Maturità 2026, Andrea Arru a Tgcom24: "Studio, spero e prego | Peggio un'interrogazione che recitare"
L'attore e modello, classe 2007, racconta come sta affrontando gli ultimi giorni prima degli esami: "Mi spaventa tutto, sia scritti che orali. Non so cosa mi aspetta. Per il mio lavoro ho dovuto sacrificare tanto"
di Marta Di Donfrancesco© Ufficio stampa
Attore, modello e... studente. Andrea Arru, classe 2007, si sta preparando ad affrontare quella tappa "lontanissima, quasi inarrivabile" che è l'esame di maturità, tra libri, videocamere e red carpet. L'esame che chiude il percorso delle scuole superiori è cambiato nuovamente: si inizia il 18 giugno con la classica prova di Italiano; il giorno dopo tocca alla seconda prova scritta sulle materie di indirizzo; dalla settimana successiva cominciano i colloqui orali. Quale che sia la formula, questo ultimo test provoca sempre un po' di emozione, tra la paura per gli argomenti che potrebbero "uscire" alla consapevolezza che si tratta della tappa finale di un percorso che ha segnato la strada di tutta una vita, e che precede l'inizio di una nuova fase. Andrea Arru, noto al grande pubblico come Olmo ne I Cesaroni, ha svelato a Tgcom24 la sua "ricetta" per affrontare l'ansia in questo momento delicato: "Si studia, si spera e si prega".
Mancano pochi giorni all'inizio delle prove. Agitato?
Sono abbastanza spaventato, perché è una tappa che mi è sempre sembrata lontanissima, quasi inarrivabile. È da quando ero piccolino che sento parlare di maturità, ma mi sembrava una cosa che alla fine non sarei mai andato a fare. Invece quel momento sta arrivando. C'è un po' di ansia, però sto studiando: dovrebbe andare tutto bene.
Che tipo sei a scuola?
Sono un po', come definirmi... iperattivo. Non mi è mai piaciuto stare seduto al banco per tante ore, quindi qualche escamotage per alzarmi e fare due passi lo trovavo sempre. Diciamo non era proprio apprezzatissimo dai professori, ma quando ancora andavo in presenza a scuola mi ricordo che dovevo alzarmi almeno un paio di volte all'ora per sgranchire le gambe. Chiedevo spesso di andare in bagno, giusto per farmi un giretto. Comunque non sono mai andato male, ho avuto sempre una media abbastanza alta, però mi piaceva anche divertirmi, scherzare.
Prima hai detto: "Quando ancora andavo in presenza". Il lavoro ti ha portato ad affrontare diversamente il percorso scolastico?
È dalla prima superiore che alterno facendo, magari, metà dell'anno in presenza, finché poi non mi chiamano a fare qualche progetto e devo interrompere. L'ultimo anno scolastico che ho fatto andando in classe è stata la quarta: ho fatto metà anno, poi mi hanno richiamato per un progetto e non sono riuscito a finirlo. Tutto il quinto, invece, sono stato a casa, sempre per lavoro, collegandomi con i professori.
Hai avuto qualche difficoltà?
Sì, per forza. Però il mio lavoro mi ha portato a cambiare città - sono andato a vivere da solo a Roma mentre ero in terza - e a cambiare scuola - ho cambiato circa tre istituti nel corso delle superiori. Insomma, non è che mi interessasse più di tanto che fosse accettato il mio frequentare le lezioni a distanza. Mi interessava semplicemente fare il mio percorso, che è magari un po' più "guardato" rispetto a quelli degli altri perché è inusuale, cosa che capisco.
Il trasferimento, di città come di scuola, ha avuto un impatto su di te?
Non ho mai fatto quel percorso classico che fanno tutti gli studenti. Rimanendo in tema maturità, per esempio, ho saltato i cento giorni prima dell'esame. A tutte quelle cose, purtroppo, non ho partecipato e, forse, questo un po' mi dispiace perché sono tappe che uno dovrebbe fare, vorrebbe fare. Però fa parte del gioco.
