stretta sui requisiti

Pensioni, dal 2027 potrebbe non bastare lavorare fino a 71 anni

Il governo prepara la mini - riforma: stretta sui requisiti con l'aumento dell'aspettativa di vita, ma arriva anche la proroga dell'isopensione fino al 2029

17 Mag 2026 - 16:27
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L'età pensionabile torna al centro dell'agenda politica. Il governo lavora a una mini-riforma delle pensioni che punta da un lato a mantenere strumenti di flessibilità in uscita, dall'altro a recepire gli aumenti automatici legati all'aspettativa di vita previsti dalla riforma Fornero. Il risultato è un doppio binario: proroga degli scivoli aziendali, come l'isopensione, ma anche un progressivo allungamento dei requisiti anagrafici e contributivi. E per molti lavoratori, soprattutto i più giovani e interamente nel sistema contributivo, dal 2027 arrivare a 71 anni potrebbe non essere più sufficiente per lasciare il lavoro.

Isopensione, verso la proroga fino al 2029

 Tra le misure allo studio dell'esecutivo c'è la conferma dell'isopensione con il meccanismo attuale dei sette anni di anticipo rispetto alla pensione ordinaria. Oggi lo strumento, introdotto dalla legge Fornero, consente alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare i lavoratori all'uscita attraverso accordi sindacali, coprendo integralmente il costo dell'assegno e dei contributi fino al raggiungimento della pensione. Senza un intervento normativo, però, dal 2027 l'anticipo massimo tornerebbe a quattro anni. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha confermato che il governo sta lavorando a una proroga fino al 2029, probabilmente tramite un emendamento al decreto Primo Maggio. L'obiettivo è evitare che imprese e lavoratori perdano uno degli strumenti più utilizzati per la gestione degli esuberi e del ricambio generazionale.

L'effetto aspettativa di vita: cinque mesi in più entro il 2029

 Il nodo più pesante resta però quello dell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita. Dal gennaio 2027 scatterà il primo incremento: un mese in più per andare in pensione. Nel 2028 si aggiungeranno altri due mesi e ulteriori due potrebbero arrivare nel 2029, per un totale di cinque mesi in tre anni. Per la pensione di vecchiaia ordinaria si passerà così: a 67 anni e un mese nel 2027; a 67 anni e tre mesi nel 2028; fino a 67 anni e cinque mesi nel 2029. Anche la pensione anticipata subirà lo stesso adeguamento. Per gli uomini serviranno oltre 43 anni di contributi, mentre per le donne il requisito supererà i 42 anni.

Per i contributivi puri la soglia supera i 71 anni

 Le novità più pesanti riguarderanno, però, i lavoratori contributivi puri, cioè chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Oggi questa categoria può accedere alla pensione di vecchiaia in due modi: a 67 anni con almeno 20 anni di contributi e un assegno non inferiore all'importo dell'assegno sociale, oppure a 71 anni con almeno cinque anni di contributi, indipendentemente dall'importo maturato.

Ma dal 2027 anche questa soglia inizierà a salire: 71 anni e un mese nel 2027; 71 anni e tre mesi nel 2028; 71 anni e cinque mesi nel 2029. In pratica, per molti lavoratori più giovani, arrivare a 71 anni non basterà più. Un cambiamento che rischia di colpire soprattutto chi ha carriere discontinue, redditi bassi o lunghi periodi di precarietà.

La nuova uscita a 71 anni anche per il sistema misto

 Parallelamente, il governo sta studiando una nuova possibilità per chi appartiene al sistema misto, cioè ha versato almeno un contributo prima del 1996. Oggi questi lavoratori possono andare in pensione a 67 anni solo con almeno 20 anni di contributi. Se non raggiungono questa soglia, rischiano di restare senza assegno previdenziale nonostante abbiano lavorato e versato contributi. L'ipotesi sul tavolo è estendere anche a loro la cosiddetta pensione contributiva di vecchiaia: uscita a 71 anni con almeno cinque anni di contributi effettivi, in cambio però della rinuncia alla quota calcolata con il sistema retributivo. Una misura che il ministero del Lavoro considera una sorta di rete di protezione per chi oggi rischia di rimanere intrappolato fuori dal sistema pensionistico.

Il problema dei lavoratori più fragili

 Dietro i numeri della riforma emerge un problema strutturale: l'Italia continua ad alzare l'età pensionabile, mentre il mercato del lavoro resta caratterizzato da carriere frammentate e stipendi spesso insufficienti. Per i contributivi puri, inoltre, non basta raggiungere l'età richiesta. In molti casi occorre anche maturare un assegno minimo. Per la pensione anticipata contributiva a 64 anni, ad esempio, servirà un trattamento pari ad almeno tre volte l'assegno sociale, soglia destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni. Il rischio, denunciato anche dai sindacati, è che una parte crescente di lavoratori debba restare attiva sempre più a lungo senza però avere la certezza di una pensione adeguata.

Chi resta escluso dagli aumenti

 Non tutti subiranno l'adeguamento automatico. Restano infatti esclusi, almeno per il biennio 2027-2028, i lavoratori impegnati in attività gravose, usuranti o particolarmente pesanti. Per queste categorie continueranno a valere i requisiti attuali, senza incrementi legati all'aspettativa di vita.

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