Social freezing, in Italia l'informazione sulla crioconservazione degli ovociti passa per i social
I numeri delle giovani donne che optano per questa pratica sono in aumento, ma non hanno nulla a che vedere con quelli di altri Paesi europei. Mancano canali ufficiali o campagne programmate dal ministero della Salute
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Le donne lo sanno meglio degli uomini: il nostro orologio biologico non scandisce il tempo allo stesso modo di quello sociale. Così accade che si arriva a 25, poi a 30 anni, quando il corpo femminile sarebbe pronto a rimanere incinta, ma contratti precari, voglia di fare carriera o relazioni poco stabili spingono a posticipare il desiderio di maternità. Ma quando poi, magari, si è socialmente pronte, per il corpo potrebbe essere ormai troppo tardi. Per questo la crioconservazione degli ovociti in età giovanile (non soltanto per esigenze mediche), meglio conosciuta come social freezing, sta diventando sempre di più un'alleata delle donne che vogliono mettere in pausa il loro istinto materno per accelerare, nel frattempo, su altri aspetti della vita. E lo sarebbe ancora di più se tutte le donne la conoscessero: in Italia, manca il tentativo di sensibilizzare tramite canali ufficiali, campagne programmate dal ministero della Salute o attraverso incontri nelle scuole. Ma dove non arrivano le istituzioni, arrivano i social: sono sempre di più le donne che raccontano le loro storie e le loro scelte su queste piattaforme, come ha fatto di recente l'icona dei democrtatici statunitensi Alexandria Ocasio-Cortez, che ha raccontato la sua scelta aiutando, forse inconsapevolmente, a informare su questa possibilità.
La situazione italiana
Dal 2017, come scrive la Repubblica, sono aumentate del 545% le giovani donne che hanno deciso di congelare gli ovociti per avere la possibilità di scegliere quando diventare madri, passando da 117 a 1155. E, anche grazie ai social, il balzo più grande è stato fatto di recente, quando in un anno 353 ragazze hanno deciso di rivolgersi ai centri di procreazione assistita, passando dalle 802 del 2023 alle 1155 del 2024. Bisogna precisare, però, che non esiste un registro ufficiale sulla conservazione degli ovociti: i dati sono basati dalle segnalazioni volontarie dell'Istituto superiore di sanità, visto che non è obbligatorio indicare chi e quante persone optano per questa pratica.
Il boom in Spagna e Francia
Numeri che, sebbene in crescita, sono comunque nettamente inferiori a quelli di altri Paesi europei (anche a causa del costo elevato che bisogna sostenere in Italia): in Spagna, ad esempio, circa 10mila giovani l'anno decidono, con l'aiuto dello Stato, di crioconservare i loro ovociti. Anche le francesi sono spinte dalla République a ricorrere a questa pratica, grazie a una legge del 2021 che ha reso totalmente gratuita la procedura per tutte le ragazze con un'età compresa tra i 29 e i 37 anni: le crioconservazioni sono diventate 14mila, ma oltre 60mila donne hanno chiesto consulenze sulla loro fertilità.
