Speciale Guerra in Iran
l'arma più potente prima dell'atomica

Cos’è la Moab, la "madre di tutte le bombe" che gli Usa potrebbero usare contro l’Iran

Già impiegato in Afghanistan nel 2017, l’ordigno convenzionale produce una potente esplosione sopra il terreno

15 Ott 2026 - 15:00
 © Ansa

© Ansa

Le minacce di Donald Trump di tornare a colpire l’Iran potrebbero tradursi nell’impiego della Moab, la cosiddetta "madre di tutte le bombe". Secondo la Cnn, che cita funzionari statunitensi a conoscenza dei piani, l’esercito americano ha elaborato nuove opzioni d’attacco contro infrastrutture energetiche e siti nucleari iraniani, da attuare qualora il presidente ordinasse la ripresa delle operazioni prima o dopo le elezioni di midterm. Tra le armi considerate figura la GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast Bomb, nota con l'acronimo di Moab, uno dei più potenti ordigni convenzionali americani. Il suo primo utilizzo nel conflitto con Teheran segnerebbe una forte escalation, ma restano dubbi sulla capacità di distruggere gli impianti più profondi e di modificare gli equilibri della guerra.

Che cos’è la Moab?

È una bomba convenzionale statunitense, identificata dalla sigla GBU-43/B. Moab significa Massive Ordnance Air Blast, ma le stesse iniziali hanno favorito il soprannome inglese Mother of All Bombs, "madre di tutte le bombe". Sviluppata nel 2003, è stata concepita per produrre un’esplosione di grande potenza su un’area estesa.
 

È un’arma nucleare?

No. La sua forza distruttiva deriva da esplosivi convenzionali. Il soprannome richiama le dimensioni dell’effetto esplosivo e il suo impatto intimidatorio, ma non indica una reazione nucleare.

Come funziona?

La bomba, guidata tramite Gps, esplode sopra il terreno. In questo modo l’onda d’urto investe una superficie ampia. Il suo funzionamento è diverso da quello degli ordigni penetranti, progettati per attraversare gli strati che proteggono un bersaglio prima di detonare.

 

Può distruggere un sito nucleare sotterraneo?

È il principale punto interrogativo sul suo eventuale utilizzo in Iran. Un’esplosione molto potente in superficie può avere effetti diversi da quelli necessari per raggiungere strutture sepolte sotto grandi spessori di roccia e cemento. Le fonti interpellate dalla Cnn sollevano dubbi sulla capacità della Moab di distruggere installazioni a grande profondità.

Perché si parla di Pickaxe Mountain?

Secondo la ricostruzione della Cnn, i piani statunitensi comprenderebbero anche questo complesso sotterraneo iraniano. Washington e Israele ritengono che vi siano custoditi componenti legati al programma nucleare di Teheran. La protezione offerta dalla montagna rende però incerto il risultato di un eventuale attacco con la Moab.
 

È già stata utilizzata in guerra?

Sì. Il primo impiego operativo risale all’aprile 2017, durante la prima presidenza di Donald Trump. Gli Stati Uniti la usarono in Afghanistan contro un complesso di grotte e gallerie occupato dall’Isis. Un precedente che riguarda un bersaglio diverso da un impianto protetto in profondità.

Come viene trasportata?

Nell’attacco del 2017 fu impiegato un MC-130, una versione speciale dell’aereo da trasporto militare. Anche il velivolo necessario al lancio incide sulla fattibilità dell’operazione: deve poter raggiungere la zona prevista in condizioni sicurezza.

 

Quale sarebbe il significato di un attacco con quest’arma?

Accanto agli effetti materiali, avrebbe un forte valore dimostrativo. Le ricostruzioni riportate negli allegati prospettano l’ipotesi di un attacco che permetta alla Casa Bianca di rivendicare un successo militare prima di ridurre il proprio coinvolgimento. Si tratta di uno scenario attribuito alle fonti, il cui esito resta incerto. Un nuovo bombardamento potrebbe infatti provocare ritorsioni iraniane e allargare l’escalation regionale.

Ti potrebbe interessare

videovideo