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Spread: perché spaventa i mercati

Spread: perché spaventa i mercati

Lo spread spaventa i mercati ma, soprattutto, i risparmiatori. Sono giorni di forte pressione per la Borsa Italiana, soffrono le banche ancora negative a Piazza Affari. Lo spread prosegue a ridosso dei 300 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,54%.

Cos’è lo spread?
In inglese “spread” significa “ampiezza”. Rappresenta il differenziale tra i rendimenti dei titoli di due Stati diversi. Di solito si prende a riferimento la Germania. Se un titolo di Stato tedesco rende l’1% e un analogo titolo di Stato rende il 3%, si dice che lo spread è del 2%, cioè la differenza tra i due valori. In altri termini, si può dire che lo spread è di 200 punti base, dove “100 punti” equivale a dire “1%”.

Perché è un problema se il differenziale sale? 
 Il problema sta nei nuovi prestiti che lo Stato deve continuare a chiedere che avranno interessi più alti. Un esempio pratico: 100 punti di maggiori interessi, se restano a lungo, nel giro di quattro anni costeranno allo Stato 8 miliardi. Se gli interessi salgono troppo, il costo per lo Stato rischia di diventare insostenibile. Di rimando, con lo spread alle stelle, le banche alzano i tassi per prestiti e mutui. E a rimetterci sono le imprese e le famiglie.

La Legge di Bilancio
Nella prossima manovra il rapporto deficit/Pil salirà al 2,4%. Nei prossimi due anni il percorso dovrebbe essere di riduzione, 2,1% nel 2019, 1,8% nel 2020. Questo comporta, oltre all’aumento dello spread, anche dei fattori di rischio, come sottolineato dalla recente analisi di mercato dedicata alla Legge di Bilancio 2019, a cura di Moneyfarm.

Principalmente tre: il debito pubblico italiano, tra i più alti dell’Eurozona, rischia di ampliarsi in maniera preoccupante; il Governo ha deciso di abbandonare la riduzione del deficit perseguita dai governi precedenti, facendo innervosire i mercati; a dicembre la Bce ridurrà l’acquisto di titoli di Stato.

Il rischio del rating
La manovra all’Europa non piace e l’Italia potrebbe essere declassata dalle agenzie di rating. A fine ottobre Standard & Poor’s ma anche Moody’s potrebbero rivedere il rating dell’Italia. Un eventuale declassamento provocherebbe una vendita massiccia di Btp da parte di quei fondi che possono detenere solo bond sopra una determinata soglia di rating. Un’altra fuga di capitali esteri, inevitabilmente, avrebbe ripercussioni ancora una volta sullo spread.

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