Social freezing, dopo la Puglia qualcosa si muove: ecco dove è previsto il contributo e chi può richiederlo
Dal Lazio alla Toscana sono in crescite le forme di sostegno economico per la conservazione degli ovociti alle donne che scelgono di preservare la propria fertilità, anche in assenza di patologie
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Il social freezing non è più soltanto una prestazione da sostenere privatamente. Dopo la Puglia, che ha fatto da apripista, negli ultimi mesi sono diverse le Regioni italiane che hanno iniziato a intervenire con contributi pubblici per rendere più accessibile il congelamento degli ovuli, cioè la crioconservazione degli ovociti scelta da donne che non hanno una specifica indicazione medica, ma vogliono preservare la possibilità di avere una gravidanza in futuro. Dopo il Lazio che ha approvato uno stanziamento di 300mila euro per il 2027 destinato alla tutela della fertilità e alla crioconservazione dei gameti per ragioni sociali, anche la Toscana si è mossa a sua volta sul fronte della preservazione della fertilità, mentre la Puglia è già passata alla fase operativa: per il biennio 2026-2027 sono state aperte le procedure per richiedere un contributo che può raggiungere i 3mila euro.
In Puglia il contributo è già realtà
È la Puglia ad avere già trasformato il sostegno al social freezing in una misura concretamente accessibile. L'avviso attualmente gestito dalla Asl Bari prevede fino a 3mila euro per le donne che rispettano determinati requisiti. Tra questi ci sono l'età compresa tra 27 e 37 anni, la residenza continuativa in Puglia da almeno dodici mesi e un Isee non superiore a 30mila euro. Il contributo viene riconosciuto una sola volta e sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate. La possibilità di utilizzare il contributo non è limitata necessariamente a una struttura della propria Regione: la procedura riguarda centri di procreazione medicalmente assistita autorizzati e presenti nel Registro nazionale.
Su cosa punta la Toscana?
La Regione ha previsto percorsi per il social freezing fino ai 40 anni, mantenendo, invece, una disciplina distinta per le situazioni nelle quali la crioconservazione è legata a una condizione medica. In questi casi, infatti, la preservazione della fertilità può essere indicata prima di trattamenti o patologie che rischiano di compromettere la capacità riproduttiva. La questione è arrivata anche sul piano legislativo regionale con una proposta specificamente dedicata alla possibilità di rendere il congelamento degli ovociti più accessibile attraverso risorse pubbliche.
Non solo Lazio, Toscana e Puglia
Il fenomeno non riguarda soltanto queste tre Regioni. Nel corso del 2026 il tema è entrato nell'agenda politica e sanitaria di diverse amministrazioni. Sono sette le Regioni nelle quali sono state approvate oppure sono in discussione iniziative sulla libertà riproduttiva e sulla preservazione della fertilità: oltre a Puglia, Lazio e Toscana, vengono indicate Sicilia, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. In Umbria, per esempio, è stata avanzata una proposta per rendere la crioconservazione degli ovociti accessibile anche per motivazioni non mediche. In Basilicata, invece, il confronto regionale riguarda anche la necessità di trovare risorse economiche per sostenere concretamente la misura. Si tratta però di situazioni differenti: non tutte le Regioni hanno già istituito un vero e proprio contributo economico. In alcuni casi siamo ancora nella fase delle proposte o del dibattito politico.
Che cosa significa social freezing?
Il termine indica la possibilità di congelare gli ovociti quando la donna è ancora in età fertile per conservarli e, eventualmente, utilizzarli in futuro nell'ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita. La differenza fondamentale è la motivazione. Quando la crioconservazione è legata a una patologia o a una terapia che può compromettere la fertilità, si parla di preservazione della fertilità per ragioni mediche. Il social freezing riguarda invece una scelta preventiva legata a motivazioni personali, familiari, professionali o economiche. L'obiettivo è conservare ovociti in un'età nella quale il loro potenziale riproduttivo può essere maggiore, senza però trasformare la procedura in una garanzia di gravidanza futura.
Quanto costa congelare gli ovuli?
Il costo è uno dei motivi per cui il tema è diventato anche una questione di accessibilità economica. La procedura può richiedere alcune migliaia di euro e, una volta effettuata la crioconservazione, possono essere previsti ulteriori costi annuali per mantenere gli ovociti conservati. È proprio su questa barriera economica che intervengono le Regioni che hanno scelto di finanziare il social freezing: il contributo pubblico può coprire una parte significativa della spesa, secondo requisiti e modalità che cambiano da territorio a territorio.
Il fenomeno è in crescita
La diffusione del social freezing sta aumentando. Secondo i dati presentati nel 2026 dall'Associazione Italiana Fertilità, nel 2024 i cicli di congelamento degli ovuli per ragioni non mediche sono cresciuti del 44% rispetto all'anno precedente. Nello stesso anno, inoltre, 17.660 bambini sono nati in Italia grazie alla procreazione medicalmente assistita, pari al 4,8% delle nascite complessive. Numeri che spiegano perché la preservazione della fertilità sia entrata sempre più nel dibattito sulle politiche sanitarie e demografiche.
La partita ora si sposta a livello nazionale
Mentre le Regioni sperimentano soluzioni diverse, il tema è arrivato anche in Parlamento. Ad agosto 2026 è stata presentata alla Camera una nuova proposta di legge sul social freezing, con l'obiettivo dichiarato di introdurre uno strumento di sostegno economico e, parallelamente, mantenere aperto il confronto su una disciplina nazionale più ampia.
