Maurizio Merluzzo a Tgcom24: "Dal Web a teatro, sono un 'nerd da tutta la vita' che ce l'ha fatta"
Ha dato la voce a centinaia di personaggi e prestato il suo corpo al wrestling, senza disdegnare nemmeno un'esperienza nei panni di drag queen. A 40 anni ha ancora voglia di sfide (ma non chiedetegli di nuotare...)
di Manuel Santangelo© Ufficio stampa
Canto perché non so nuotare... da 40 anni. Così si intitolava lo spettacolo teatrale con cui Massimo Ranieri celebrò qualche anno fa la sua invidiabile carriera. Maurizio Merluzzo ha appena scavallato la boa dei quaranta e potrebbe legittimamente parafrasare quel titolo trasformandolo in "Faccio quasi qualunque cosa… anche perché non so nuotare". Una contraddizione in termini, forse, per uno che porta il nome di un pesce nel cognome e che, soprattutto, ha sempre navigato nel mare del Web surfando spesso e volentieri controcorrente. La sua fame di sfide (da consumare preferibilmente "cotte e frullate") l'ha portato negli anni a uscire sempre più dal placido stagno di YouTube per lanciarsi nell'oceano aperto delle novità. E così, dopo aver conquistato le sale di doppiaggio e persino i ring del wrestling, il nostro si è chiesto: "…E Se Facessi Uno Spettacolo!?". Un'idea che lo ha portato a conquistare i teatri con uno show che aveva proprio quel titolo. Esperienza da cui è scaturita poi una tournée di successo chiamata (che ve lo diciamo a fare) "E se facessi un tour!?". Un successo che ci ha portato a voler indagare i segreti di una tale iperattività, chiedendo a Maurizio... "E se facessi un'intervista?". Una proposta cui il nostro non ha resistito e di cui, forse, alla fine non si è nemmeno troppo pentito.
Una delle citazioni più abusate del cinema degli ultimi vent'anni è sicuramente quella di Jep Gambardella, il personaggio interpretato ne "La grande bellezza" da Toni Servillo, che a un certo punto del film dice: "La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare". Tu, a quarant'anni appena compiuti, hai già fatto tantissime cose diverse. Ma, se dovessimo trovare un trait d'union tra tutte le tue varie esperienze, potremmo dire che alla fine hai fatto sempre in sostanza quello che ti andava di fare. È davvero così o è solo quello che si percepisce da fuori?
No, è esattamente così. La verità è che convivo con l'ansia di avere una vita sola e questa è una cosa che un po' mi spaventa. So che il ciclo dell'esistenza è breve e provo a contenere nel tempo che mi è concesso quante più vite possibili. A volte ho provato addirittura a vivere diverse esistenze in parallelo ed è finita che sono andato in paranoia. Ma non potevo farne a meno. Perché le cose che faccio sono sempre genuinamente quelle che voglio fare. Tanto è vero che ho detto di no nel tempo a tante altre proposte che non sentivo nelle mie corde. E le ho rifiutate non perché non abbia il tempo per occuparmene, quanto piuttosto per una scelta precisa: tutto quello che mi vedete fare nasce sempre proprio in prima battuta da un mio desiderio personale.
Ti definisci "doppiatore e nerd da tutta la vita". Fino a che punto il tuo essere appassionato di cultura pop a tutto tondo è stato importante per farti diventare quello che sei oggi?
Tantissimo in realtà. Quella definizione che uso per presentarmi all'inizio di molti dei miei video su YouTube non è solo un claim. Io "nerd da tutta la vita" lo sono per davvero. Ho iniziato a guardare i cartoni animati che ero veramente un bambino e già allora riconoscevo le voci dei personaggi, intuendo chi potesse doppiarli. Possiamo dire che in fondo anche il mio desiderio di fare il doppiatore nasca da un piccolo "desiderio nerd", no? Io da piccolo, a chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande rispondevo infatti sempre "Da grande voglio fare la voce dei cartoni animati". Un sogno che poi, attraverso lo studio del teatro e della recitazione, si è trasformato in qualcosa di molto più grande. Al punto che oggi nel mio curriculum di doppiatore non c'è solo tanta animazione, anzi. Posso dire che alla fine ho prestato la mia voce davvero a qualunque cosa, dai film fino alle serie TV.
Ho trovato poi un'ulteriore valvola di sfogo per tutta la mia passione nerd nel web, dove ormai si identifica quel corpus di interessi sotto il termine ombrello di "cultura pop". Un mondo che mi affascina in tante delle sue forme, dai fumetti al cinema passando per il wrestling. Chiaro, si parla di cose che interessano ancora in primis ai ragazzi ma, rispetto al passato, il pubblico si sta allargando: oggi è in crescita anche la fascia degli ex ragazzi, diciamo così.