Che ultimo anno è stato per te, questo quinto superiore, tra studio e lavoro?
È stato un anno movimentato per entrambi i mondi perché ho lavorato tanto, muovendomi un po' in tutte le parti d'Italia, ma sapendo che è l'ultimo anno scolastico e che c'è la maturità da affrontare, sapevo anche di dovermi concentrare sullo studio. È stato un anno pieno di difficoltà, perché a volte quando lavori tanto, sei lontano, hai altre cose da fare, ti viene un po' più difficile seguire bene il programma. Però non mi sono fatto mancare né l'uno né l'altro.
Qual è l'aspetto della tua vita che hai dovuto sacrificare di più per portare avanti sia studio che lavoro?
Il lavoro ti occupa del tempo che, se fosse libero, dedicheresti ad altro: alla famiglia come allo studio. Ho tolto molto tempo a entrambi, ma penso sia fondamentale riuscire a vivere in armonia anche con questa cosa: nonostante il mio sia un lavoro che ti fa viaggiare, ti fa stare lontano da casa, uno deve poi prendersi un momento per rientrare, stare con la propria famiglia. Per me questo è necessario per poter affrontare il lavoro e vivere in maniera più serena.
Cosa ti provoca più ansia? Un'interrogazione o quando si accende la videocamera?
Un'interrogazione, tutta la vita.
Qual è la prova della maturità che ti spaventa di più?
In realtà tutto. Essendo che in questi ultimi anni sono cambiate le prove finali, non so che cosa mi aspetterà, non so quanta preparazione serva. Quindi sia scritti che orali mi spaventano parecchio. Però, insomma, si studia, si spera e si prega.
Quanto credi di essere "maturato" in questi cinque anni? Rispetto all'Andrea del primo superiore, in cosa sei cambiato?
L'Andrea del primo liceo era un Andrea molto inconsapevole, anche giustamente vista l'età che aveva. Forse un po' ribelle, con tanta voglia - a volte - di scontrarsi con l'autorità, perché è l'età che te lo impone. Invece l'Andrea di quinto è un Andrea che intanto sa che dopo quest'anno la scuola è finita, non ci si rientra più. Anche con i professori c'è una connessione diversa perché, se prima li vedevo come l'autorità da dover affrontare, ora - avendo anche professori di pochi anni più grandi di me - li sento molto più vicini. C'è una comprensione diversa rispetto a quello che fanno.
C'è qualcuno, magari un docente, che ti ha trasmesso di più in questi anni?
Non avendo avuto un professore che mi abbia seguito dall'inizio alla fine, forse non c'è stata proprio la possibilità di concedergli questa cosa. Sono abbastanza malinconico sotto questo punto di vista perché mi sarebbe piaciuto avere delle figure più fisse e fare il percorso come è stato studiato per essere fatto. So che mi mancherà tanto e avrò il rimpianto di dover dire: "Cavolo, questa cosa è molto importante nella vita e io non me la sono vissuta come gli altri". Però non posso rimproverarmi nulla.
Che cosa pensi di fare dopo la maturità?
Forse mi prenderò un anno sabbatico dallo studio, ma ancora non lo so. Non penso che andrò a fare un'università: se farò qualche studio approfondito, sarà sempre legato al mio lavoro di attore.
Che consiglio daresti a chi cerca di intraprendere una carriera come la tua durante l'età scolare?
Stringete i denti se dovete fare molte più cose rispetto ai vostri compagni e non pensate che sia qualcosa di estremamente impossibile, perché non lo è. Secondo me, nel 2026, si riesce a seguire gli studi e magari avere una passione come quella della recitazione. Ovviamente è una cosa che toglie tempo ed energie, quindi bisogna fare dei sacrifici e considerare come normale l'idea di non riuscire a fare al meglio entrambe le cose. Però se vuoi, lo fai. E poi consiglio soprattutto di studiare, dedicarci tempo e non abbattersi se non si inizia subito a lavorare, perché è proprio la base del nostro lavoro. Bisogna, più di tutto, crederci.
