L'identikit dei laureandi di oggi: 2 su 3 lavorano durante gli studi e 6 su 10 fanno tirocini
Il rapporto AlmaLaurea sfata i vecchi cliché: gli studenti italiani si laureano in gran parte in corso e con voti tutto sommato alti. Ma soprattutto viaggiano, fanno stage in azienda e in parte si mantengono lavorando
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Dimenticate il vecchio mito dell'università spesso vissuta come un comodo "parcheggio", in attesa di capire cosa fare davvero da grandi. Perché se è vero che l'impatto con il mondo accademico produce una severa selezione iniziale, per chi resta e supera il periodo di ambientamento si apre una fase di impegno serrato e multi-livello.
Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea, che ha tracciato il profilo di quasi 335mila laureati del 2025, restituisce infatti l'identikit di una generazione tutt'altro che ferma a scaldare il banco. Come evidenzia un’approfondita analisi del report effettuata dal portale Skuola.net, i laureati di oggi sono giovani dinamici, che in massa portano a termine gli studi nei tempi previsti, ottenendo peraltro voti brillanti. E, nel frattempo, arricchiscono il curriculum lavorando, facendo pratica in azienda e viaggiando oltre confine per allargare la mente. Altro che fannulloni.
Laurearsi in corso (e con voti alti) non è un'eccezione - Il primo tabù a cadere è quello dello studente universitario destinato a finire "fuoricorso" o per indolenza o per ragioni strutturali legate alle difficoltà di navigazione nel mare accademico. I dati dimostrano, al contrario, che la regolarità negli studi è ormai quasi la norma: ben il 60,4% dei giovani conquista il titolo perfettamente in corso. Più nello specifico, il 62,7% per le lauree magistrali biennali e il 54,2% per le magistrali a ciclo unico.
Un risultato che testimonia una forte determinazione nel raggiungere l'obiettivo, confermata anche da un'età media alla laurea che si attesta sui 26,3 anni, poco oltre l’ipotetico rispetto dei tempi scanditi dal sistema 3+2 (triennale + magistrale biennale) o dai corsi quinquennali.
Questo perché la rapidità non va a discapito della qualità della preparazione. Anzi, sovente i risultati accademici sono di tutto rispetto: il voto medio di laurea a livello nazionale si attesta su un brillante 102,8 su 110. Segno che chi arriva fino in fondo lo fa mettendo in campo un impegno costante sui libri.
Il bagaglio pratico: l'aula non basta, vince il binomio studio-lavoro - L'aspetto forse più sorprendente del laureato di oggi è, però, la sua propensione a "sporcarsi le mani" ben prima di aver ottenuto il celebre pezzo di carta. L'università italiana sembra essere riuscita ad accorciare le distanze con il mondo delle imprese: il 60,9% dei laureati ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal proprio corso di studi.
Ma l'esperienza pratica non si ferma agli stage istituzionali. Il dato più dirompente riguarda l'attività lavorativa vera e propria: il 68,0% dei laureati arriva al traguardo avendo già maturato esperienze di lavoro durante gli studi.
Tra questi, c'è chi lo fa per "arrotondare" e pesare meno sul bilancio familiare - i cosiddetti studenti-lavoratori, che sono la maggior parte (il 56,7%) - e chi invece porta avanti una vera e propria doppia vita, rientrando nella categoria dei lavoratori-studenti a tempo pieno (sono l'11,3%), che invertono la prospettiva e provano a far conciliare la necessità di far quadrare il bilancio personale con la voglia di formarsi per migliorare. Un dinamismo che, anche qui, smentisce l'idea di giovani chiusi nella bolla dell’universitario perdigiorno e lontani dalle responsabilità.
Con la valigia in mano: la ripresa dei viaggi studio - A completare il curriculum di questa generazione decisamente attiva c'è, per chi se lo può permettere o riesce a vincere le borse di merito, pure la crescente propensione ad allargare i propri orizzonti geografici e culturali. Ad esempio, le esperienze di studio all'estero - come l'Erasmus (che privilegia i viaggi in Europa) o l'Overseas (a vocazione extra-UE) - hanno finalmente superato lo stallo causato dalla pandemia globale e, oggi, coinvolgono il 10,2% dei laureati.
Si tratta, peraltro, di esperienze preziosissime in prospettiva futura: viaggiare non significa solo frequentare aule diverse, ma anche mettersi alla prova in contesti internazionali e affinare competenze fondamentali. Non è un caso, infatti, che tra chi ha studiato all'estero durante l'università, la conoscenza della lingua inglese (scritta) a livello B2 o superiore sia in possesso di ben il 92,5% dei laureati, mentre tra chi resta in Italia la percentuale scende al 65,7%.
Le variabili - Tuttavia, leggendo tra le pieghe del rapporto AlmaLaurea, emergono alcune dinamiche silenziose che influenzano fortemente il percorso di questi ragazzi e le loro scelte, accelerandolo o rallentandolo.
Ci sono, infatti, dei grandi "scogli" invisibili con cui gli studenti devono fare i conti, a cominciare dal vero e proprio "costo" del lavoro in termini accademici. Darsi da fare è lodevole, ma chi sceglie di lavorare a tempo pieno accumula in media un ritardo del 27,6% nel conseguimento del titolo rispetto a chi non lavora. Molto più gestibile, invece, l'impatto dei lavoretti saltuari, dove il ritardo si ferma ad appena il 6,7%. Inoltre, chi si dedica unicamente ai libri ottiene un piccolo "premio" finale di circa 1,5 punti in più sul voto di laurea, rispetto a chi lavora a tempo pieno.