Dai personaggi interpretati e doppiati fino a Capitan Fintus, il tuo alter ego nel wrestling, senza dimenticare la tua esperienza come drag queen... Quanto è liberatorio per te poterti nascondere dietro una maschera o un'altra identità?
Sai, ogni esperienza ha le sue specificità e ti regala qualcosa di diverso alla fine. Quando doppio, per esempio, si viene a creare una sorta di sinergia, di assimilazione reciproca col personaggio: prendo qualcosa da lui e in cambio gli lascio qualcosa di me. Un qualcosa che non succede quando salgo sul ring come lottatore di wrestling però. Questo perché in quest’ultimo contesto porto me stesso all'ennesima potenza, esasperando molte delle mie caratteristiche sia fisiche che espressive. Ho tante maschere ma sono tutte diverse. Come insegnava Pirandello ne possediamo tutti d’altra parte almeno centomila, anche se rimane un privilegio per pochi il riuscire a sfruttarne tante. Non è tanto il doverle o poterle portare... È il saperle indossare, secondo me, che fa la differenza.
È vero che ai tuoi inizi, per allenarti col labiale, ti divertivi a doppiare le coppiette che incontravi per strada a Milano? Ogni tanto lo fai ancora?
È vero, è una cosa che racconto anche nel mio spettacolo. Oggi mi capita di farlo quando magari sono in compagnia di qualche amico e mi va di farli divertire. Magari mi capita di vedere una coppia da lontano o due amici che discutono tra loro e mi ritrovo a immaginare la situazione, cosa si stiano dicendo. Poi adesso ho dei nipotini e capita che per farli ridere io ripeschi quel vecchio gioco e, di solito, devo dire che funziona.
Quanto c’è ancora in te del ragazzo che divenne famoso sul web con il format "Cotto e frullato", in cui appunto frullavi (e soprattutto bevevi) praticamente qualsiasi cosa fosse commestibile? Ti è rimasto solo un po' di reflusso o anche qualcosa in più?
Il reflusso e l'acidità ormai mi hanno trasformato! Scherzi a parte, di me c'è ancora tanto in quei video. D'altronde quella fase della mia vita coincide con il momento in cui ho deciso per la prima volta di mostrarmi davanti a una videocamera, marcando una sorta di svolta nella mia vita. In quel periodo poi si è creata la base che mi ha permesso, qualche tempo dopo, di costruire tutto ciò che ho realizzato in questi ultimi anni. Pensa anche solo alla realtà che abbiamo fondato, la The Best Blend. Siamo partiti un po' per gioco con Cotto e frullato e poi, nel 2015, abbiamo creato la nostra società. Il sogno di due ragazzi che stavano in cucina con la telecamera e il microfono si è trasformato in un progetto strutturato, che vive e prospera anche grazie ai sedici ragazzi che lavorano con noi. Tutto ciò è meraviglioso e non sarebbe stato possibile se non ci fossero stati quei video a rappresentare un punto di partenza.
Come scegli le persone da invitare in "Scuola di voce", il tuo format di interviste su Youtube? E non ti senti in colpa a rubarmi il lavoro facendo un po' il giornalista?
Prima di tutto c'è da dire che io scelgo principalmente persone di cui sono fan: soggetti che mi affascinano, che seguo su internet, di cui mi piace per esempio la musica che producono o i film in cui recitano. Devo essere interessato, sentire una sincera curiosità per quello che gli chiedo. Va detto comunque che non rischi di restare disoccupato a causa mia. Le mie interviste sono infatti assai poco convenzionali. Gioco molto con l'ospite e con il pubblico se c'è: ricorda un po' il segmento di uno di quei late show americani, tipo quello di Jimmy Fallon. Non cerco di fare la domanda introspettiva. Mi interessa molto di più proporre un contenuto che sia leggero e d'impatto. Anche se questo non esclude che molte volte, in mezzo ai giochi, al divertimento e allo svago, non ci sia spazio anche per un momento più profondo.
Hai fatto tante cose ma, come hai accennato prima, hai anche detto qualche no...
Certo, e non me ne pento. Per esempio ho rifiutato più volte, diversi anni fa, dei reality in televisione.
Eppure hai il fisico per affrontare anche quelli più estremi
Infatti quello era il motivo per cui era possibile pensarci. Ma non è il mio mondo. Non è un contesto in cui mi sentirei a mio agio.
Nel team di The Best Blend, e in generale in tutti i contenuti che porti sul web, hai coinvolto tante persone con cui sei legato da un rapporto che non è solamente professionale. Non è raro per esempio vedere nei tuoi video su YouTube apparire anche la tua compagna Ambra, che possiamo considerare in tutto e per tutto la tua "partner in crime". Quanto è importante per te mantenere questa atmosfera familiare anche all'interno del contesto lavorativo?
