Dopo la Maturità la scelta è (quasi) obbligata: 1 su 2 si iscrive all'università, ma in tanti (troppi) non arrivano alla laurea
Per la metà dei neodiplomati gli atenei rappresentano degli approdi quasi automatici, spesso in assenza di un vero orientamento. Un "riflesso" che coinvolge circa 3 liceali su 4. Ma un decimo delle matricole scappa al primo anno e solo il 50% consegue il titolo nei tempi previsti
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L'Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di giovani laureati: 31,6% tra i 25 e i 34 anni, rispetto a una media europea del 44%. Tuttavia, se tutte le matricole riuscissero a portare a casa l'intento iniziale, saremmo molto più vicini a questa meta. Lo dicono chiaramente le statistiche, ricordate dal portale Skuola.net: le università - telematiche incluse - contano quasi 2 milioni di immatricolati (più o meno giovani) e costantemente da anni un neodiplomato su 2 si dirige verso il "binario" che porta nelle aule di una facoltà. E i numeri diventano ancora più alti se lo studente in questione proviene da un liceo, laddove la quota di matricole è di circa 3 maturati su 4.
Peccato che questo "viaggio" spesso non venga vissuto in modo consapevole ma, piuttosto, come una tappa quasi obbligata. Un vero e proprio automatismo, spesso figlio di un orientamento scolastico inefficace, che spinge a iscriversi in un ateneo in assenza di una vocazione precisa o per la scarsa conoscenza di alternative formative valide (come, ad esempio, gli ITS Academy). Così, sebbene questa inerzia da un lato garantisca atenei affollati, dall'altro presenta presto un conto salatissimo, innescando il drammatico fenomeno degli abbandoni precoci e dei fuoricorso.
Una scelta "obbligatoria"? - A quantificare la portata di questo fenomeno sono i dati elaborati dall'Ufficio di Statistica del ministero dell'Istruzione e del Merito (Mim). I numeri - gli ultimi disponibili si riferiscono ai diplomati del 2023, ma il trend come detto è abbastanza stabile da anni - ci confermano, come segnala un’analisi del report fatta sempre da Skuola.net, che gli atenei attirano la metà dei giovani in uscita dal sistema scolastico: i dati analizzati, più nello specifico, ci dicono che il 51,4% dei diplomati si immatricola nell'anno accademico immediatamente successivo alla Maturità.
Tuttavia, l'idea dell'università come "tappa fissa" non è uguale per tutti, ma varia in modo abissale a seconda dell'indirizzo superiore frequentato, a dimostrazione di come la strada sia spesso tracciata, almeno nella mente, a monte. Nei licei, infatti, il passaggio scuola-università è un vero e proprio dogma, con il 73,8% dei diplomati che decide di tentare con gli studi accademici. Praticamente, tre quarti dei liceali non prendono in considerazione altro se non il trasloco da un’aula all’altra. Con un picco dell’87,4% per quanto riguarda il liceo Classico.
Negli istituti tecnici - scuole dalla vocazione pratica, quindi concepite per offrire anche un solido sbocco professionale immediato - il binario universitario, invece, cattura il 34,3% degli studenti. Con il dato medio che, dunque, si dimezza. Un fenomeno, quello del livello di approccio pratico agli studi come freno alle immatricolazioni, che si riscontra con ancora maggior evidenza negli istituti professionali, dove la vocazione al lavoro è il cuore del programma. Per questo, l'attrattiva accademica si riduce ai minimi termini: appena il 13,8% dei diplomati (poco più di 1 su 10) tenta la via dell'università.
A ogni diploma la sua facoltà - La carenza di una "bussola" per l'orientamento, inoltre, non si limita a spingere più ragazzi del dovuto verso gli atenei, ma indirizza in modo chirurgico anche le lauree scelte, portando i neodiplomati a pescare nel rassicurante bacino di ciò che hanno già studiato. A livello medio, il mercato delle matricole premia l'area Economica (14,7%), seguita da Ingegneria industriale e dell'informazione (13,8%), dall'area Scientifico-matematica (11,5%) e da quella Medico-Sanitaria e Farmaceutica (11,3%).
Ma, di nuovo, andando a "scavare" nei percorsi di provenienza, si scopre che c’è un legame forte tra l’indirizzo di diploma e il settore disciplinare selezionato per l’università. I liceali, in possesso di una preparazione teorica trasversale, si aprono a ventaglio. Al primo posto scelgono l'area Scientifica (13,1%), tallonata da un perfetto pareggio tra Ingegneria (12,5%) ed Economia (12,5%), con un elevato richiamo pure dell'area Medico-Sanitaria (12,3%). Trovano spazio anche le scienze Politico-Sociali (8,6%) e l'area Giuridica (8,1%).
I diplomati “tecnici”, invece, vedono la laurea più come un "upgrade" del loro diploma. Dominano, così, in modo schiacciante l'area Economica (22,7%) e quella di Ingegneria (18,2%), seguite dall'area Scientifica (8,7%) e dall'Informatica e ICT (7,2%). Mentre i diplomati dei “professionali”, o meglio quei pochi che si affidano all'università, lo fanno per inseguire carriere mirate, puntando prioritariamente sull'area Medico-Sanitaria e Farmaceutica (17,1%), spesso verso le ambite Professioni Sanitarie. Seguono l'area Economica (13,7%), l'Educazione e Formazione (13,2%) e le scienze Politico-Sociali (8,4%).
Il "bagno di realtà" e la piaga degli abbandoni - Cosa succede, però, quando una scelta fatta in gran parte per inerzia sociale si scontra con la durezza delle aule universitarie, con i tomi da preparare e con un metodo di studio che richiede totale autonomia? È proprio al termine delle prime sessioni d'esame che il "binario obbligato" rivela tutte le sue fragilità strutturali. I dati analitici di settore dipingono una realtà complessa: circa uno studente su dieci abbandona gli studi già durante o al termine del primo anno.
Questa "fuga", vissuta spesso come una cocente sconfitta personale, è in realtà il logico epilogo di immatricolazioni maturate al buio, figlie di false aspettative o di pressioni esterne.
E per chi stringe i denti e resta, la marcia è tutt'altro che regolare. Analizzando l'efficienza del sistema universitario italiano, si scopre che solo poco meno del 60% di chi arriva effettivamente alla meta riesce a laurearsi perfettamente "in corso". Questo significa che, allargando l'obiettivo all'intera platea dei giovani saliti sul treno dell'università all'indomani della Maturità (che include sia chi abbandona del tutto sia chi rimane impantanato nel fuoricorso per anni), appena il 50% circa riesce a stringere la pergamena nei tempi previsti.
