Goku torna a parlare italiano, Dragon Ball Daima arriva (per la prima volta doppiato) sulle reti Mediaset
Appuntamento da lunedì 14 settembre su Italia 2, per scoprire questa serie capace di espandere ancora di più un universo con cui almeno un paio di generazioni sono cresciute. Un mondo che, per fortuna, forse non siamo mai stati davvero pronti a lasciare
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Per anni è stato un rito collettivo. Si tornava da scuola e come prima cosa ci si sintonizzava su Italia Uno per scoprire come sarebbero continuate le avventure di Goku e compagni. Tutti i bambini nati a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila sono cresciuti a pane e Dragon Ball, anche quelli che forse oggi si vergognano ad ammettere di aver provato a replicare almeno una volta una "kamehameha" in spiaggia. Per questo il ritorno della serie nella sua ultima incarnazione (Dragon Ball Daima), per giunta doppiata in italiano e sempre sulle reti Mediaset, rappresenta per più di un'intera generazione un salto carpiato nel passato. Una madeleine proustiana che potrà essere assaporata ogni lunedì a partire dal 14 settembre, in seconda serata su Italia 2. Ogni appuntamento prevederà la messa in onda di due episodi consecutivi, in onda dalle 22. E, per chi non dovesse riuscire ad essere davanti alla tv per la prima messa in onda c'è sempre una valida alternativa: Mediaset Infinity, la piattaforma su cui è già disponibile in anteprima La cospirazione, puntata pilota di questa nuova incarnazione dell'epopea dei Sayan.
La lettera di addio di Toriyama
Dragon Ball torna con un cast di voci completamente rinnovato ma senza perdere la sua anima. Si tratta d'altra parte dell'ultimo progetto curato in vita dal compianto maestro Akira Toriyama, l'uomo che ha partorito tutta la saga delle sette sfere. Sette sfere che, purtroppo, non possono essere usate per riportarlo tra noi, che avremmo ancora voglia di vederlo occuparsi della sua creatura. Soprattutto dopo un testamento artistico del livello di Dragon Ball Daima.
Il vero seguito di Dragon Ball Z
Daima è quel seguito di Dragon Ball Z che i fan hanno chiesto per anni a gran voce, con buona pace degli ammiratori del semi-apocrifo Dragon Ball GT. Qui il filo con gli eventi di Z è strettissimo, come è forse inevitabile per una serie che riprende un anno dopo le vicende raccontate in quel segmento lunghissimo. I nostri eroi si trovano a cavallo tra la sconfitta di Majin Bu e gli scontri raccontati in Super, anche se sarebbe sbagliato credere che nulla del bistrattato GT sia stato salvato: Daima per esempio riprende l'intuizione di far tornare Goku bambino, regalando la stessa sorte anche a diversi personaggi come Junior (per una volta davvero "piccolo", di nome e di fatto). Una scelta interessante, che non va tuttavia letta come la voglia di costruire un prodotto pensato per un audience più giovane, anzi. Daima è un'opera adulta e compiuta, che in venti episodi completa il suo arco narrativo meglio anche di Super (il cui anime è terminato in maniera sorprendente, senza il vero finale catartico che ci si sarebbe aspettati).
Una serie che amplia ancora di più il discorso
Stavolta Toriyama forse doveva aver avuto la sensazione che Daima potesse essere il suo testamento spirituale, al punto da dedicarcisi anima e corpo. La mitologia di Dragon Ball è qui esplorata con passione dal suo autore, tra personaggi inediti in grado di affascinare nuovo pubblico e approfondimenti su quell'universo sconfinato che il pubblico chiedeva da tempo, si pensi in questo senso allo spazio dedicato al mondo namecciano per esempio. Informazioni aggiuntive che permettono di rileggere in una luce nuova anche le vecchie avventure, invogliando a un rewatch di tutto lo scibile di questo universo. Un viaggio nei ricordi da imboccare con la stessa verve con cui Goku attraversava il serpentone per tornare sulla Terra.
Tanta carne al fuoco
La nuova serie, sempre targata Toei, ripesca anche le sfere del drago. Un elemento cardine di questo universo (cui danno di fatto il nome) e che troppo spesso in passato erano diventate quasi un McGuffin, da far riapparire alla bisogna quando bisognava riportare in vita qualcuno. Ora finalmente scopriremo di più sulle origini delle sfere, che tornano assieme all'anima più scanzonata di questo shonen, dando soddisfazioni anche ai fan di Vegeta (finalmente capace di raggiungere il tricologicamente interessante stadio di Super Sayan di terzo livello). E pazienza se la continuità con quanto visto in passato a volte vada un po' a farsi benedire: è lo spirito del Sayan quello che conta e che sopravvive egregiamente in tutto questo viaggio, anche attraverso un comparto tecnico lontano dalle indecisioni del recente passato.
Tale verve artistica infatti è necessaria per reggere una serie che sul piano narrativo mette davvero tanta carne al fuoco, al punto da giocare anche con l'idea dei multiversi tanto in voga negli ultimi anni. A un certo punto ne conteremo ben dodici, autorizzando lo spettatore a chiedersi davveroa un certo punto "What's my destiny, Dragon Ball?", come se fossimo davvero ancora nel 2002. Una domanda cui non vediamo l'ora di avere risposta, consci che saremmo pronti a dare ancora una volta la nostra energia a Goku se quest'ultimo ce lo dovesse chiedere ancora attraverso lo schermo. D'altra parte questa volta Kakarot è pronto di nuovo a chiederci aiuto direttamente in italiano. Non possiamo fingere di non capire la sua richiesta.
