Crans-Montana, l'uscita di sicurezza bloccata e la mappa del seminterrato
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È quanto emerge dagli esami sui corpi di Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini. I legali delle famiglie: "Indagare i Moretti per omicidio con dolo eventuale"
combo vittime italiane Crans-Montana © Tgcom24
Non hanno praticamente assunto bevande alcoliche. O comunque, qualora abbiano anche bevuto, lo hanno fatto in maniera decisamente scarsa. Le giovani vittime italiane che hanno perso la vita nel rogo di Crans-Montana, nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio scorsi, si sarebbero potute salvare. È quanto emerge dalle autopsie eseguite sui corpi di Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini. Come riportato da Il Messaggero, quando le fiamme hanno avvolto il disco-pub Le Constellation, il locale di Jacques e Jessica Moretti, i nostri connazionali erano lucidi e sarebbero potuti scappare, ma sono rimasti intrappolati perché l'uscita di sicurezza era chiusa.
I dati emersi dagli esami autoptici eseguiti sui corpi dei nostri giovani connazionali saranno consegnati al pubblico ministero Stefano Opilio, titolare del fascicolo aperto a Roma per accertare - parallelamente alla Svizzera - le cause, la dinamica e la responsabilità del rogo costato la vita a 41 persone e che ha provocato il ferimento di altre 115.
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Al momento, nella Capitale, i coniugi Moretti risultano indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposi. L'inchiesta, però, sarebbe destinata ad allagarsi. Ciò potrebbe accadere quando la procura di Sion, che procede nei confronti di 14 persone, invierà ai magistrati di piazzale Clodio gli atti dell'indagine. Come emerso dalle autopsie, le cause del decesso sono in quasi tutti i casi le ustioni e, soprattutto, l'inalazione di monossido di carbonio.
Su 41 decessi la procura di Sion aveva inizialmente disposto solo due accertamenti autoptici. Aveva poi dovuto procedere con esami successivi, chiedendo alle famiglie l'autorizzazione alla riesumazione dei corpi dei propri cari. Alcune richieste di sequestro dei corpi dei ragazzi erano arrivate mentre le salme erano nelle camere ardenti. Il giorno del rogo la Procura aveva, infatti, ordinato alla polizia giudiziaria di procedere con l'identificazione delle vittime, senza poi incaricare i medici legali di eseguire l'esame.
Tre giorni dopo la tragedia, i corpi erano stati consegnati alle famiglie e, dopo la protesta di alcuni avvocati, era stata disposta l'autopsia su due cadaveri, prima della sepoltura. Dal rogo erano già passati 12 giorni. In alcuni casi, nei certificati di morte delle vittime non era specificata la causa del decesso. Dato, quest'ultimo, centrale in un eventuale processo. Da questo quadro di esami mancati, o eseguiti in ritardo, deriva la decisione della procura di Roma di procedere in autonomia con gli accertamenti autoptici.
Nel frattempo, dopo l'ultimo interrogatorio di venerdì scorso, si è aggravata ulteriormente la posizione dei coniugi Moretti, i proprietari del Constellation. La nuova contestazione mossa nei confronti della coppia riguarda una fattura falsa relativa all'acquisto, avvenuto nel 2015, della schiuma fonoassorbente con cui era stato rivestito il soffitto del locale teatro del rogo. Si tratta della stessa schiuma che si è incendiata dopo essere stata sfiorata dalle candele scintillanti posizionate sopra le bottiglie di champagne portate ai tavoli dai camerieri. Secondo la Procura, il documento agli atti del fascicolo riporta alcune alterazioni ed errori macroscopici. Per l'accusa l'atto sarebbe stato falsificato.
Un altro dato di rilievo per gli inquirenti sono state le chat in cui Jessica Moretti dava indicazioni ai suoi dipendenti su come organizzare il corteo pirotecnico (che ha poi provocato il rogo): una cameriera sulle spalle di un collega intenta a portare le bottiglie con le candele scintillanti. Si tratta di un copione andato in scena molte volte all'interno del locale.
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In un passaggio Jessica scrive: "Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation". Messaggio quest'ultimo che, per chi indaga, dimostra che la donna fosse al corrente del fatto che il materiale utilizzato era altamente infiammabile. I magistrati le hanno anche chiesto conto dell'uscita di sicurezza chiusa che ha impedito alle vittime di fuggire. "Alcuni dipendenti che abitavano sopra il Constellation lasciavano aperta quella porta per accedere all'appartamento, causando le lamentele dei condomini", si è giustificata Jessica Moretti.
Gli avvocati delle famiglie delle vittime del rogo chiedono alla Procura di indagare i proprietari del locale per omicidio con dolo eventuale. Accusa che prevede una pena fino a 20 anni di carcere, invece dei tre previsti per il reato colposo. La tesi, anche alla luce delle chat emerse ultimamente, è che i coniugi Moretti fossero consapevoli del pericolo di incendio che l'accensione delle candele pirotecniche poteva provocare. Dopo l'interrogatorio dei due, infatti, gli avvocati hanno depositato una nuova richiesta alla Procura.
Fabrizio Ventimigli, legale della famiglia di Sofia Donadio - rimasta ferita nel rogo - ha detto: "Siamo certamente in linea con i colleghi, d'altra parte noi già nella nostra denuncia a Sion, a febbraio, avevamo chiesto di valutare la modifica dell'imputazione in omicidio volontario con dolo eventuale". L'avvocato sottolinea infatti che, per ipotizzare il reato più grave, sia sufficiente la presenza della schiuma non ignifuga, unita agli spettacoli pirotecnici e all'ostruzione delle uscite di sicurezza.