No agli attori cani, sì ai cani attori. Come Hollywood si è trasformata in "Dogville"
Can che abbaia... non sempre recita male. Lo ha imparato anche la settima arte, che celebra i migliori amici dell'uomo come mai prima, tra horror ad "altezza cane" e "Palm Dog"
di Manuel Santangelo© Getty
L'ultima opera del prolifico maestro Ridley Scott è un proto-western post apocalittico dal titolo a suo modo profetico: The Dog Stars. A rubare la scena è infatti il cane del protagonista. Un animale capace, da vero divo, di restare nella mente dello spettatore nonostante scompaia dopo appena una mezz’oretta di film. Il buon Jasper fa in buona sostanza la "mossa Janet Leigh" in Psycho: muore ammazzato in scena dopo pochissimo screen time ma, nonostante questo, non viene totalmente eclissato nemmeno da due degli attori più in rampa di lancio (ed esteticamente belli) degli ultimi anni: Jacob Elordi e Margaret Qualley. Un exploit che tuttavia appare tutt'altro che estemporaneo. Per citare uno dei lavori più fortunati di Wes Anderson si può ormai dire che Hollywood stia diventando davvero "L'isola dei cani".
Quel pomeriggio di un'estate da cani
Un isolotto piuttosto felice, almeno a giudicare dalle indicazioni che ci arrivano da questa stagione cinematografica. Il quadrupede Argo nell'Odissea di Christopher Nolan è tutto meno che una semplice mascotte acchiappa-pubblico, certificando con il suo ultimo scodinzolio l'effettivo ritorno dell'atteso padrone. Ma il miglior amico dell'uomo spicca anche quando la pellicola non pare valorizzarlo, si veda per esempio Crypto, il cane che con il suo rapimento innesca la trama di Supergirl. Il cinefumetto estivo targato DC Comics è stato assai bistrattato da pubblico e critica che, tra i tanti problemi, ha riconosciuto pure il poco spazio in scena dato al super animale domestico. Qualcuno si è spinto addirittura a ipotizzare che in molti abbiano rinunciato alla sala appena saputo che il peloso amico dei kryptoniani non avrebbe avuto la stessa rilevanza rivestita in Superman (non a caso accolto con ben più entusiasmo). Forse è un'esagerazione spingersi fino a credere davvero qualcosa di simile ma ormai almeno una certezza ce l'abbiamo: gli spettatori guardano con sempre più favore ai cani al cinema. Meglio i cani attori che gli attori cani, d'altra parte.
Il cane ti ammazza il film (se il film ammazza lui)
Il potere del cane, si intitolava la pellicola che fruttò un Oscar alla regista Jane Campion nel 2021. Un ascendente sempre più in crescita se consideriamo che in questi mesi abbiamo visto persino Good Boy, un horror visto tutto dal punto di vista del fedele compagno di una coppia finita a vivere nella più classica delle case infestate. In fondo viviamo in un periodo storico in cui conta migliaia di accessi giornalieri DoesTheDogDie.com, un sito che fa esattamente quello che promette: dirti se il protagonista cinofilo del film o della serie che stai guardando alla fine muore o no. Non solo, al modico prezzo di cinque dollari l'anno (o di cinquanta per l'abbonamento annuale) è possibile addirittura sapere in che esatto momento accade sullo schermo il triste avvenimento luttuoso, di modo da poter mandare avanti o chiudere gli occhi esattamente al momento giusto.
Cane mangia cane
Oggi sono lontani i tempi in cui, nei vecchi film di Tarzan, si potevano uccidere senza problemi dei rinoceronti o si potevano azzoppare impunemente cento cavalli (come accadeva in Ben Hur). Lo sfruttamento degli animali è più che mai mal tollerato nell'industria del cinema, soprattutto a Hollywood, dove alcune maestranze finiscono per essere meno considerate di alcune specie non umane. Non si arriva ai livelli di Una lucertola dalla pelle di donna, il film che nel 1971 costrinse il povero regista Lucio Fulci a presentarsi in tribunale con i cani finti progettati da Carlo Rambaldi per dimostrare che gli esemplari vivisezionati nella pellicola non erano stati davvero uccisi.
Tuttavia è certo che un cane maltrattato nel 2026 porterebbe a levate di scudi impensabili anche solo mezzo secolo fa, quando la sensibilità era (purtroppo) diversa. Per informazioni chiedere al regista scandinavo Lasse Hallström, uno specialista di film sui cani da La mia vita a quattro zampe del 1985 a Hachiko del 2009. Persino lui finì nel tritacarne di internet, quando si scoprirono dei video in cui gli istruttori "forzavano energicamente" gli animali a fare quanto detto nella sceneggiatura in Qua la zampa! del 2017. Il blacklash in quel caso fu tale da spingere la casa di produzione ad annullare la prima del film a Los Angeles pur di non attirarsi ulteriori critiche.
Amores perros
I cani sono al centro di tantissimi capolavori del cinema. A volte fanno addirittura da trait d'union tra diversi episodi, come nel capolavoro messicano Amores Perros di Alejandro González Iñárritu. E, per quanto si sia accettato ormai che un cane non possa "recitare" esattamente come un essere umano, restiamo sempre affascinati da un quadrupede ben addestrato sullo schermo. Prova ne è che, a distanza di un decennio, del pluripremiato The Artist la maggioranza delle persone si ricordi il dolcissimo Jack Russell Terrier vincitore dell'ambita Palm Dog.
Sì perché a Cannes hanno istituito ormai dal 2001 un premio canino, quantomeno per evitare che si ripetessero casi come quelli di Rin Tin Tin. L'iconico pastore tedesco conquistò infatti in tempi non sospetti il pubblico del cinema muto, al punto da sfiorare (si dice) l'Oscar per il miglior attore. La leggenda vuole che agli albori del premio nel 1929 fu proprio lui a ricevere il maggior numero di voti, salvo poi venire defraudato della sudata statuetta dall'Academy. I giurati avrebbero infatti preferito non assegnargli il riconoscimento per non compromettere la serietà della cerimonia. Una decisione su cui nel 2012 ancora infuriavano le polemiche, con la scrittrice americana Susan Orlean impegnata a richiedere la vittoria "sul campo" del suo eroe. Va detto che lo stesso Rin Tin Tin se ne fece in fretta una ragione, dando il via a una vera e propria dinastia di Hollywood con tanti figli impegnati a cimentarsi nel ruolo del padre.
Giustizia per Rin Tin Tin
Anni e anni a conquistare il cuore del pubblico non bastarono tuttavia alla stirpe canina più longeva del cinema per avere la soddisfazione di essere celebrata quanto Moses, il cane cui bastò una rapida apparizione in Dogville di Lars Von Trier per incantare la critica e portarsi a casa la meritata Palm Dog del 2003 (e si spera un po' di croccantini omaggio). Un pezzo di storia del cinema, in cui i confini tra umano e animale domestico si fecero davvero sottili, al punto da distruggere l'intera idea di messa in scena su cui si basa la settima arte (e forse le nostre intere esistenze).
