nel cedolino di giugno compariranno sia gli importi corretti sia gli arretrati accumulati nel tempo. In alcuni casi le somme restituite potranno superare i mille euro. Non si tratta di nuove misure o bonus straordinari, ma di un conguaglio: soldi che spettavano ai pensionati e che vengono riconosciuti solo ora dopo mesi di verifiche amministrative.

Perché alcuni pensionati prenderanno meno?

 Se per qualcuno giugno rappresenterà una mensilità più ricca, per altri sarà invece il mese delle trattenute. L'Inps ha avviato il recupero di detrazioni Irpef riconosciute erroneamente a circa quindicimila pensionati. In pratica, secondo l'Istituto, alcuni contribuenti avrebbero beneficiato di agevolazioni fiscali non spettanti. Le somme ora verranno recuperate direttamente dagli assegni pensionistici attraverso rateizzazioni che ridurranno il netto mensile. È il classico effetto dei conguagli fiscali: quando il sistema previdenziale incrocia i dati reddituali aggiornati, emergono differenze che possono tradursi sia in crediti sia in debiti per il pensionato.

Perché il cedolino di giugno richiede più attenzione del solito?

 Giugno diventa così il mese in cui si chiudono numerosi regolamenti di conti tra Inps e contribuenti. Ed è proprio questa sovrapposizione di elementi (arretrati, recuperi fiscali e ricalcoli) a rendere gli assegni particolarmente difficili da leggere. Molti pensionati, abituati a ricevere importi sostanzialmente stabili durante l'anno, potrebbero trovarsi di fronte a variazioni inattese senza comprenderne immediatamente la causa. Per questo il controllo del cedolino online diventa fondamentale: ogni voce va verificata con attenzione, soprattutto quando compaiono trattenute o accrediti straordinari.

Perché la pensione non parte automaticamente?

 Accanto al tema economico emerge poi una questione spesso sottovalutata: la pensione non scatta in automatico nemmeno quando sono stati raggiunti tutti i requisiti anagrafici e contributivi. La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un principio destinato a incidere su migliaia di futuri pensionati: senza una domanda formale all'Inps, il diritto alla pensione resta sospeso e l'assegno non viene erogato. Il semplice compimento dei 67 anni, oggi soglia per la pensione di vecchiaia, non basta dunque a far partire i pagamenti.

Cosa succede se la domanda viene presentata in ritardo?

 La Cassazione ha chiarito anche un altro punto cruciale: le mensilità non richieste in tempo non vengono recuperate successivamente sotto forma di arretrati. La pronuncia nasce dal caso di una lavoratrice che, pur avendo maturato i requisiti pensionistici, aveva inoltrato la domanda con ritardo. Dopo una prima decisione favorevole, la Suprema Corte ha dato ragione all'Inps stabilendo che il diritto ai ratei mensili nasce solo dal momento della richiesta formale. Il principio rafforza il peso burocratico della domanda previdenziale, che non viene considerata una semplice formalità amministrativa ma l’atto indispensabile per avviare l’intera procedura.

Perché il problema riguarda soprattutto le carriere discontinue?

 La questione è ancora più delicata per chi ha avuto percorsi lavorativi frammentati, alternando lavoro dipendente, autonomo o collaborazioni. In questi casi i contributi possono essere distribuiti tra diverse gestioni previdenziali e il loro accorpamento richiede una richiesta esplicita del lavoratore. L'Inps, infatti, non procede automaticamente all'unificazione delle posizioni contributive. Questo significa che eventuali ritardi o dimenticanze possono tradursi in mesi di pensione persi definitivamente.

Ti potrebbe interessare

videovideo