Molto! Mi sento davvero fortunato. Come hai detto anche tu, tante persone a cui voglio bene sono anche dei professionisti nel loro campo e spesso e volentieri hanno la capacità di stare sia davanti che dietro la telecamera. Soprattutto all'inizio siamo andati avanti anche perché ci spalleggiavamo e non ci facevamo problemi a fare tutto ciò che serviva. Ai tempi di Cotto e frullato io stesso, che ero un po' il frontman di tutto il progetto, quando non ero inquadrato tenevo il microfono o gestivo le luci. Ero parte della troupe e la troupe a sua volta era parte del contenuto e poi del film Cotto & frullato Z - The Crystal Gear, che facemmo nel 2017 autoproducendoci con un crowdfunding. È stato sempre quello lo spirito di tutte le nostre avventure.
Ho sinceramente paura a farti la classica domanda sui tuoi prossimi progetti perché, conoscendoti un po', so che potrebbe venire fuori di tutto. Dimmi allora piuttosto la cosa più strana che non hai ancora fatto e quella che ti piacerebbe di più fare. Dubito che tra i tuoi prossimi programmi ci sia fare una bella nuotata nell'oceano, però...
E invece ti sorprenderò! Il più strano dei miei sogni è anche il più banale: io non so andare in bicicletta e non so nuotare, due cose che ora vorrei realmente imparare a fare. Ma permane in me un minimo di indecisione: magari dovrei rinunciare a prescindere, anche solo per ricordare a me stesso che ci sono alcune cose che non so fare, che resto un essere umano fallibile. Sarebbe un bel messaggio anche per il mio pubblico, un modo per dirgli: "Ok, magari io avrò tanti talenti che mi invidiate ma sappiate che io non so fare delle cose semplici che per voi sono scontate". Anche se la tentazione di imparare tutto, di "platinarmi" per usare un termine del gergo videoludico, è ugualmente forte e mi spinge a voler imparare tutto ciò che mi manca.
Devi imparare a nuotare, anche solo staresti benissimo in un eventuale remake italiano di Baywatch...
Sarebbe divertente effettivamente! Anche se in questo caso sarei più io quello da salvare tra le onde.
Prenditi dei rischi! Tanto se va male abbiamo scoperto che hai un tesoretto formato da giocattoli vintage piuttosto preziosi...
Sì, non troppo tempo fa ho fatto un video in cui mostravo alcune parti della mia collezione, formata sia da pezzi vintage che da qualche aggiunta più recente. E ho scoperto di avere un piccolo patrimonio potenziale nascosto in garage e non solo.
È bello tu nutra ancora il tuo "bambino interiore", anche adesso che sei appena entrato negli "anta". I Pokémon arrivati al livello 40 di solito si evolvevano. Speri di poter fare lo stesso?
Assolutamente sì. Mi piace pensare che questo traguardo dei quarant'anni possa regalarmi proprio una nuova evoluzione. A livello 40 c'è una nuova trasformazione, nuovi progetti. Finalmente sto lavorando a diversi progetti che mi vedono impegnato in veste di attore. In fondo, alla base del doppiaggio c'è sempre la recitazione e io ho comunque una formazione attoriale. Mi piacerebbe enfatizzarla ancora di più nel prossimo futuro. In fondo equivalerebbe un po' a unire i puntini, a mettere insieme i tanti percorsi che ho iniziato in parallelo negli ultimi anni: ho fatto il doppiatore, l'interprete, il creator sul Web... con lo spettacolo in teatro mi sono proposto anche come performer in carne e ossa. Mi sento pronto, scollinati i quarant'anni, a guardare con maggiore interesse al cinema. Mi piacerebbe molto, anche perché oltretutto mi sono sempre trovato molto bene sui set e continuo a restare affascinato da tutto quel mondo, che sognavamo un po' tutti anche da bambini, in fondo. Punto verso quella direzione, insomma. Vediamo come va.
Hai un genere in cui ti piacerebbe cimentarti? In un lontano passato hai fatto diversi provini, anche per dei ruoli all'interno di un certo tipo di commedie molto in voga a inizio millennio. Ma hai qualcosa che davvero desideri fare? Io per esempio ti vedrei bene in un action muscolare sulla falsariga di quelli che venivano prodotti a iosa negli anni Ottanta. In fondo quanto manca un action "all'italiana"?
Manca molto. Diciamo che è una strada che non si è battuta molto nel nostro Paese. A me piacerebbe effettivamente poter recitare in una pellicola del genere. Il mio sogno nello specifico sarebbe però un "buddy movie", uno di quegli action in cui due personaggi molto diversi alla fine finiscono per fare squadra. Qualcosa tipo Tango & Cash, se te lo ricordi. Ma quanto sarebbe fico un buddy movie all'italiana?
