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Risparmi “parcheggiati” sul conto, il grosso sbaglio degli italiani

Il denaro lasciato “a dormire” in deposito non solo non è protetto, ma con il passare del tempo diminuisce a causa di diversi fattori: assieme a Moneyfarm vi spieghiamo il motivo, e vi diciamo quali sono le alternative

29 Set 2021 - 11:34

Complici le restrizioni e le incertezze sul futuro provocate dalla crisi innescata dalla pandemia, nell’ultimo anno e mezzo gli italiani hanno speso meno e accantonato più risparmi, che in larga parte sono stati “parcheggiati” sui conti correnti bancari in attesa di tempi migliori: a giugno 2021 questa liquidità era aumentata di circa 145 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.

Una strategia di immobilismo, questa, adottata sia quale risposta a un bisogno di sicurezza, sia per la forte avversione al rischio dettata nei risparmiatori italiani dalla paura e dalla scarsa cultura finanziaria.

Lasciare troppi risparmi a “dormire” su un conto corrente, però, non solo non è una soluzione ma è una strategia decisamente controproducente. E gli italiani che nel 2021 hanno ricominciato a investire, facendo lentamente diminuire la mole di denaro liquido in deposito, se ne sono accorti. Perché è una scelta sbagliata? Per diversi motivi: ecco quali sono, e quali invece sono le alternative possibili.

Le imposte

Anzitutto, chi ha troppi soldi sul conto corrente viene tassato: se la giacenza media è superiore ai 5mila euro, scatta infatti l’obbligo del pagamento dell’imposta di bollo (34,20 euro l’anno per le persone fisiche e 100 euro l’anno per i soggetti giuridici). Quindi se si “parcheggiano” più di 5mila euro sul conto, l’imposta erode già di suo i risparmi.

L’inflazione

In secondo luogo bisogna tener conto di un altro effetto erosivo sul capitale, quello esercitato dall’inflazione. Se infatti è vero che 10mila euro sono sempre 10mila euro, il loro valore reale cambia nel tempo perché l’inflazione fa aumentare i prezzi dei beni di consumo, e quindi se oggi con quel denaro si può, ad esempio, acquistare un’utilitaria, tra un anno gli stessi soldi non saranno più sufficienti perché il costo dell’auto sarà aumentato. Poniamo che quell’auto oggi costi esattamente 10mila euro, con l’inflazione al 2% il prossimo anno ne costerà infatti 10.200. E quindi, mantenendo i soldi depositati su un conto a interessi zero, il prossimo anno è come se avessimo “perso” 200 euro.

Gli interessi

E a proposito di interessi, bisogna considerare anche che i tassi sui conti, una volta piuttosto generosi, sono ormai da anni a zero o quasi, e ultimamente in alcuni casi (soprattutto in presenza di molta liquidità sul conto) sono addirittura diventati negativi: significa che chi deposita il proprio denaro in conto deve anche pagare la banca gli interessi che remunerino il “disturbo” di custodire il suo denaro.

Il rischio

Da ultimo, non bisogna dimenticare che il fondo interbancario (cioè quella garanzia che tutela i risparmiatori in caso di fallimento della banca) ha un limite di copertura di 100mila euro per depositante e per banca: se i risparmi di una vita lasciati sul conto sono di più e se la banca chiude, il massimo rimborso ottenibile è di 100mila euro.

Le alternative

Quali sono, allora, le alternative? Quello che, come si diceva, molti italiani hanno ripreso a fare nel 2021: tornare a investire. Un investimento oculato, infatti, non solo è in grado di proteggere il capitale “battendo” l’inflazione, ma anche di generare – soprattutto sul lungo periodo – rendimenti positivi.

Affidarsi agli esperti

Naturalmente, quando si sceglie di investire è necessaria cautela: i mercati sono sempre più complessi, e gli scenari dell’economia globale difficili da prevedere. Quindi è sempre bene diversificare i propri portafogli, e soprattutto affidarsi a consulenti preparati, affidabili e indipendenti. Come quelli di Moneyfarm, che grazie alla sua esperienza viene scelta da oltre 60mila investitori in tutta Europa e che, dopo aver analizzato obiettivi e profilo di rischio, è in grado di costruire portafogli di investimento su misura, assegnando a ogni cliente un consulente dedicato.

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